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Bif&st 2018, Mario Martone, masterclass, storia e visioni di un regista poliedrico al Petruzzelli

25 Apr 2018 | Nessun Commento | 621 Visite
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martone2Il mercoledì, al Bif&st 2018 è il giorno di Marco Martone. La sua masterclass, condotta da Enrico Magrelli inizia, al Teatro Petruzzelli, dopo la proiezione di uno dei suoi recenti film “Il giovane favoloso”.

Felice Laudadio introduce Mario Martone, accolto da un caloroso applauso ed accenna al premio che gli verrà consegnato in serata.

L’intervista inizia dalla proiezione del film appena concluso. Martone, accento partenopeo appena accennato, parla a lungo del ruolo attivo dello spettatore durante le rappresentazioni; aspetto fondamentale, dal suo punto di vista, nelle opere teatrali, così come nelle proiezioni cinematografiche.

Il regista, ricorda la pellicola Noi Credevamo, film che, insieme a Il giovane favoloso, compone parte di una trilogia di film ottocenteschi, la cui terza opera, Capri-Batterie, è’ ancora in preparazione.

Martone parla e si racconta, e’ tanto a suo agio da limitare addirittura le domande di Magrelli, che rinuncia ad interrompere il suo inarrestabile fiume di parole. Martone parla della genesi di questa trilogia, non ancora conclusa, che gli ha imposto un accurato studio sull’epoca ottocentesca, su Garibaldi, Cavour e su di un periodo storico di cui, fino a quel momento, non si era mai occupato. La lettura del nostro passato, aggiunge, non e’ mai indolore, ed e’ spesso ruvida l’interpretazione della nostra storia, spaziando dalla musica, agli scrittori, agli eventi storici che hanno segnato la nostra repubblica.

Martone sceglie lo scrittore Giancarlo Di Cataldo, per questo viaggio di cinema immerso nella storia. Insieme si calano, in modo rosselliniano, in questa avventura nell’ottocento italiano.

Il film Noi credevamo, prodotto da Carlo degli Esposti per la Palomar, inizialmente distribuito in sole 30 copie, sembrava inizialmente dover essere relegato al cinema d’Essay, la risposta del pubblico ha cambiato, invece radicalmente, le sorti di questo film.

martoneLe magnifiche sorti progressive, come le immagina Leopardi, ne Il giovane favoloso non e’ lontano ne’ dagli scritti di un giovanissimo Mazzini, ne’ dalla musica di Verdi. C’è un continuum, dunque, in queste produzioni, tra musica, storia, scrittura ed opere teatrali. Leopardi, discusso scrittore ateo, racconta Martone, e’ l’esempio di una contraddizione, trasmette ed insegna uno straordinario attaccamento alla vita, tutt’altro che pessimista.

Il secondo film della trilogia, dunque, nasce per caso, come continuazione dell’opera teatrale le Operette Morali, nella quale si avverte un prepotente senso di proiezione verso il futuro a partire dall’opera leopardiana. Le sceneggiature, i dialoghi, sono stati tutti riarrangiati e riadattati dall’opera teatrale, perfetto nel ruolo di Leopardi, l’attore Elio Germano.

All’avvio delle riprese del film, il protagonista, e’ arrivato con una conoscenza scrupolosa, non solo del copione, ma bensì di Leopardi, uomo e scrittore. Questa approfondita conoscenza dell’attore, ha consentito una interpretazione più aperta della sceneggiatura; sceneggiatura intesa non come una gabbia, dunque, ma come un punto di partenza, dal quale muoversi per reinterpretare, rivivere, emozionare.

Martone interpreta la sceneggiatura a partire dalla fotografia dei luoghi scelti per le riprese, privilegia luoghi autentici alle ricostruzioni. L’iconografia dei luoghi per Martone, e quindi, il connubio tra natura e riprese, sono per lui, il punto di partenza per qualsiasi pellicola.

Martone azzarda ad un parallelismo tra la disperata vitalità di Pasolini e la voglia di vivere del 37enne Leopardi, seppur vissuti in epoche così diverse. Leopardi, conclude Martone, trasmette prepotentemente un grande senso di libertà.

martone1Magrelli sposta quindi, l’attenzione, sulle opere teatrali, la cui prima, e’ stata realizzata dal regista appena diciassettenne. Martone si muove tra cinema e teatro senza alcuna soluzione di continuità, cita i suoi attori, Toni Servillo tra gli altri, divaga citando produttori, luoghi ed aneddoti vari.

Si dichiara polemico contro gli stereotipi, di qualsiasi genere, parla della libertà di espressione e dell’unicità di ognuno di noi, da questa indipendenza nasce, forse, la libertà in teatro, così come al cinema, delle sue opere.

Infine, un cenno al film L’amore molesto, tratto dal libro d’esordio di un bellissimo libro, della allora sconosciuta Elena Ferrante, grande successo cinematografico, secondo il regista.

Martone ci lascia, al termine di una lunga serie di domande del pubblico, con gli auguri per il 25 aprile e svelandoci il solito rito che accompagna l’avvio di ogni sua pellicola. La sera che precede il primo ciak, insieme alla troupe ed agli attori, c’è la proiezione di un film. Il film da vedere, commenta sorridendo, è’ democraticamente deciso dal regista e condiviso da tutti.

Foto di Raffaella Fasano

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