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Bif&st 2017: il re dell’horror italiano, Dario Argento, al Petruzzelli per la sua masterclass

27 Apr 2017 | Nessun Commento | 599 Visite
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IMG_0111Anche questa mattina al Teatro Petruzzelli, colmo di pubblico, si è svolto il quotidiano appuntamento con la masterclass all’interno del Bif&st 2017.

Ospite di oggi il regista Dario Argento che, dopo la proiezione di ‘Suspiria’, si è raccontato introdotto dal critico Maurizio De Rienzo.
“Suspiria -esordisce il regista- è stato un film molto importante per la mia carriera, soprattutto a livello internazionale, ha avuto una grande risonanza in tutto il mondo e tuttora è il mio film più famoso all’estero, mentre in Italia lo è ‘Profondo rosso’”.

Si passa poi a parlare di come il suo percorso sia stato influenzato dai genitori: “Mio padre era produttore e quindi a casa si parlava sempre di cinema, a cena venivano spesso attori, registi, autori, critici. Mia madre, invece, era fotografa specializzata in ritratti di donne. Da bambino mi portava nel suo studio, ero circondato da donne bellissime che si preparavano, si truccavano, ero ammaliato da tutto questo e per questo ho sempre riservato molta attenzione ai personaggi femminili. Inoltre da mia madre ho imparato ad utilizzare e a sistemare le luci sul set”.

Per quanto riguarda gli esordi: “ho iniziato a lavorare come giornalista, passando poi a fare il critico cinematografico, in perenne disaccordo con il mio direttore che contestava la mia predilezione per una tipologia di cinema. In seguito passai a scrivere sceneggiatura, tra le altre quella di ‘C’era una volta il West’ insieme a Bernardo Bertolucci, un’esperienza molto importante. Da Sergio Leone, infatti, ho capito cos’è il cinema, scoprii la tecnica, le possibilità della macchina da presa. A un certo punto scrissi la sceneggiatura di ‘L’uccello della piume di cristallo’ e mi venne l’idea di dirigerlo io stesso. Fu un grande successo, anche negli Stati Uniti andò molto bene e quindi proseguii con quella che venne poi chiamata la ‘trilogia degli animali’”.
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Prosegue, poi, raccontando del rapporto che negli anni ha instaurato con gli attori, un rapporto non sempre facile e a volte litigioso: “sul set di ‘L’uccello dalle piume di cristallo’ ebbi un pessimo rapporto con Tony Musante. Lui sapeva che ero un debuttante e quindi pensava di decidere tutto lui, non gli stavano mai bene le mie indicazioni. Alla fine della lavorazione arrivò a farsi dare il mio indirizzo e si presentò alla porta di casa mia prendendola a pugni e calci. Feci finta di non essere in casa e dopo un po’ fortunatamente se ne andò. Un altro rapporto conflittuale l’ho avuto con Cristina Marsillach, che avevo scelto personalmente per ‘Opera’ ma che si rivelò capricciosa fin dall’inizio. Litigammo per diversi giorni finché, da un certo punto in poi, iniziai a comunicare con lei solo attraverso il mio aiuto regista, Michele Soavi, poverino. Queste sono eccezioni,  ho sempre avuto ottimi rapporti con gli attori e le attrici, anche giovanissime come Jennifer Connelly con cui feci ‘Phenomena’ o con mia figlia Asia, che ha debuttato con un film prodotto da me e che ho poi diretto cinque volte.”
E continuando a parlare di Asia Argento: “Sin da bambina è stata sul set e si è immediatamente appassionata a questo mondo. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme è stato molto naturale, lei era completamente a suo agio sul set”.

Per la scelta, invece, di attrici più mature il regista ha sempre avuto le idee chiare e quando si trovò a girare ‘Inferno’ aveva ben in mente la scelta dell’attrice. “Pensai che Clara Calamai fosse perfetta per quella parte, volevo un’attrice del passato, con una esperienza particolare. Allora quando andai a casa sua per proporle il film, ricordo, che continuava a sorseggiare vodka al peperoncino, con molta tranquillità. Era un ubriacona!” Sorride. Continua poi raccontando il suo incontro con la Bennett: “Joan Bennett la scelsi per ‘Suspiria’ anche perché era stata la donna di Fritz Lang, uno dei miei miti cinematografici e speravo che mi raccontasse qualcosa di lui. Ma lei rimandava sempre finché non finimmo le riprese e ancora lei non mi aveva detto nulla”.

Oltre a Lang, il regista ammette di aver molto apprezzato l’espressionismo tedesco, il primo cinema danese, Bergman, la nouvelle vague, Hitchcock che considera il suo mentore anche non avendolo mai conosciuto e ovviamente Fellini, Sergio Leone, Visconti.

A partire dagli anni ’80, Dario Argento è stato molto attivo anche come produttore, lanciando le carriere di diversi registi come Michele Soavi, Lamberto Bava e Sergio Stivaletti. “Avevo messo su una vera ‘factory’ ed è stato molto bello veder crescere questi nuovi talenti che ho lasciato sempre liberi, mantenendomi anche lontano dal set. Mi è rimasto il rimpianto di non aver potuto produrre un film di Lucio Fulci, che mi fece arrabbiare quando fece ‘Zombi 2”, seguito apocrifo del film che avevo prodotto per George Romero ma con il quale mi ero riappacificato. È morto due settimane prima l’inizio delle riprese”.

Sulla sua scelta di dedicarsi al giallo e all’horror: “Tutto ha inizio quando da ragazzino vidi ‘Il fantasma dell’opera’ di Arthur Lubin. Mi fece scoprire un mondo, quello del fantastico, che non conoscevo e che subito mi appassionò. Passai quindi a leggere i libri di Edgard Allan Poe, Bram Stoker e a rendermi conto di quanto mi suscitassero emozioni particolari”.

Dario Argento tornerà, stasera, sul palco del Teatro Petruzzelli per ricevere il Federico Fellini Platinum Award.

 

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