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Bari, storia di una città. Quando venne nel 1904 Guglielmo Marconi

27 Set 2010 | Nessun Commento | 6.541 Visite
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Guglielmo Marconi
Continua il viaggio dedicato alla storia di Bari, descritta dall’appassionato di storia e cultura barese Nicola Mascellaro che da più di trent’anni fotografa questa città e la racconta. Al suo attivo ha diverse pubblicazioni.

Lunedì 25 luglio 1904 è un gran giorno nella storia della città. Arriva a Bari Guglielmo Marconi, il giovane scienziato…
questo italiano il cui mondo intero parla. Fin dalle prime ore del mattino una folla di gente da via Sparano si avvia verso la stazione Adriatica. Alle 8, piazza XX Settembre, attuale piazza Moro, è affollatissima. Uomini e donne di ogni condizione sociale vogliono essere presenti, vedere da vicino e salutare il grande inventore, il genio universale.
Alle 9,05 il treno proveniente da Roma entra nella stazione… un applauso lungo e nutrito scoppia da tutti i presenti.
Sventolano i fazzoletti, si agitano i cappelli e un grido, Viva Marconi, saluta il grande bolognese. Oggi, questo giovine è fra noi – si legge ancora nei quotidiani – e quanti amano le grandi forze dell’intelligenza,gli porteranno il saluto fraterno della Terra di Puglia. Marconi ha trent’anni. E’ il secondogenito, pensoso e riservato, di una ricca
famiglia emiliana. Abituato a vivere agiatamente, viaggia con un maggiordomo che funge anche da assistente.
All’arrivo a Bari, indossa un elegante abito grigio-ferro, un panama in testa e una fascia nera al braccio sinistro in
segno di lutto per la recente perdita del padre, il primo fra l’altro, a nutrire serie perplessità sugli esperimenti che il figlio, appena ventenne, conduceva da autodidatta a Villa Griffone di Pontecchio, residenza dei Marconi a cinque chilometri da Bologna.
Lo scienziato è a Bari per mettere a punto le apparecchiature della stazione radiotelegrafica installata vicino al molo
San Cataldo che si collegherà, mediante onde radio, con una stazione gemella costruita ad Antivari, a circa duecento
chilometri da Bari oltre l’Adriatico, nel Montenegro. Tutte e due le stazioni sono state finanziate dallo stesso Marconi e costruite da tecnici inglesi e locali. Ricevuto dalle autorità cittadine e dal comitato promotore per i festeggiamenti
in suo onore, Marconi esce dalla stazione acclamato da due ali di folla e, appena all’esterno, è accolto da un altro interminabile applauso della gente che si accalca in piazza XX Settembre. L’illustre ospite e i suoi accompagnatori
salgono su due carrozze scoperte… e lungo tutto il percorso, da via Sparano fino all’Hotel Cavour in corso Vittorio
Emanuele, Marconi è acclamato da una folla enorme che si assiepa sui marciapiedi sfidando il caldo infernale mentre
dalle finestre e dai balconi le signore sventolano fazzoletti. Non meravigli l’affluenza di pubblico malgrado il giorno feriale. L’Amministrazione comunale preparava da tempo l’eccezionale avvenimento. Sono stati pubblicati manifesti, distribuite locandine agli esercizi commerciali e diramanti diversi comunicati stampa con molti dettagli. La Ferrovia Adriatica ha predisposto tariffe speciali per quanti dalla provincia avessero voluto salutare lo scienziato e i fratelli Petruzzelli, proprietari dell’omonimo teatro, hanno chiesto al direttore cav. Quaranta, di allestire, eccezionalmente, una breve stagione lirica per una rappresentare l’Otello in onore dell’ospite.
Guglielmo MarconiBari, con i suoi ottantamila abitanti, non è il tipico grosso centro agricolo, sonnolento e svogliato, come tante città
di Puglia. E’ una città viva e in continuo fermento, pronta ad esaltarsi specie quando deve celebrare la propria gloria…a spiaggia San Cataldo si elevano due torri. Sono di legno, ma inespugnabili e incrollabili. Sono il progresso, lo
slancio umano. Dalla cima di esse si sprigiona il grido che nel libero spazio irrompe: è la voce di Bari che arriva alle
estreme regioni della terra e avverte delle vicende del mondo terrestre le navi che vivono nel mare.
Oggi verrebbe da sorridere di fronte ad una prosa giornalistica così ampollosa e retorica. Ma all’epoca, oltre un secolo
fa, la forma era sostanza, l’appartenenza ad una comunità era difesa con orgoglio e Bari non è nuova ai grandi
avvenimenti. Sede di una ricca borghesia commerciale e latifondista regionale che ha eletto la città a proprio domicilio abituale; centro di una fiorente industria artigianale e marinara oltre a diversi opifici per la trasformazione del grano; sede ferroviaria, di un porto commerciale, di una flotta mercantile e di una ricca flottiglia di pescherecci, Bari è anche la città con due teatri fra i più belli di Puglia e d’Italia, con qualche ambizione culturale, con diversi periodici di satira e ben 4 quotidiani: Il Mezzogiorno, l’Indipendente, Oggi e il Corriere delle Puglie. In breve, una città vera, con tutte le
contraddizioni di una grande città che alterna sacche di miseria a ricchezza sfacciata, case fatiscenti a sontuose
dimore; punta avanzata di quella Puglia che ambisce a porsi al passo con città più ricche e moderne. Non a caso, fra tutte le città marinare del sud-est la Marconi Wireless, l’azienda di proprietà del giovane inventore, ha scelto proprio Bari quale sede di una delle stazioni radiotelegrafiche più importanti d’Italia per aprire un servizio di comunicazioni a
scopi commerciali soprattutto dalla terra ferma verso le migliaia di navi civili e militari che in mare sono completamente isolate dal mondo.
Con l’ausilio di tecnici britannici e italiani Marconi cura personalmente il completamento della stazione fino alla
sera del 28 luglio. Ogni mattina di buon’ora, il giovane inventore, vestito sempre in modo inappuntabile, si porta a San Cataldo su una carrozza scoperta, messa a disposizione da un privato cittadino, scortata da un brigadiere, un carabiniere e due guardie di città in bicicletta. Terminati i lavori a San Cataldo la mattina di venerdì 29 luglio Marconi s’imbarca sull’incrociatore Marcantonio Colonna per recarsi ad Antivari e preparare la stazione radiotelegrafica gemella. L’incrociatore, un piccolo gioiello messo a disposizione dal Governo, voleva essere un modo ‘politico’ per riparare all’errore di aver sottovalutato l’invenzione di Marconi, costretto a emigrare, e recuperare un rapporto di fiducia con lo scienziato.

Guglielmo MarconiNel dicembre 1895, infatti, Marconi era riuscito a trasmettere un segnale a distanza, senza l’ausilio di fili elettrici, da un laboratorio artigianale in un capanno della tenuta di famiglia alla residenza. Era una scoperta così enorme che neppure il padre volle crederci. Ma il ragazzo, che aveva 21 anni appena, non si darà per vinto. Prese carta e penna e illustrò la sua scoperta al ministro delle Poste e Telegrafi, Pietro Lacava, chiedendo finanziamenti per sviluppare l’invenzione. Non solo fu ignorato, ma in seguito si scoprirà che il Ministro aveva scritto, a margine della stessa lettera, ‘alla Lungara’, intendendo il manicomio romano di via Lungara. Due mesi dopo, nel febbraio del 1896, Marconi era a Londra con la madre, una ricca intraprendente irlandese, dove presentò la richiesta di un brevetto dal titolo ‘perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici’. Il successo è immediato e nel 1897 Marconi fonda in Inghilterra la prima azienda per le comunicazioni senza fili.
Prima di salpare per Antivari Marconi concorda, con le autorità locali e con diverse personalità militari e politiche nazionali, la data per la cerimonia d’inaugurazione della Stazione barese insieme a tutto un corollario di manifestazioni civili: una serata danzante al sue ricerche, il Regime, invece, poteva sventolare la bandiera del genio italiano. Tant’è vero che proprio la sera prima della sua scomparsa si sarebbe dovuto firmare l’atto di cessione del piroscafolaboratorio Elettra dallo Stato alla Marconi Wireless in cambio di assistenza tecnica. Guglielmo Marconi si spegne alle 3,30 del mattino del 20 luglio 1937 nella sua abitazione di via Condotti a Roma, dopo un ennesimo attacco cardiaco. Solo tre giorni prima era stato a Castelgandolfo per una udienza privata col Pontefice ed appariva in buona salute anche se, da tempo, soffriva di disturbi cardiaci. Il giorno successivo la scomparsa di Marconi, la Consulta del Comune di Bari su proposta del Podestà Michele Viterbo, delibera che l’intero Rione San Cataldo assuma il nome di Rione Marconi. Oggi – scrive Raffaele Gorjux il 21 luglio 1937 – la civiltà scrive il suo nome tra quelli che costituiscono il più alto e il più nobile patrimonio del mondo. Un patrimonio così immenso che scoperte e applicazioni successive a quella semplice onda magnetica avrebbe fatto del più sperduto villaggio della foresta un vicino di casa, il mondo, l’universo, un villaggio globale.

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