English Spanish German Russian Chinese Italiano
LSDmagazine
Il vostro pezzo mancante. Cultura, Stile, Vita, Attualità, Relax e non solo.
         Direttore responsabile: Michele Traversa
CaratteriMobili compie 2 anni, un bilancio ed il futuro della casa editrice pugliese. Ne parliamo con Arcangelo Licinio

5 Mar 2012 | 2 Commenti | 4.676 Visite
Di:
Print Friendly, PDF & Email

Arcangelo LicinioUna giovane casa editrice indipendente, Caratteri Mobili, nata nel 2010 grazie alla passione di quattro professionisti. Fra loro Arcangelo Licinio, Dottore di Ricerca in Filosofia Contemporanea e numerose pubblicazioni su Husserl, nonché una passione viscerale per la città di Berlino, sua seconda patria.
Noi di LSDmagazine lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare la sua storia…

Iniziamo da una domanda “di rito”. Quest’anno la casa editrice Caratteri Mobili compie due anni; puoi raccontarci come nasce quest’avventura e perché?

CaratteriMobili nasce come un progetto di politica culturale fondato su una determinata idea di libro. Per noi il libro è un oggetto di natura complessa. È unione, scindibile solo per astrazione, di forma (il suo aspetto sensibile) e contenuto: di qui l’idea di fare libri che fossero “belli” non solo per “quello che dicono”, ma anche per come si presentano allo sguardo e al tatto. Un libro, inoltre, è merce, e quindi espressione di rapporti sociali di produzione, ma anche “oggetto culturale”, capace di incarnare l’ideadi altrirapporti umani: di qui il nostro tentativo di non riprodurre, nei processi di produzione dei nostri libri, le logiche che regolano per lo più il mercato editoriale, fondate sull’estrema precarizzazione delle forme di lavoro e sulla non trasparenza con gli autori.
Quando io, Clara Patella, Grazia Turchiano ed Elena Manzari (cioè le persone che hanno fondato CaratteriMobili) ci siamo incontrati, non solo condividevamo questa idea generale del libro, al punto da farne il nostro progetto editoriale, ma ci siamo scoperti condividere, sebbene a partire da prospettive differenti, una stessa condizione materiale: se in quanto lettori amavamo quell’idea di libro, in quanto precari, della ricerca e dell’editoria, volevamo che essa si incarnasse in pratiche editoriali diverse. Ed è proprio su questa pratica che abbiamo incontrato Michele Colonna, Maria Rosaria Digregorio, Giuseppe Incampo, Nino Perrone e tutte le persone che curano l’aspetto grafico dei libri CaratteriMobili, e senza le quali non saremmo ciò che siamo, così come è “qui” che abbiamo incontrato i nostri autori e le nostre autrici. In questo senso ciascun libro CaratteriMobili è un progetto condiviso che nasce da rapporti umani fondati sulla trasparenza della dialogicità.

Parlando dei quattro fondatori, quale “dote” avete portato con voi dalle esperienze passate e come siete cambiati o maturati oggi grazie a questa esperienza?

Ciascun caratteremobile aveva da anni a che fare col mondo dell’editoria: io collaboro, per la scolastica filosofica, con la redazione Laterza, Grazia è redattrice per delle agenzie di servizi editoriali, Clara è una libraria indipendente, ed Elena lo è stata e ora lavora per una grande catena libraria. Questa “internità” ha rappresentato un bagaglio di esperienza professionale ma anche, come ti dicevo prima, il luogo dove è maturato il desiderio di un’editoria non fondata sul lavoro precario. In questi due anni abbiamo imparato cose che prima neanche avremmo immaginato, incontrato persone meravigliose, ma anche ci siamo scontrati e ci scontriamo con quelle logiche del mercato editoriale contro le quali abbiamo pensato il nostro progetto.

Quali sono le caratteristiche dei libri pubblicati da Caratteri Mobili, con quali criteri selezionate gli autori?

Un libro CaratteriMobili si caratterizza per la cura del contenuto e della forma (ovviamente nei limiti di ciò che ci è possibile). Scegliamo cosa pubblicare in base a ciò che riteniamo sia bello o giusto che sia pubblicato.

Arcangelo Licinio
E il vostro “lettore tipo”?

Questo proprio non lo so.

Secondo te, i libri e gli e-book possono convivere in quanto oggetti differenti. Non temi un “cannibalismo” come conseguenza delle nuove tecnologie?
Secondo me pensare che il libro su carta e l’ebook siano la stessa cosa, significa credere che un libro sia solo ciò che vi è scritto, il contenuto, e che quindi cambiando il supporto, dalla carta al digitale, l’identità dell’oggetto-libro non cambi. Questo modo di vedere le cose non mi convince perché, penso, trascura quanto il rapporto fra contenuto e forma dei libri sia qualcosa di molto più essenziale di quello esistente, per dirne una, nel caso della musica. Un rapporto originarioche si declina poiin relazione ai diversi modi della lettura. Faccio degli esempi: esistono dei “contenuti” come quelli enciclopedici, tecnici, manualistici che sono prodotti in origine per un determinato tipo di lettura (lo studio, la consultazione…) e per i quali il supporto digitale si dimostra più adeguato. Penso alla possibilità di cercare rapidamente una nozione, di costruire ipertesti e cose così. Altri contenuti, invece, come quelli narrativi ad esempio, chiamano una lettura per la quale la forma cartacea è ancora oggi la più adeguata, sebbene possano essere letti anche per funzioni di studio, consultazione, etc. e dunque trovare un supporto adeguato anche nel digitale.In altri ambiti, come quello musicale, che spesso viene usato come paradigma per profetizzare la scomparsa del libro su carta, il rapporto fra contenuto e forma è meno essenziale, forse anche perché il contenuto si declina, al di là del supporto che ne è portatore, su una materialità non tattile sin dall’inizio: la musica viene ascoltata, non toccata, né vista. Il libro, in quanto espressione di una cultura non orale, di scrittura, è originariamente legato alla tattilità e alla vista.

Due libri, quello che hai amato maggiormente, e il più odiato?
Totalità e infinito di Lévinas è un libro che non riesco a non rileggere periodicamente. La Fenomenologia dello spirito di Hegel è un libro che ho odiato: lo leggevo, rileggevo, sottolineavo, cancellavo, evidenziavo e non lo capivo. Alla fine non so quanto l’abbia capito, ora non lo odio più, ma forse lui odia me visto le condizioni in cui è ridotto.

Arcangelo LicinioE l’ultimo che hai letto?
Al di là di quelli letti per CaratteriMobili, l’ultimo libro che ho letto con estremo piacere è La luce prima di Emanuele Tonon.

Perché la Filosofia?
C’è un’annotazione privata di Edmund Husserl, filosofo che ho amato, in cui questi descrive la sua decisione di impegnarsi con la filosofia come qualcosa che nasce dalla necessità di giungere ad una solidità interiore, di raggiungere la chiarezza, pena l’impossibilità stessa di vivere. Ecco, per me la scelta della filosofia è meno drammatica ma identica nel senso. Io ho bisogno di chiedermi il perché delle esperienze che vivo, di trovarne un senso, di chiedere conto delle cose che accadono e che mi accadono, di dare ragione a ciò che vivo. La filosofia è una risposta a questo domandare.

Proviamo a scrivere l’introduzione di un manuale di ”Filosofia per negati”…
E poi lo pubblichiamo? Scherzi a parte ci sono delle bellissime pagine introduttive alla filosofia di Roberta De Monticelli, una fenomenologa italiana, che secondo me rispondono benealla tua domanda. C’è una parola, dice De Monticelli, che ci sale alle labbra sia quando siamo tormentati emotivamente, sia quando ci disponiamo alla calma della ricerca: “Perché?”. È una parola che esprime il desiderio di vederci chiaro, quella chiarezza di cui parlava anche Husserl nella nota di cui ti parlavo prima: chiediamo agli altri di rispondere delle loro azioni, chiediamo a chi parla – se parla sul serio e non per gioco – di rispondere delle sue affermazioni. Questo chiedere ragione, che presuppone la disposizione all’ascolto, è la prima cosa che un apprendista filosofo dovrebbe imparare a fare.

Puoi raccontarci la “tua” Berlino?
Ci sono appena tornato – qualche giorno fa abbiamo presentato un libro CaratteriMobili, l’inchiesta di Leonardo Palmisano Dopo di Lui. Cosa sarà dell’Italia dopo Silvio Berlusconi – e quindi sono poco lucido nel racconto, come tutte le volte che la lascio. Quello che posso raccontarti ora, al di là di qualunque tentativo di analisi su cosa rappresenti Berlino in quanto eccezione, sono le impressioni che mi porto ogni volta addosso: gli occhi asiatici e le pelli che non hanno mai visto il sole, il cielo bianco che contrasta l’oscurità nella quale Berlino vive d’inverno, le “r” del tedesco del Nord, l’attitudine meridionale nel cuore della Prussia, l’estraneità.

.

Lascia un commento

CASHBACK WORLD
il mondo visto di traversa
per vie traverse
Sinestesie Mediterranee
LSD webradio
Coming Soon

LSD television
Coming Soon

per vie traverse
Per Informazioni
E-Mail: info@lessonnumper1.it

Categorie