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Bif&st 2018. Voina’s Anny (Anna’s War) film russo sulla bambina assediata dai nazisti non convince

26 Apr 2018 | Nessun Commento | 669 Visite
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Anna's WarPresentato al Bif&st  il 25 aprile alle 18.30 in occasione della rassegna   “Panorama Internazionale” presso il Teatro Petruzzelli il film Voina Anny (Anna’s War) di Aleksei Fedorcenko, Russia, 2018.

L’opera lancia una sfida agli spettatori: è la storia minimale di Anna, una bambina scampata alla Shoah e rinvenuta ancora viva in una fossa dove venivano trucidati gli ebrei: la mamma le aveva infatti fatto  scudo col suo corpo. Degli anziani la introducono per salvarla, ma la cosa non è nemmeno chiara, in un fabbricato che è l’ufficio fatiscente  di un comandante nazista, ma serve anche da magazzino e altro.
La bimba allora si rifugia nel camino . La notte uscirà  fuori dal nascondiglio esplorando  la realtà circostante, composta da  ambienti spettrali e polverosi,  alla ricerca disperata di cibo.
La questione che si pone, esaminando la pellicola per intero, è la seguente: un film che ha per tematica l’Olocausto deve per forza piacere al pubblico?
Pensiamo come esempio positivo allo splendido Un sacchetto di Biglie, opera  francese distribuita in Italia con un anno e più di ritardo nell’inverno scorso.
Qui ci troviamo di fronte a una pellicola  ricattatoria: il regista vuole che si simpatizzi  a forza con la piccola protagonista,  interpretata da Marta Kozlova. In realtà lo spazio temporale è abolito: Anna sarà prigioniera della situazione per due anni, ma nel film il tempo viene come  sospeso e si procede per provocazioni. Inizialmente la bambina beve la sua urina, poi si disseta con la pioggia  che filtra dal soffitto del camino.
Per bere, ancora, ingurgiterà   dell ‘acqua     contenuta in  alcuni piatti sporchi ,  l’acqua dove sono immersi  dei pennelli da disegno, o quella  di una vasca di plastica dove vengono lavati dei pulcini ad opera di un gruppo di coetanei.
Dal suo osservatorio  Anna si trova ad assistere al rapporto sessuale di una coppia che lo consuma in piedi.
Ma a lei interessa il pomodoro che giace in una cesta, ortaggio facente parte delle provviste della donna.
Inoltre, la piccola si intrufola in una sorta di laboratorio dove degli animali morti  vengono conservati in formaldeide.
L’idea è di arrostirli, ma lo farà con un topo catturato da una trappola, mentre il primo ratto ucciso da un rosso gatto randagio, che diventerà il  suo unico amico, è ormai decomposto.
E’ chiaro il messaggio del regista: supportare la tesi che l’istinto di conservazione conti più di tutto. Ma la pazienza  dello spettatore viene messa a dura prova quando  la poverina prova a cibarsi della colla  di un libro o di porcherie non bene identificate trovate sotto un mobile, non si sa se sterco o veleno per  topi.
Per sopravvivere diverrà spietata, lanciando fuori dal camino il suo gatto direttamente nelle fauci di un nazi-pastore tedesco, mentre rischia di essere scoperta dai soldati occupazionisti.
L’operazione artistica non è riuscita e l’empatia con la giovanissima protagonista non esiste, in quanto ella sembra più coinvolta in un horror che in un film di denuncia . Inoltre pare strumentale la partecipazione a un banchetto nazista della stessa sfortunata ragazzina, mentre i “nemici  ” trasfigurati da maschere e costumi orgiastici e ubriachi, pur notandola, non le prestano la  minima attenzione.
Ma l’escamotage del banchetto serve a prolungare la storia stessa e l’esistenza della piccola, che mangerà anche un dolce  a forma di  svastica.
Opera affabulatoria, dunque, ma sin  troppo ruffiana.
Essendo seduto per caso vicino alla “giuria” ho confrontato il mio parere con alcuni dei suoi   rappresentanti,  i quali hanno bocciato il film in maniera più severa rispetto al mio giudizio , dunque è abbastanza evidente che qualcosa nella rappresentazione non ha davvero funzionato.
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