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Carlo Moschetta ci racconta l’amore per la musica e per i nuovi talenti

12 Lug 2010 | Nessun Commento | 2.363 Visite
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carlo moschettaCarlo Moschetta e’ presentatore, insegnante di batteria all’Evelyn Grace Academy, Londra, oltre ad essere un esperto di ‘Artist development & Management’; sempre nella capitale inglese, co-dirige una nuova etichetta musicale la ‘Roman Roads Records‘. Carlo, originario di Roma presenta uno show radiofonico settimanale – The ATOMIC MOSQUITO Radio Show™ – avente come principale obbiettivo quello di introdurre, ad un vasto pubblico, i nuovi artisti emergenti di qualità provenienti da tutto il Mondo. Dario Skepisi, jazzista barese, e’ tra gli artisti che il presentatore ha introdo in uno dei suoi programmi radiofonici a Londra. Ha organizzato centinaia di “Live music shows” a Londra, oltre a numerosi spettacoli presso la BBC television Centre, Wood Lane, dove Carlo regolarmente organizza serate musicali dal titolo “Atomic Mosquito Live show”. Inutile dire che Carlo Moschetta e la sua piattaforma musicale Atomic Mosquito hanno guadagnato una grande reputazione negli anni per quanto riguarda la promozione di artisti di talento sconosciuti. Carlo Moschetta e’ membro dell’Accademia Apulia UK.

Cosa ha ispirato l’ ATOMIC MOSQUITO show e il suo programma radio?

Semplicemente per me, l’ispirazione deriva dall’amore per la buona musica e chi la crea.

Cosa cerca negli aspiranti musicisti?

Ciò che mi chiedo ogniqualvolta mi relaziono con loro e’: La musica mi trasmette immediatamente qualcosa? Ha un suono vero, genuino e convincente, oppure mi sembra sia stata fatta in fretta o comunque non con la dovuta arte, pazienza, amore e concentrazione? La gente si dimentica che a questo mondo una persona può essere la numero 1 solamente se e’ se stesso/a. L’imitazione benché parziale non e’ assolutamente la via da intraprendere soprattutto perché non porta da nessuna parte. Quando mi vengono presentate persone che hanno veramente impiegato del tempo a pensare profondamente prima di investire la loro vita nella musica – con tutte le difficoltà annesse – me ne accorgo all’istante. Rispetto le persone che lavorano duro, che sono umili e che, anche se a volte devono fare un pochino gli spavaldi sul palco, quella e’ solo la natura del Music Business. La cosa importante e fondamentale e’: mai dimenticare le proprie origini e chi si e’ perché l’unicità impregna la musica e tutto ciò con il quale essa viene a contatto.

Come seleziona i nuovi artisti?

In primis, devono avere del talento e lavorare sodo nel levigarlo e tirare fuori quello che hanno dentro. Poi, devono essere brave persone e piacevoli da lavorarci assieme; non posso assolutamente collaborare con persone che ti fanno perder del tempo prezioso a causa di indecisioni, o molto peggio, per la loro presunzione. Negli anni ho imparato la lezione, e oggi quando incontro persone presuntuose, tiro dritto.

C’e’ stato qualche artista che ha attirato particolarmente la sua attenzione?

Questa e’ una domanda da 1.000.000$! Conosco molti artisti che secondo me hanno molto talento, tra questi vi sono Dave Press, Tidor, Luke Simons, The Branco Heist. Loro, come molti altri, sono tutti molto promettenti nei loro differenti generi musicali. Sono sicuro che faranno successo. Sto anche collaborando con Maurizio – Mo – della HiPhonProductions e con un paio di giovani artisti che saranno prossimamente scritturati da un’etichetta musicale. Non posso dire i loro nomi ma ci sicuramente posso prevedere un futuro brillante per entrambi.

Crede che il suo programma radiofonico possa essere un’alternativa per coloro che hanno una brutta relazione col palcoscenico?

La sicurezza in se stessi e’ tutto. Se l’artista stesso non crede in se stesso, perché dovrebbe crederci qualcun altro!? Credere in se stessi e’ così fondamentale che non bisogna mai scordarlo. Normalmente la sicurezza in se stessi si acquisisce o comunque si rafforza con la pratica ed il lavoro che si consolidano nell’esperienza. La miglior cura per la paura del palcoscenico e’ il buttarsi a capofitto in ogni occasione e fare proprio quello che la paura vorrebbe impedirci di fare ricordando a se stessi di gustare a fondo l’esperienza come – si spera – faccia il pubblico. Bisogna ricordarsi che la vita e’ corta e tutto quello che si ha e’ l’esperienza presente e quindi forza e coraggio e avanti tutta! Se pero’ dopo averle provate tutte ci si accorge che non si può proprio mettere i piedi sul palco, forse si può sempre lasciare il segno componendo musica e testi per gli altri artisti.

Secondo Carlo Moschetta cos’e’ necessario affinché un brano funzioni?

Credo che il punto iniziale sia la voce, poi la musica ed in fine le parole. Puoi avere una canzone eccellente registrata veramente male su di un cellulare ma se e’ un buon pezzo funziona. Allo stesso modo potresti avere una registrazione impeccabile ma il pezzo magari e’ povero di sentimento e contenuti e non funziona. La canzone deve comunicare dei sentimenti e creare, come dicono in Inglese ‘The Vibe’ intorno a se.

Come si chiama la band che le piace di più in questo momento?

Oh mio Dio sono in trappola ora! Sinceramente non ho “una” band che mi possa dare tutto quello che voglio dalla musica. Una cosa e’ sicura: amo la musica che inspira, inclusa la musica Classica! Penso che mi potrei definire come un’amante della buona musica, di qualsiasi genere essa sia. Quando la musica e’ bella non c’e’ null’altro da aggiungere, la si ascolta solamente. No, non ti darò il nome di una band favorita, anche se sono tentato di menzionare Patrick Watson!

Pensa che nelle English Charts ci sia spazio per la musica italiana?

Certamente. Sicuramente e’ già successo in passato e non vedo perché non debba accadere di nuovo. Le cose buone e speciali impiegano del tempo ad arrivare ma quando finalmente arrivano rimangono anche per molto tempo. Ci racconta qualcosa del suo progetto legato al marchio “Indie”: L’idea di aprire un’etichetta musicale indipendente a Londra e’ stata nella mia testa per tanto tempo. Poi alla fine si e’ materializzata l’occasione quando ho cominciato a collaborare con un formidabile produttore e tecnico del suono, Maurizio Panella, che a Londra chiamano semplicemente Mo. Il modo in cui Mo registra catturando il suono che rimane così vivo mi sorprende ogni volta. Così un giorno, nello studio di registrazione gli ho semplicemente chiesto: Ti uniresti a me per aprire un’etichetta musicale indipendente? Maurizio mi ha risposto: si! Poi mentre si cercava il nome dell’etichetta, un grandissimo amico Inglese, Alan, ci suggerì Roman Roads Records perché sia io che Maurizio siamo di Roma, e poi ci piaceva l’idea del “tutte le strade portano a Roma”.

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