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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Certi tempi non tornano più…

10 Ott 2008 | Nessun Commento | 1.110 Visite
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quei tempi… Un tempo, un tempo di crisi e di caos sociale, di un’economia che aveva conosciuto la guerra e stava per conoscere la grande depressione, in quel tempo sorse un uomo forte che concentrò tutti i poteri nelle sue mani, unificò ogni idea politica in un’unica idea, mise a tacere i sindacati, coopto la magistratura nel suo disegno politico, ridusse drasticamente il potere d’acquisto delle classi operaie decuplicando il potere e la ricchezza dei padroni che lo sostenevano; chiuse i giornali e proibì la libera espressione delle opinioni. Disse che la storia lo esigeva, che si doveva pensare al bene del paese, costruire l’impero.
 Certo che i tempi sono cambiati, chi parla ormai di impero? Oggi c’è la democrazia e possiamo esprimere la nostra opinione, i sindacati ci sono, la magistratura, il potere d’acquisto, i partiti, i giornali… Tutto sommato però, sui giornali c’è da fare una piccola precisazione: ci sono, parlano più lingue ma alcuni, quelli più piccoli e indipendenti, stanno per chiudere: la legge sui finanziamenti pubblici ai giornali mieterà più di qualche vittima. Ma se poi vogliamo andare più in profondità, ci viene in mente che anche la magistratura non se la passa poi tanto bene.
 Certo non sono più quei tempi e per fortuna dalla tv arrivano tante e tali opinioni che ipotizzare un limite della libera espressione sembrerebbe semplicemente assurdo. Per non parlare poi delle nuove trasmissioni firmate Costanzo o dei buoni vecchi reality show: la vita vera, le vere aspirazioni degli italiani. Come si può parlare di censura, come si può parlare di bocche cucite da un regime quando tutti si raccontano, raccontano la propria esistenza, i propri infantilismi, la propria ira, le proprie aspirazioni e le proprie piccolezze, come si può parlare di… come si può parlare d’altro? Ecco, la verità, in fondo, non si può parlare d’altro… o almeno non per essere ascoltati, se non da piccoli pezzi di umanità, da un ridotto pubblico che guarda un certo tipo di tv, legge un certo tipo di giornali (quelli che stanno per chiudere) che frequenta i teatri (anche questi sempre di meno e sempre meno impegnati) e usa il cervello non solo per frapporre qualcosa tra un orecchio e l’altro. Parlare d’altro che non siano le nostre miserie o le speranze di un’adolescente al “ballo delle debuttanti” è divenuto un lusso o un obsoleta abitudine.
 Poi se riflettessimo un attimo sulla condizione dei lavoratori… Il potere d’acquisto è in effetti diminuito e i sindacati hanno perso gran parte della loro capacità d’azione, specie in quei posti dove domina il precariato e il lavoratore può solo accettare le condizioni imposte pena il mancato rinnovo del contratto. Ma allora, stiamo forse parlando di un ritorno al passato, a quel passato? Stiamo forse denunciando l’instaurazione di un nuovo regime?
 Ma no che non si tratta del ritorno di “quei tempi”! Se così fosse dovremmo trovarci al cospetto di un uomo solo e decisionista, capace di rendere nulla l’azione del parlamento (ad esempio con l’utilizzo continuo di decreti legge), di accentrare su di sé tutti i poteri (soprattutto il quarto) e che gonfi le tasche dei grandi industriali e finanzieri. Se poi pensando ai prossimi interventi di sostegno ai risparmi, in reazione alla crisi economica internazionale, ci venisse in mente che si tratti solo di azioni per salvare il culo agli amici speculatori, allora saremmo non solo in errore, ma anche un tantino maliziosi e forse troppo sospettosi. Insomma saremmo di quelli che fanno di tutto per mettere il bastone tra le ruote a chi ha solo un intento: il bene della nazione!

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