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BIF&ST 2015. Seconda giornata: “Sette anni in Tibet” e Master class con Jean-Jacques Annaud

23 Mar 2015 | Nessun Commento | 804 Visite
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annaud_lsdUna domenica mattina all’insegna del cinema d’autore quella che ha accolto il risveglio della comunità barese nella seconda giornata dall’inizio del Bif&st. Mentre al Multicinema Galleria si “faceva colazione” con i tributi ai mostri sacri della regia Francesco Rosi e Fritz Lang, al Teatro Petruzzelli è stato proiettato “Sette anni in Tibet” (USA, 1997), capolavoro di Jean-Jacques Annaud. Il film è celebre per via della suggestiva immagine della cultura cino-tibetana che riuscì ad immortalare. Una splendida istantanea di un viaggio alla riscoperta di se stessi attraverso il confronto con i valori e le tradizioni di una cultura completamente diversa dalla propria. Al termine della proiezione il pubblico ha potuto incontrare, ascoltare e dialogare con il regista Annaud, l’ospite d’onore della master class della giornata. Presenti nella sala del Petruzzelli quattro pilastri della cinematografia mondiale, registi che hanno fatto scuola: Annaud, appunto, ma anche Ettore Scola (Presidente del Bif&st), Alan Parker e Costa-Gavras. A moderare la conversazione il critico cinematografico Michel Ciment.

Il film – Nel 1939 il giovane austriaco Heinrich parte per scalare il Nanga Parbat, sordo alle reticenze della moglie incinta. Il viaggio si complica a seguito del concatenarsi di imprevisti sullo sfondo del secondo conflitto mondiale. Dopo varie vicissitudini il ragazzo arriva in Tibet assieme al capo della sua spedizione. La sua immersione nel mistico universo orientale avrà una forte incidenza su Heinrich plasmando un uomo nuovo che, attraverso i valori di una civiltà e una terra completamente diversa, riscoprirà, oltre che se stesso, anche il suo ruolo di padre.

La master class – Annaud ripercorre i momenti salienti della sua carriera tenendo una lezione di vera tecnica cinematografica. Si parla della sua attitudine a sperimentare materiale nuovo che lo ha portato ad essere un pioniere della terza dimensione nel cinema. “Noi cineasti lavoriamo come i pittori all’interno di una cornice, con la terza dimensione è come se diventassimo scultori – commenta Annaud – il 3D è come se ti facesse sentire all’interno di un acquario dandoti l’impressione di nuotare accanto ai pesci”. Al contempo il regista critica la tendenza attuale a sfruttare la terza dimensione quasi esclusivamente a fini spettacolari, trascurando invece il valore della trama perché “il 3D dev’essere al servizio della storia”. Annaud parla del suo amore per la riscoperta di epoche e civiltà diverse, amore a cui da voce e immagine nei suoi film. Il regista francese sembra non contenersi sul palco, in lui il fervore di chi nutre passione nel suo lavoro. “Io sono ancora un bambino, nonostante i capelli bianchi – ironizza – sono un artista adulto che mantiene in sé la sua infanzia. Mantengo lo stesso entusiasmo di un bambino che non mi fa avvertire il tempo che passa. E per me il cinema è un gioco meraviglioso”. Accorate parole di stima quelle che rivolge ai maestri-colleghi presenti in sala, ognuno dei quali ha in un certo modo segnato la sua carriera. “È una sorpresa per me essere qui assieme a tre registi che mi hanno insegnato tanto – afferma Annaud – Alan Parker è stato il mio primo grande amore cinematografico, Costa-Gavras mi ha abbagliato e ispirato, Ettore Scola è un maestro del cinema internazionale, ho visto tutti i suoi film”. In merito al suo frequente ricorso ad animali nei suoi film, il regista francese spiega che la sua è una ricerca a ritrovare nel comportamento animale il comportamento degli uomini perché “essere uomini vuol dire scoprire l’animale che è in ognuno di noi ed imparare ad addomesticarlo”. Individua, anzi, nell’istinto una fondamentale dote in possesso di ogni buon attore, perché solo così può veicolare l’emozione. Jean-Jacques Annaud è un regista che vuol parlare al cuore dei suoi spettatori coinvolgendoli in un’esperienza empatica nei confronti dei protagonisti delle sue opere. Nei suoi film nulla è lasciato al caso, raggiungendo un equilibrio e una raffinatezza compositiva che non trascura alcun aspetto, dalla fotografia alle musiche. Conclude la sua lezione di cinema con qualche aneddoto circa il rapporto regista-attore e sostenendo: “Ci sono attori istintivi, come Christian Slater, e attori che vanno diretti passo dopo passo, come Sean Connery. Un buon regista deve sapersi adeguare all’attore che ha difronte”.

Filmografia Jean-Jacques Annaud: “Bianco e nero a colori” (1977), “Il sostituto” (1978),  “La guerra del fuoco” (1981), “Il nome della rosa” (1986), “L’orso” (1988), “L’amante” (1992), “Les Ailes du courage” (1995), “Sette anni in Tibet” (1997), “Il nemico alle porte” (2001), “Due fratelli” (2004), “Sa Majesté Minor” (2007), “Il principe del deserto” (2011), “L’ultimo lupo” (2015).

 

Foto di: Oronzo Lavermicocca.

 

 

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