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Bif&st 2016. Al festival barese anche Elio Germanio per Artisti 7607 e una raggiante Ornella Muti

8 Apr 2016 | Nessun Commento | 964 Visite
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b6L’edizione 2016 del Bif&st si avvicina ai titoli di coda, collezionando anche ieri, giovedì 7 aprile, nuovi interessanti contributi da parte di nomi autorevoli della settima arte che non hanno voluto mancare all’appuntamento con la kermesse barese.

Nel primo pomeriggio il Teatro Margherita ha ospitato Elio Germano, Cinzia Mascoli e Daniele Vicari ambasciatori di Artisti 7607, la nuova società di collecting che si occupa della tutela dei diritti degli artisti. Un argomento che sembrerebbe esulare dallo spirito del festival ma che, in realtà, ha trovato nello stesso la cornice più opportuna per far luce anche su aspetti di natura burocratica ed economica legati al mestiere dell’attore. “Artisti 7607 è nata dall’esigenza che molti di noi attori avevano di vedersi tra loro per capire come venissero amministrati i nostri diritti – ha sostenuto Germano -. Molti si lamentavano della vecchia IMAIE così abbiamo provato a cambiare tutte quelle cose che lì non funzionavano ed erano poco chiare alla maggior parte di noi. Abbiamo deciso di formare una società operativa che si rifacesse allo Statuto Sociale Europeo degli Artisti”. Esistono dei compensi, connessi al diritto d’autore, che l’artista percepisce dallo Stato tutte le volte che l’opera di cui è stato interprete viene utilizzata. Denaro che dovrebbe garantirgli un reddito, seppur minimo, anche quando non lavora. Sino al 2009 questi fondi sono stati affidati alla vecchia IMAIE che, nel ruolo dib3 intermediario, li avrebbe dovuti poi distribuire ai legittimi proprietari. Peccato che, quello che doveva essere un anello di congiunzione tra Stato e artisti, si è ritrovato con in cassa 141 milioni di euro che non erano stati versati, di qui la chiusura e l’apertura l’anno successivo di una nuova IMAIE sorta sulle ceneri della vecchia ma con una dirigenza pressoché inalterata rispetto a quella passata. È alla luce di queste ambiguità che è nata Artisti 7607 che in quattro anni di battaglia è riuscita ad ottenere dal governo che venisse chiarito come non ci fosse una legge a stabilire che il monopolio di questi fondi dovesse spettare ad una sola società ma che ce ne potessero essere diverse così da consentire all’artista di scegliere a quale affidarsi. Artisti 7607 si presenta come un’alternativa, una società che investe nella formazione e vuole rendersi garante del denaro maturato dai diritti attribuiti agli artisti, il tutto in nome di un’estrema trasparenza nella gestione e distribuzione di questi fondi. “La creatività ora ha una casa – ha concluso Vicari -. Quello che stiamo facendo con Artisti 7607 è difendere il diritto di cittadinanza della creatività”.

Cambiano i toni poche ore dopo al Teatro Petruzzelli quando il tempio della musica b4barese ha salutato l’arrivo di Ornella Muti. L’attrice italiana si è raccontata ai microfoni di Marco Spagnoli, visibilmente ingessato e poco spigliato durante questa conversazione pomeridiana. La Muti, che in serata ha ricevuto il Valia Santella Federico Fellini Platinum Award, è apparsa in forma raggiante, serena e sorridente. A rompere il ghiaccio la domanda di rito sul film poco prima proiettato, “Il Viaggio di Capitan Fracassa”, diretto da Ettore Scola e in cui la Muti recitò al fianco di Massimo Troisi. “Ci sono stati molti momenti emozionanti, ho amato il ruolo di Serafina” ha commentato l’attrice attribuendone il merito al Maestro Scola perché è compito di un regista consentire all’interprete di comprendere la parte e innamorarsi del suo personaggio. La Muti ha ammesso la tensione provata ogni volta sui set in cui ha lavorato, un atteggiamento che trova naturale perché “quando il regista ti sceglie, gli devi dare indietro qualcosa. A lui come a tutti gli altri membri dello staff che hanno riposto fiducia in te. È normale sentirsi sul filo del rasoio, non puoi arrivare sul set completamente rilassato”. La memoria è tornata alle collaborazioni con i registi di cui l’attrice ha conservato i ricordi più cari. “Marco Ferreri ed io abbiamo avuto un bellissimo rapporto di amicizia, Ettore Scola era molto divertente ed ogni volta che ci incontravamo mi ritraeva in alcuni schizzi che ancora conservo a casa. Ettore era un po’ il fratello maggiore degli altri registi, una persona che tutti rispettavano moltissimo”. Riguardo allo stato del cinema attuale, invece, la Muti ha parlato dell’assenza di totale libertà creativa rispetto a quanto accadesse negli anni della sua ribalta. “Ferreri, ad esempio, era amato ed odiato per il suo cinema. Quella, però, che andava sullo schermo era la sua visione. Oggi, vuoi anche per viab5 dei diritti d’antenna, sembra tutto omologato”. Il pensiero non è potuto che andare anche a Marcello Mastroianni, il grande protagonista dell’edizione in corso del Bif&st. “Mastroianni era un uomo dolcissimo, divertente, calmo e paziente come pochi. Sembrava che nulla lo toccasse. Era speciale: persone come lui io non ne ho più incontrate”.

La Muti ha rivelato di non amare rivedersi sullo schermo e che da ragazza non sognava di fare l’attrice. Ha confessato di essere stata un’adolescente timidissima, cambiata proprio grazie al cinema che le ha permesso di innamorarsi della gente. Una carriera che è nata per caso, ritrovandosi ad accompagnare sua sorella ad un provino. “Da bambina volevo essere una ballerina, anche se mio padre non era d’accordo. Poi ho iniziato a sognare di diventare uno scienziato nucleare e una maestra d’asilo, avevo le idee confuse” ha sostenuto sorridente. La formula segreta per ottenere dei buoni risultati sul lavoro? “Disciplina, amore per quello che fai e rispetto per gli altri”.

www.bifest.it

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