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Marley – L’uomo che ha fatto della musica un messaggio d’amore – One Love

6 Giu 2012 | Nessun Commento | 2.143 Visite
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marley

Milioni di fan lo aspettavano da anni, finalmente il premiato Kevin Macdonald (premio Oscar nel 2000 per One Day in September) ha realizzato, con l’appoggio dei familiari, e con la coproduzione del figlio Ziggy Marley, “Marley” il film documentario sulla storia di Bob Marley.
Presentato all’ultimo festival di Berlino, il film verrà trasmesso nei cinema italiani in un’unica data, il 26 giugno, e poi sarà disponibile da ottobre 2012 in un’edizione DVD (realizzato da Feltrinelli Real Cinema) arricchita da un volume realizzato ad hoc che, insieme al film, guiderà gli spettatori attraverso la vita di quest’uomo, che non è stato importante solo per la sua musica, ma anche per il suo carisma politico e sociale.
Come afferma lo stesso Macdonald, su Marley si sarebbe potuto fare solo un documentario, perché nessun attore avrebbe saputo interpretarlo. Allora il regista riprende in mano tutto il materiale a disposizione su Marley e lo mette insieme. Fotografie inedite della sua infanzia, video dei suoi live, immagini dei posti dove lui è cresciuto e ha vissuto. Chiama, a raccontare le emozioni e le storie della sua vita, tutti i parenti, i figli, la madre, la moglie, le amanti,  gli amici, i collababoratori, gli elementi della sua band (i Wailers), i produttori, gli esponenti politici, insomma, chiunque, ancora in vita che potesse servire a spiegare la vera storia di Robert Nesta Marley, detto Bob.
Il risultato è eccellente, perché questo documentario sa emozionare quanto potrebbe fare una storia romanzata, se non di più. Il cast non è composto da attori che recitano una parte, ma da persone che sono state parte della vita di Marley. Le emozioni che traspaiono dagli occhi, non sono interpretare, ma vissute.
Il racconto ripercorre esattamente tutta la vita di Bob, dalla sua nascita. Figlio di un ricco anziano britannico bianco (Norval Sinclair Marley) e di una povera giamaicana nera (Cedella Booker), Marley vive un’infanzia da rifiutato. Rifiutato dai bianchi e dai neri, perché né bianco, né nero. Costretto a guadagnarsi, lavorando, sin da piccolo il suo diritto a mangiare e a vivere. Nacque a Nine Mile, in Giamaica, nel 1945, ma presto si trasferì con la madre nel ghetto di Kingston.
È nelle strade del ghetto, dove i bambini andavano al letto con la fame, dove l’unica cosa che potevano fare prima di andare a dormire era bere un bicchier d’acqua, qui dove la musica era l’unico modo per esprimersi ed essere ascoltati, dove la creatività diveniva l’unico sostentamento dell’anima, è qui che Bob decide di smettere di studiare e dedicare alla musica la sua vita, e nella musica essere se stesso.
Qui strinse una grande amicizia con Neville O’Riley Livingston, “Bunny” per gli amici, e con lui costruiva strumenti musicali da scatole di latta e pezzi di legno. Timido e schivo non aveva altro modo di esprimersi se non con la musica. Ad un certo punto della sua vita Marley viene in contatto con una specie di santone che lo introduce alla filosofia Rastafar-I, nella quale lui si identifica totalmente. Quello che provava e sentiva era nei messaggi di questa filosofia. “One love. One heart. Let’s get together and feel alright. As it was in the beginning, so shall it be in the end, give thanks and praises to the Lord and I will feel alright
Marley diventa leader dei Weilers, “quelli che si lamentano” perché veniva dalla strada degli artisti del ghetto, che si diceva che non facevano altro che lamentarsi. Si affida alla mafia della discografia del ghetto, che non pagava gli artisti, fino a ribellarsi e produrre con la sua band un’etichetta indipendente e a portare a mano i suoi dischi per tutte le strade e i Jukebox della Jamaica. La sua musica non passava per le radio, ma tutta la Jamaica la ballava e la cantava. È così che diventa famoso. Poi riesce ad arrivare a Londra e ad essere prodotto dalla Island records e girare il mondo per promuovere il suo disco.
Catch a Fire, il primo album dei Wailers, riscosse un successo mondiale, e di lì tutti gli album a seguire. Ma il suo era un pubblico bianco. Torna in Jamaica nel ’76 per dare alla Jamaica un contributo sociale. Per diffondere il suo messaggio di amore e aiutare ad alleggerire le tensioni politiche e sociali. Bob diventa così un messaggero di pace e d’amore seguito in tutto il mondo, tanto da essere persino sparato per essere messo a tacere. Ma sopravvive e con lui la sua musica. Vuole conquistare i neri di tutto il mondo e, seppure i Weilers era un gruppo di maggior successo rispetto ai Commodores, decide che suoneranno da spalla prorio al concerto dei Commodores. È così che in questo concerto storico Marley conquista anche il pubblico nero. Poi decide di andare in Africa per la liberazione dello Zimbawe.  «Il mio compito è di far rimanere vivo e diffondere nel mondo il messaggio di Marcus Garvey, il padre spirituale della Giamaica …Voglio muovere il cuore di ogni uomo nero perché tutti gli uomini neri sparsi nel mondo si rendano conto che il tempo è arrivato, ora, adesso, oggi, per liberare l’Africa e gli africani. Uomini neri di tutto il mondo, unitevi come in un corpo solo e ribellatevi: l’Africa è nostra, è la vostra terra, la nostra patria …Ribellatevi al mondo corrotto di Babilonia, emancipate la vostra razza, riconquistate la vostra terra
Nella sua vita ha avuto una moglie, Rita Marley, anche componente delle I Threes, le coriste dei Weilers, ma anche tante amanti. Ha avuto 11 figli da 7 donne diverse. Tutte soffrivano questa situazione, ma tutte lo amavano. Alcune di loro raccontano nel film il loro rapporto difficile con Bob, e anche i figli lo fanno. Uno dei momenti più toccanti del documentario è segnato invece dalle parole di una delle sorelle bianche, di quella famiglia che non l’ha mai riconosciuto, quella famiglia di costruttori che ha scartato la loro “cornerstone”.
Marley muore di cancro l’11 maggio del 1981, dopo mesi di lotta per rimanere attaccato alla vita. Ma il suo messaggio di amore, di speranza e redenzione è rimasto nei cuori dei popoli.
Bob Marley non era solo un cantante, che ha reso famosa la musica Jamaicana nel mondo, ma era un vero e proprio profeta, e questo documentario è un’icona alla sua arte, alla sua vita e al suo messaggio.

www.marleyilfilm.it
www.realcinema.it

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