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Bif&st 2017: ‘La guerra dei cafoni’, i registi Barletti e Conte si raccontano a LSDmagazine

24 Apr 2017 | Nessun Commento | 917 Visite
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IMG_0069In un tempo quasi sospeso e in un luogo immaginario ‘Torrematta’, territorio selvaggio e sconfinato (in una Puglia magica e incontaminata) in cui non vi è traccia di adulti, ogni estate si combatte una lotta tra bande: da una parte i figli dei ricchi, i signori, e dall’altra i figli della terra, i cafoni. Ventidue giovani ragazzi si contendo il potere e la conquista della propria terra. I due schieramenti capitanati da un lato dal fascinoso Francisco Marinho, ‘generale’ dei figli dei signori, e dall’altro dal torvo Scaleno (supportato, poi, da un sinistro alleato soprannominato Cugginu) capo dei cafoni, si fanno guerra in un estate che sembra non finire mai.

‘La guerra dei cafoni’ di Davide Barletti e Lorenzo Conte, prodotto da Minimun Fax Media e distribuito dal 27 aprile da Ismaele Film, diventa così un affresco sociale, un romanzo di formazione e una favola allo stesso tempo.

Gli attori, tutti adolescenti pugliesi non professionisti – fatta eccezione per le partecipazioni degli adulti Ernesto Mahieux, Claudio Santamaria, Franco Ferrante, Fabrizio Saccomanno e Fabrizio Pugliese – rappresentano l’anima del film.
Un gruppo di ragazzi che dà vita sullo schermo ad una polifonia di dialetti che rappresenta la Puglia in lungo e largo.  (Francisco Marinho è il barese Pasquale Patruno, Scaleno è il gravinese Donato Patierno, Cuggino è Angelo Pignatelli, anch’egli di Gravina in Puglia, Mela è la salentina Letizia Cartolaro di Lequile mentre Sabrina, la donna dei signori, è la barese Alice Azzariti).

Protagonista del film è naturalmente anche il territorio. Una Puglia inedita e sorprendente con i suoi luoghi incontaminati fa da sfondo alla lotta tra cafoni e signori che si nutre di lagune metafisiche, boschi magici, bunker militari abbandonati, covi di guerra che non ti aspetti. Un mondo parallelo senza date o riferimenti didascalici, ricreato dai registi tra agosto e ottobre 2015 nelle riserve naturali delle Cesine e di Torre Guaceto, oltre che nelle zone di Porto Badisco, Cesarea Terme, Otranto,Vernole, Torre Chianca, Melendugno, Grotta della Monaca, tra le location della pellicola.

Presentato ieri sera durante il Bif&st 2017 al Cinema Galleria (e proiettato in replica oggi alle 15.30) il film sta già riscuotendo grande successo. Dopo il passaggio nella sezione “Dright future” al Rotterdam International film festival, il film sta viaggiando in tutto il mondo, sarà i primi di giugno contemporaneamente a New York e a Buenos Aires, in questi giorni è già a Pechino, poi sarà a Copenaghen e a Monaco.
La pellicola, prodotta da Minimun Fax Media con il sostegno di MiBACT e Apulia Film Commission e il contributo della Regione Puglia (Fondi FSC e PO FESR 2007-2013), è tratta dall’omonimo romanzo di Carlo D’Amicis, autore della sceneggiatura con i registi e Barbara Alberti (in collaborazione con Giulio Calvani).

A parlarcene, stamane, i due registi, intervistati per l’occasione.

-Come nasce l’idea del film?

“Stavamo lavorando ad un altro progetto che, però, non riusciva a vedere la luce. E il nostro sceneggiatore dell’epoca, Marco Taura, ci consigliò ‘La guerra dei cafoni’ e fu subito amore a prima vista. Contattammo, così, l’autore Carlo D’Amicis e anche con lui è stato amore a prima vista. E’ partito così il grande iter della scrittura della sceneggiatura con Barbara Alberti e lo stesso autore che si è dimostrato disponibilissimo a cambiare delle parti presenti nel romanzo. E’ nata, così, la trasformazione del romanzo nell’opera filmica. Ad esempio, nel romanzo, gli adulti erano presenti, seppur celati e nascosti, anche il territorio di Torrematta manteneva dei connotati realistici che nel film abbiamo cercato di levare per ambientare la storia in un contesto più magico, più sospeso”.

-Per quanto riguarda la scelta del dialetto, come avete scelto di procedere?

“Anche nel libro è utilizzato il dialetto, ma Carlo, essendo di Sava, utilizza un linguaggio con inflessione più tarantina, noi invece abbiamo voluto, anche se è stata un operazione audace, recuperare, dopo un lungo lavoro di casting, queste ventidue forze della natura che sono i ragazzi protagonisti, scegliendo di non fermarci ad una localizzazione specifica. Abbiamo preferito scegliere i visi che più potevano meglio raccontare il film ed è quindi uscita una polifonia di dialetti che fanno sì che emergano i dialetti di ‘tutte le Puglie’, perché la Puglia non è una ma sono tante. Una sinfonia di lingue, di facce e di suoni.

-La scelta di incentrare il film sui ragazzi escludendo gli adulti come nasce?

“Già nel libro gli adulti erano celati seppure presenti. Abbiamo, però, voluto escluderli perché la forza del film è incentrata sui ragazzi. Guardando il film si perde l’idea e l’interrogativo di dove possano essere gli adulti. Diciamo che quando sei adolescente e passi queste estati che non finiscono mai, gli adulti sembrano non esserci e riesci a costruire un mondo libero lontano dalla regole degli adulti troppo codificate.

-Come vivete l’attaccamento atavico alla terra?
“Per noi raccontare il territorio è sempre stata una caratteristica importante dei nostri film a prescindere da dove girassimo. Ci piace pensare che i ragazzi possano ‘sporcarsi’ un po’ le mani nella terra, che possano respirare l’aria e vivere il vento, il territorio che fa, in qualche modo, da contraltare ad un periodo della vita in cui l’esistenza viene sempre filtrata da quella virtuale, ad esempio. Vivere un territorio ti fa sentire libero, vivere le sue contraddizioni, le sue bellezze, i suoi sapori ti fa sentire parte di qualcosa.

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