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Brahms e Berlioz nell’esecuzione di Rophé e Aimard con l’Orchestra del Petruzzelli

19 Mag 2013 | Nessun Commento | 4.306 Visite
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Brahms e Berlioz
A solo un giorno dal termine delle repliche del “Così fan tutte” che hanno visto il trionfo della soprano Anna Kasyan, rivivere la grazia del femminino mozartiano, il teatro Petruzzelli riprende la sua stagione Sinfonica con un appuntamento altrettanto degno di nota. Il maestro Pascal Rophé ha diretto l’Orchestra della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli in programma assai impegnativo sia dal punto di vista esecutivo che dell’ascolto. Si è trattato, infatti, del Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra op. 15 di Johannes Brahms e della Symphonie fantastique op. 14 di Hector Berlioz. Ospite di eccezione della prima parte della serata, il celeberrimo pianista Pierre-Laurent Aimard tra gli interpreti più noti e apprezzati dell’ultimo trentennio nel panorama mondiale. Allievo di Yvonne Loriod e Maria Curcio, ha legato il suo nome in particolare all’etichetta Deutsche Grammophon per cui ha inciso negli anni Bach, Ravel, Liszt e Debussy. Il suo nome è però strettamente connesso a quello di Gyorgy Ligeti di cui è stato collaboratore fedele e del quale ha fatto conoscere al mondo l’opera completa. L’interpretazione da lui data al Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra op. 15 è stata densissima e rigorosa. Estenuanti i tre movimenti: Maestoso, Adagio e Rondò Allegro ma non troppo che hanno impegnato anche l’orchestra in uno sforzo esecutivo di notevole portata. Il lavoro di Brahms si riflette, così, all’interno di un elevata dichiarazione valore stilistico, in grado di offrire all’ascoltatore un panorama globale dei cambiamenti tecnici e compositivi del romanticismo tedesco del secondo Ottocento. L’insoddisfazione – e la difficile collocazione spirituale del Brahms più meditativo e innamorato della sua arte – si riflette nel tentativo di superamento della prassi compositiva sinfonica come genere nazionale tedesco. Dolente, eroico, infervorato, livido, il Concerto n.1 combina il pianoforte con l’orchestra rendendoli al pari coo-pratoginsisti e partner di eguale dignità, a differenza dei precedenti concerti classici, dove l’orchestra aveva solo accompagnato efficacemente il pianista. In questa fase della sua vita, inoltre, Brahms, “seppellito” il suo padre artistico Schumann, si confronta pressoché quotidianamente con la di lui vedova Clara, in modo serrato amandola con lo struggimento interiore mascherato da struggimento artistico. Il risultato? L’esaltazione di un nuovo modo di pensare la forma concerto, che risplende nella possente direzione orchestrale del maestro Pascal Rophé e nel confronto fra l’esecuzione di Amiard e l’orchestra,

La seconda parte della serata è stata dedicata all’ Épisode de la vie d’un artiste, symphonie fantastique en cinq parties, poema sinfonico per orchestra composto da Hector Berlioz, eseguito per la prima volta nel dicembre 1830. Anche questa è un’opera giovanile – ma meno travagliata della precedente. E’, infatti, la consacrazione successiva all’abbandono da parte del compositore degli studi di medicina. Si tratta per tanti versi di un’opera “iniziatica” oltre che di argomento fantastico: iniziazione alla carriera di compositore, ma anche alla vita matura, che passa inevitabilmente per quella sentimentale. Il diciannovenne Berlioz è innamorato e la complessità del suo sentimento, tutt’altro che languidamente romantico, si riflette nella scelta tematica, che ne rivela la tensione alla modernità. L’attrice Harriet Smithson, di cui il compositore si invaghisce, forse non passò alla storia come Ofelia shakespeariana, ma come musa senz’altro. A lei sono, infatti, dedicate, le armonie, in continua evoluzione, che rispecchiano lo stato d’animo del compositore. Inoltre la sesta minore viene utilizzata insolitamente in un differente contesto, e così lo sperimentalismo romantico si riflette e si ritematizza di continuo mettendo a frutto cromatismi ambigui e nessi dalla difficile definizione. L’opera è da considerarsi una composizione meta-sinfonica in cui, come, si legge dal programma della prima rappresentazione: “Il compositore si è posto il fine di sviluppare nella loro essenza musicale diverse situazioni della vita di un artista. La trama del dramma strumentale, privo dell’ausilio della parola, dev’essere esposta anticipatamente. Berlioz prevede però che si possa non tener conto del programma, poiché la Musica basta a se stessa.” L’Orchestra della Fondazione Petruzzelli interpreta la Symphonie fantastique con passione e con generosità per il suo pubblico, che ne conosce le vicende, ne apprezza gli sforzi e ne sostiene la causa e lo spirito di servizio.

Foto di Carlo Cofano

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