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“C’era una volta e c’è ancora”: il libro di Nicola Mascellaro a 25 anni dal rogo del Teatro Petruzzelli

25 Ott 2016 | Nessun Commento | 805 Visite
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nimLa città è in lutto… la città soffre. Le è stato strappato un pezzo di carne, è come se le fiamme le avessero sfigurato il volto, le avessero ridotto in fin di vita un padre, un fratello, un figlio. Come se, nella vecchia casa, fosse andato distrutto uno fra i pochi ambienti dei quali ancora andar fieri, ancora testimoni di una tradizione antica di intraprendenza e di lavoro, ma anche di passione musicale, di arte, di cultura… bisogna reagire furiosamente contro un’infamia che non può, non deve essere accettata.

Giuseppe Gorjux – da La Gazzetta del Mezzogiorno del 29 ottobre 1991

 

Una città in lutto che soffre. Con queste parole l’allora direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Giuseppe Gorjux descrisse l’efferato incendio del teatro simbolo della rinascita culturale ed economica di Bari. Domani notte saranno trascorsi 25 anni da quel 26 ottobre del 1991 che vide “calare il sipario” sul “primo” grande e maestoso Petruzzelli.

Una ferita che ancora brucia, anche se alcuni baresi hanno cercato invano di seppellirla, come si farebbe con il peggiore dei ricordi. Oggi la cupola è tornata a svettare splendidamente su Corso Cavour e il teatro ha ripreso la sua programmazione regolare, riassumendo il suo storico ruolo di tempio della musica barese. Eppure il Petruzzelli di ieri e di oggi continua a far parlare di sé, sospeso tra le vicende mai archiviate del suo glorioso e funereo passato e i nuovi raccapriccianti episodi che lo hanno visto protagonista delle pagine di cronaca.nim2

È nel solco del periodo tra la nascita del Politeama e la sua rinascita dalle ceneri come una fulgente fenice che si colloca C’era una volta e c’è ancora – Ovvero: nascita, vita, splendore, declino e rinascita del Teatro Petruzzelli, l’ultimo libro di Nicola Mascellaro edito da Di Marsico Libri. Con acume oggettivo e imparziale, l’ex responsabile dell’archivio fotografico e di documentazione della Gazzetta del Mezzogiorno riporta all’attenzione del lettore l’età d’oro e l’età di declino del grandioso teatro barese. Un lavoro certosino, quello che emerge dalle pagine di Mascellaro: una storia che si va ricostruendo tassello per tassello, dal suo “concepimento” nel 1877, passando attraverso la sua inaugurazione il 14 febbraio del 1903, il suo indomabile rogo nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991, l’annuncio ufficiale della sua ricostruzione il 22 novembre del 2002 sino alla sua rinascita sotto l’egida di San Nicola il 6 dicembre del 2009, quando viene dato il benvenuto alla nuova stagione lirica del teatro ricostruito.

Mascellaro “ricostrusice” a suo modo il Politeama, a partire proprio dalle sue fondamenta. E lo fa mettendo insieme le notizie riportate dei giornali dell’epoca che seguirono da vicino gli sviluppi di quella storia di luci ed ombre che ancora oggi il Petruzzelli continua a trascinarsi dietro. In primis, trovano spazio in C’era una volta e c’è ancora diversi estratti della Gazzetta del Mezzogiorno che, come scrive Mascellaro “era la voce delle iniziative e delle opere” del mirabile tempio della musica barese. Le pagine dell’autore riportano il lettore accanto a chi vide il Petruzzelli nascere dapprima come idea, poi come realtà. Pur nella loro obiettiva esposizione dei fatti lo coinvolgono con trasporto, guidandolo con passi nim3discreti ora accanto all’emozione provata nella posa della prima pietra e poi vicino alle lacrime di chi lo vide ardere.

Quella di Mascellaro è la storia, così come ci è stata raccontata attraverso i canali ufficiali. Una storia che lascia irrisolti i dubbi che ancora non hanno avuto una valida risposta, dando al lettore l’arduo compito di valutare i dati, perlomeno quelli emersi.

Più di carattere personale la prefazione affidata all’incisiva penna di Onofrio Pagone che propone un interessante accostamento tra il Petruzzelli di ieri e quello di oggi così come appare nell’immaginario e nel modo di sentire della cittadinanza presente rispetto a quella passata: “c’è da chiedersi – scrive Pagone – quale sarebbe la reazione della città oggi rispetto a un evento analogo. Ci sarebbe sicuramente la processione dei curiosi, ma vedremmo ancora le lacrime? Ci sarebbero sicuramente le imprecazioni e le recriminazioni e le rivendicazioni del pubblico ferito, ma si avrebbe ancora un gesto gentile e commosso come l’omaggio dei fiori?”.

Una risposta, Pagone, la da alla sua domanda. Noi, rileggendo con occhio critico le pagine di Mascellaro, preferiamo lasciare ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

 

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