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Bari, storia di una città. Il teatro Piccinni, Puccini e ‘Pupe de Zzucchere’

15 Ott 2010 | Nessun Commento | 6.761 Visite
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teatro Piccinni, Puccini
Continua il viaggio dedicato alla storia di Bari, descritta dall’appassionato di storia e cultura barese Nicola Mascellaro che da più di trent’anni fotografa questa città e la racconta. Al suo attivo ha diverse pubblicazioni.

La stagione lirica 1894/95 del teatro comunale Piccinni… deve essere programmata in assoluta economia… ha detto il sindaco Giuseppe Re David all’impresario barese Vittorio Scarano affidandogli la gestione del Teatro. E, per essere più chiaro, ha poi aggiunto: viviamo tempi drammatici, non possiamo distrarre risorse municipali per la stagione. Niente ‘scorta comunale’ dunque, come annunciano i giornali o, come dice Scarano… non è stata concessa una ‘dote teatrale’. Tutto in economia, compreso i prezzi serali e di abbonamento… che devono essere inferiori a quelli della scorsa stagione.
Sono tempi duri infatti. Tutta la Puglia sconta ancora il disastro della ‘guerra’ doganale con la Francia e al commercio che annaspa si aggiunge la brutale epidemia di vaiolo, affacciatasi all’inizio del 1894, che continua a funestare vari comuni della provincia – Bitonto, Corato, Gravina, Altamura – e la stessa Bari.
Con le limitazioni imposte dal Municipio, Scarano prende accordi con gli orchestrali: propone un ingaggio di almeno 40 recite per un compenso inferiore rispetto alle spettanze correnti per una recita. Gli orchestrali accettano e Scarano parte per Milano, per ingaggiare gli artisti e formare le compagnie, fiducioso di allestire una stagione lieta e decorosa.
Ma nella Capitale lombarda l’impresario è raggiunto da un telegramma: l’accordo con gli orchestrali è saltato. I professori vogliono rinegoziare i compensi e soprattutto chiedono un giorno di riposo settimanale retribuito. Scarano si precipita a Bari e consegna ai giornali – il Meridionale, Spartaco, Fra Melitone e Corriere – l’accordo e il telegramma e commentano… non si prospetta bene la stagione lirica di quest’anno al Piccinni… bisogna ammettere che il Gestore ha avuto coraggio nell’assumere l’incarico senza ‘scorta’ comunale… perciò, non si può essere pretenziosi.
Il ricorso ai quotidiani nel denunciare il voltafaccia degli orchestrali funziona. Scarano, inoltre, minaccia di rinunciare all’incarico e i professori d’orchestra, sotto la pressione dell’opinione pubblica e dopo un ritocco migliorativo, firmano il nuovo l’accordo.
Del resto, lasciare la città senza la tradizionale stagione lirica è impensabile. Molte, troppe tradizioni legano i baresi, tutta la Puglia, al Teatro, alla commedia, al dramma e infine al melodramma.
Bari era appena un borgo di 21mila anime, famiglie di pescatori e contadini con piccoli orti al di là delle mura, quando istituisce, nel 1823, il primo teatro stabile cittadino nell’antico Sedile, già casa decurionale, in piazza Grande odierna piazza Mercantile.
teatro Piccinni, PucciniCon una platea di sedie di legno e un paio di palchi, quanto basta per qualche signorotto e per i componenti del decurionato, il Sedile ospita ogni sorta di spettacoli a cominciare dai piccoli teatri viaggianti napoletani, alle altrettanto piccole compagnie che presentano drammi, prosa e musici vari.
Ma Bari non è l’unica cittadina pugliese ad avere un teatro stabile. Trani ne aveva eretto uno, il San Ferdinando, fin dal 1722. Il Paisiello di Lecce nasce nel 1870 sulle ceneri del Teatro Nuovo inaugurato nel 1768; il Teatro del Giglio a Gallipoli è stato costruito nel 1825 in omaggio a Francesco I e diventa Teatro Garibaldi dopo l’unificazione. A Lucera, sulle ceneri del Teatro Vecchio, viene edificato nel 1838 il teatro Maria Isabella di Borbone divenuto, anche questo, teatro Garibaldi. Il teatro Umberto Giordano a Foggia è inaugurato nel 1828 e fin dal 1805 c’era già il Teatro Carolina. L’odierno teatro Curci di Barletta altro non è che il vecchio teatro San Ferdinando inaugurato nel 1819.
A questi teatri, sempre piccoli ma non modesti, ne vanno aggiunti innumerevoli altri disseminati in tutti i centri della regione. Alcuni sono minuscoli gioielli architettonici arredati con il gusto sfarzoso di un tempo da architetti quasi sempre napoletani o di ‘scuola napoletana’ – la cultura partenopea esercita un forte fascino nel Regno – altri sono ospitati in locali di fortuna, in conventi, abitazioni private di facoltosi nobili, nei palazzi reali degl’intendenti e perfino sui sagrati e porticati delle chiese. Un viavai incessante di artisti girovaghi, quasi sempre e soprattutto napoletani, attraversano la Puglia in lungo e in largo. Né mancano puntate di pupari siciliani altrettanto apprezzati.
Bari ha il suo primo modesto teatro, costruito per metà in tufo e la metà superiore in legno, nel 1839. Non ha mai avuto un nome e siccome la sua forma suggeriva una classica zuppiera da brodo, i baresi, che per antico vezzo danno un soprannome a tutto e a tutti, l’hanno chiamata la ‘Zzuppiera’. L’anno successivo però, il Consiglio municipale delibera la costruzione di un fastoso teatro comunale da ubicarsi di fronte al palazzo dell’Intendenza, odierna Prefettura. La prima pietra è posta il 18 ottobre 1840 e solleva le proteste dell’arcivescovo di Bari Basilio Clery… ma come, si pretende di costruire prima un tempio laico e poi quello religioso?… e ottiene la sospensione dei lavori per il teatro e la costruzione della chiesa di San Ferdinando nel nascente ‘nuovo borgo’.
Bari, dunque, dovrà attendere 14 anni prima di vedere il Teatro e un’ala del futuro Municipio completato. Il 4 ottobre 1854 il Piccinni, che ha rischiato di essere intitolato a Maria Teresa moglie di Ferdinando II, alza il sipario per la prima rappresentazione del Poliuto di Gaetano Donizetti.
Così, nel 1854 Bari, con i suoi trentamila abitanti, è la seconda città del regno del Mezzogiorno continentale ad avere un teatro, secondo solo al San Carlo di Napoli, luce e faro di ogni espressione artistica: dalla commedia al dramma, dalla poesia alla musica da camera, al melodramma.
Ma l’amore, la passione, perfino l’esperta conoscenza da melomani che i pugliesi di ogni ceto sociale hanno per la musica lirica, non viene dal teatro. Anzi, il teatro è il punto di arrivo di spettatori che per anni hanno esercitato l’orecchio a seguito di complessi bandistici – nelle strade, nelle piazze, sotto enormi casse armoniche disseminate in ogni piccolo centro della regione – a volte di mediocri, spesso ottimi, altre volte ancora spettacolari e professionali, noti e apprezzati anche oltre i confini del Regno.
Vittorio Scarano torna da Milano dopo un breve soggiorno a Napoli, dove sceglie e ordina ai fornitori del San Carlo scene e costumi per l’imminente stagione del Piccinni e consegna alla stampa il cartellone delle opere… si tratta di quattro gioielli di classico repertorio scrive l’impresario. Marta di Friedrich Flotow, Traviata di Giuseppe Verdi, Sonnambula di Vincenzo Bellini, l’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti e un’altra opera da destinarsi. Facciamo voti – aggiunge il giornalista – che l’impresa non finisca come tante volte col rimetterci del proprio: in tal modo in avvenire lo Scarano potrà assicurare l’apertura del nostro Teatro.
Il Municipio, malgrado alcuni autorevoli interventi, ha confermato la sua indisponibilità. Le casse del Comune sono così vuote che è stato sospeso anche l’esercizio degli ‘Omnibus’ cittadini – un calesse rettangolare con due panche di legno per ogni lato, per 4 e 6 posti, con un tetto a baldacchino – essendo venuti meno, informa il gestore del servizio, le sovvenzioni del Comune e della Camera di Commercio.
Intanto, dopo aver messo le locandine degli spettacoli nelle bacheche sotto il porticato del Teatro, Scarano informa gli abbonati che non sarà consentito, come di consueto, di presenziare alle prove generali.
Apriti cielo. Fioccano le proteste. Molti minacciano di disdire gli abbonamenti. Alla fine Scarano, dopo aver motivato la sua iniziativa, si arrende… le prove sono monche di parecchie parti e non danno l’idea della buona riuscita… ma essendo sorti malumori fra gli abbonati… sarò lieto di ospitarli anche alle prove.
Domenica 23 dicembre 1894 finalmente s’inaugura la stagione lirica. L’opera della prima rappresentazione è Marta del compositore tedesco Flotow. Una composizione poco nota al grande pubblico, ma fra gli appassionati melomani baresi c’è chi ricorda ch’è già stata rappresentata proprio al Piccinni trent’anni prima in occasione del primo decennale del teatro barese. L’autore, Flotow, l’aveva composta nel 1843 con il titolo Lady Henriette e solo nella seconda versione l’opera era diventata Marta.
Il successo è stato pieno e spontaneo – commenta il critico del Corriere – si che della felice idea avuta dall’impresa tutti, giovani e non giovani, han dovuto essere contenti: hanno sentito l’animo vibrare all’urto dolcissimo delle ricordanze sotto il fascino potente di una musica così piena di pura eleganza e di nobili semplici bellezze.
Le recensioni sulla stampa, si sa, sono importanti per il Gestore e gli artisti. Ma il buon Scarano non se ne sta con le mani in mano. Migliora e modifica continuamente ogni spettacolo, dalle coriste alla protagonista, che sostituisce due volte, scritturando alla fine, il gran nome, l’artista di ‘grido’, la signorina Giuseppina Falconis della Perla già nota alla Scala di Milano e naturalmente al San Carlo di Napoli.
teatro Piccinni, PucciniIntanto, il Consiglio comunale del 29 dicembre 1894 approva il progetto provvisorio per la costruzione di un Politeama del signor Antonio Petruzzelli che sarà edificato in piazza Cavour. Il progetto è dell’ingegnere Angelo Cicciomessere… strana contraddizione degli eventi – commenta il cronista – l’ingegnere Cicciomessere è quello stesso Capo dell’ufficio tecnico comunale qualificato incapace dalla relazione della Commissione d’inchiesta municipale e sospeso da quell’ufficio con deliberazione della Giunta. Il Caso, non c’è che dire, è spesso un grande filosofo.
Qualche anno dopo l’ingegnere cambierà il suo cognome per diventare Angelo Messeni.
Arriva intanto l’inverno. Il bollettino meteo segnala, la sera della ‘prima’ della Traviata, una temperatura di 5° sopra lo zero e qualche giorno prima era sceso a 1 grado. Il freddo comincia a falcidiare bambini e anziani. Si muore, soprattutto i bambini, per vaiolo e meningite oltre che per scarlattina e morbillo, e per bronchiti, polmoniti e tifo gli anziani. Ma è il vaiolo che preoccupa e stenta a lasciare la provincia. Solo a Bari si hanno 20, 30 decessi al giorno a fronte di una natalità di 5, 6 al massimo.
L’8 gennaio 1895, nonostante il tempo inclemente… un vento gelido come per tempesta entra nelle ossa… la vecchia e severa sala del nostro Massimo, splendente di luce e riboccante di pubblico, fioriva tutta della grazia e della beltà femminile… quando il maestro Mario Bavagnoli ha dato inizio al preludio della Traviata.
Un grande ininterrotto successo per tutte le recite dell’opera di Verdi tanto che l’impresario comincia ad allargare i cordoni della borsa acquistando spazi pubblicitari sui quotidiani… perché accorra anche il pubblico forestiero della provincia.
E’ sempre molto freddo. Il bollettino di stato civile continua ad essere allarmante. Le notizie sul decorso del vaiolo che quest’anno ha funestato i comuni di Bitonto, Corato, Gravina, Altamura e Bari – si legge in un trafiletto di cronaca cittadina del 14 gennaio – sono confortanti considerato che la nostra provincia ha il triste primato su tutte le consorelle di dare il maggior numero di decessi annui.
Ma è troppo presto per un bilancio. L’inverno è appena iniziato e non sarà mite.
Anche la stagione lirica sembra avviata verso un grande successo. Ma la recensione della prima rappresentazione dell’Elisir d’Amore di martedì 22 gennaio è tutt’altro che benevole… una delle più vivaci e pure creazioni donizettiane si è trovata esposta a manifestazioni di disapprovazioni da parte di un pubblico che non è riuscito a liberarsi dello spirito vibrante del dramma e della musica di Verdi… in altre parole, l’Elisir è stato un fiasco. Non per colpa degli artisti, che sono stati applauditi più volte, ma dell’orchestra. Non è stata all’altezza del capolavoro di Donizetti.
Allarmato, l’impresario, Vittorio Scarano, sospende l’Elisir, rimette in scena la Traviata – e il teatro torna a riempirsi di spettatori con un pubblico proveniente dai più lontani siti della provincia – cancella la Sonnambula, annuncia che la prossima opera in cartellone sarà la Manon Lescaut di Giacomo Puccini e dopo aver affidato il teatro nelle mani del fratello Paolo, parte per Napoli alla ricerca degli allestimenti per la nuova opera, soprattutto per cercare un nuovo direttore d’orchestra.
Per quanti, invece – e sono la maggioranza – uno spettacolo al Piccinni possono solo immaginarlo, nella tarda mattinata di ogni giovedì e domenica sulla cassarmonica stabile in piazza Prefettura, si esibiscono la banda musicale del 43° Reggimento Fanteria e la banda Municipale diretta dal maestro, direttore d’orchestra e compositore Enrico Annoscia, icona popolare, dotato di spiccato acume musicale e grande personalità.
Il suo repertorio è molto ampio, passa dalla musica popolare, alla musica classica, al melodramma, ai valzer e polke dei compositori viennesi. Suona indifferentemente musiche di Mozart, Meyerbeer, Wagner, Bizet, Verdi, Puccini e Bellini. Adatta personalmente le musiche per l’orchestra bandistica e spesso anticipa melodie e arie dell’opera in cartellone la sera successiva.
‘Pupe de Zzucchere’, come affettuosamente lo chiamano i baresi, ha quarant’anni compiuti, è figlio del ‘musicante’ Saverio che, vista la sensibilità del ragazzo per la musica, lo manda a studiare a Napoli dove perfeziona la sua formazione imparando a comporre musica e a suonare clarinetto e pianoforte. Ma la passione di Enrico è la banda, gli strumenti d’ottone, il folklore delle bande musicali cittadine.
A trent’anni Annoscia ha già composto inni, marce e lodi – ai sovrani d’Italia Umberto e Margherita e a Nicolò Piccinni – e dal 1885 al 1889 ha diretto l’orchestra del Piccinni e opere di Verdi, Rossini, Donizetti e altre di compositori vari. Ma poi torna sempre e immancabilmente alla Banda.
L’uomo è inconfondibile. Più alto della media, dritto nella persona curata, impeccabile nel suo completo attillato, camicia con colletto duro, gilet, farfallino immacolato e cappello di feltro nero a larghe tese. Sempre preceduto e seguito da ammiratori ‘u maiestre’ è spaventosamente magro, sembra così delicatamente fragile che una stretta di mano più vigorosa potrebbe mandarlo in frantumi. Da qui, forse, il soprannome popolare ‘Pupe de Zzucchere’. Ma il Maestro non si offende. Annoscia ama il popolo delle piazze, le persone umili e devote che seguono la sua banda ‘dret’a Ccrist muerte’ il venerdì santo e ai funerali solenni. Annoscia è nato per accendere entusiasmi in folle anonime e disposte a perdonargli qualche gesto d’orgoglio.
Il 28 gennaio Scarano torna da Napoli con notizie clamorose. Approfittando della temporanea chiusura del San Carlo egli ha scritturato e noleggiato tutto il necessario per l’allestimento dell’annunciata Manon compreso artisti, costumi, scene, alcuni professori d’orchestra e perfino il direttore, maestro Vincenzo Lombardi, che da cinque anni dirige la celebre orchestra del San Carlo. Il Maestro ha già ripetutamente diretto l’opera di Puccini alla presenza dell’Autore… e noi, a Bari, mai avremmo potuto sperare di vedere il podio del Piccinni occupato dal direttore d’orchestra del San Carlo.
Fin dai primi giorni di febbraio arriva l’inverno e le temperature rigide. Il termometro scende continuamente fino a due gradi sopra lo zero e le vittime del vaiolo e delle malattie polmonari tornano ad aumentare. Ma in città corre voce che Casa Ricordi, per promuovere la seconda versione della Manon, sta cercando di convincere Puccini a presenziare alla rappresentazione del suo lavoro nel teatro barese.
La sera di giovedì 7 febbraio Vittorio Scarano mette in scena la ‘prima’ della Manon… è un successo trionfale… una serata d’entusiasmo frenetico, trasmodante – scrive l’esperto recensore del Corriere – lo spettacolo è stato ad ogni momento applaudito con ardore inaudito, con furore… lo stesso furore con cui il maestro Lombardi ha affrontato la fatica della direzione abusando pazzamente delle sue forze materiali e morali, sgolandosi, muovendosi, eccitandosi, spiegando ai cori e all’orchestra il soggetto, insegnando e inseguendo l’azione scenica, ricordando, correggendo, facendo da artista da comparsa e da maestro, compiendo il miracolo di questa Manon Lescaut, dinanzi a cui il pubblico è andato e andrà per molte sere, in delirio.
La stessa sera il sindaco Giuseppe Re David invia un telegramma al maestro Puccini… dalla terra di Piccinni e De Giosa parte unanime, entusiastico il plauso al geniale autore della Manon… un successo clamoroso, pieno e meritato… Vostro intervento, desiderato dal pubblico, completerebbe festa artistica. E, fra le pressioni dell’Editore e quelle di decine di altri telegrammi recapitati all’Autore da molti estimatori del melodramma, Puccini si arrende. Dopotutto, il successo della Manon al Piccinni… si è ripercorso per tutta la penisola, scrivono i quotidiani.
Nel frattempo, ogni replica dell’opera pucciniana continua ad avere… una folla straordinaria di pubblico elegante con largo concorso di forestieri… si notava, fra gli altri – scrive il redattore – molte famiglie facoltose della provincia: i Soria di Gioia del Colle; i Moccia e De riso di Noicattaro, il comm. Angelo Pesce di Mola, la famiglia Combes di Barletta; il cav. Luciani di Acquaviva, i Latilla di Casamassima, i Trerotoli e Bozzi di Grumo e diversi altri delle province vicine.
E il gestore, Vittorio Scarano, dava recite ‘ fuori appalto’ e serate speciali in onore del maestro Lombardi e della soprano Falconis della Perla.
Il 18 febbraio, a Bari, comincia nevicare. Il bollettino meteo segnala tre gradi sotto zero e molti centri della provincia sono già imbiancati da giorni. In questi anni, la neve e il freddo intenso in Puglia, sono ricorrenti. Ma a Bari, ogni nevicata è sempre stata una tragedia… tutta ieri – scrivono i cronisti – era impossibile transitare per le strade di Bari senza affondare fino al ginocchio nella neve o nell’acqua e il servizio di sgombro lo si è fatto in modo tanto illusorio che pare proprio non sia stato fatto.
teatro Piccinni, PucciniSolo corso Vittorio Emanuele sembra abbia avuto maggior riguardo. Ma il giorno dopo ecco una nuova nota dei cronisti… non sappiamo comprendere con quale criterio il Municipio ha ordinato di sgombrare la neve da sul Palazzo di città facendola gittare così, alla spensierata, sul Corso e sulle vie adiacenti con grave disturbo dei passanti e lordando di nuovo le strade.
Il 21 e 22 febbraio torna il sole… un anticipo delle nostre splendide giornate primaverili, eppure, a Bari, è come si fosse nel più lurido villaggio. La neve vi resta ammassata insieme a tutte le immondizie possibili e immaginabili… non possiamo deplorare lo spettacolo indecente… e domani sarà fra noi Giacomo Puccini che ha voluto dare alla nostra città questa splendida prova di deferenza. Signor assessore alla pulizia urbana vogliamo provvedere?
Il grande compositore lucchese, un signore piacente e ben piantato di 37 anni, arriva a Bari proveniente da Napoli con l’ultimo treno di venerdì 22 febbraio accompagnato da un rappresentante della Ricordi, dal poeta e pubblicista partenopeo Ferdinando Russo, paroliere di canzoni e macchiette napoletani e da diversi altri artisti e pubblicisti. Gli ospiti scendono tutti all’Hotel Cavour, il palazzo di fronte al monumento di Nicolò Piccinni.
Puccini dovrebbe presenziare alla rappresentazione di due sole recite… saranno recite di gala, col teatro illuminato al completo e addobbato a fiori… ma il grande compositore è accolto con tale entusiasmo e calore in teatro e dal popolo barese che finirà per restare a Bari fino alla sera di mercoledì 27 febbraio.
Scarano, intanto, un vulcano in continua attività, prende contatti con la ferrovia Adriatica e con le Ferrovie economiche, la Bari-Barletta, assicurando al pubblico delle province di Bari, Foggia e Lecce – che all’epoca includeva anche le future province di Brindisi e Taranto – non solo agevolazioni per l’andata e ritorno ma anche il servizio per il dopo teatro… a che domani, nessuno possa dire: io non c’era!
Alle 8 di sabato sera 23 febbraio, nonostante il freddo intenso, il termometro segnava appena tre gradi sopra lo zero, l’intera piazza Prefettura è gremita. Il tratto di strada dall’Hotel Cavour al Piccinni, separati dalla sola via Cairoli, è presidiato dalla Polizia Municipale, dai Pompieri e dai Carabinieri che hanno creato un corridoio per consentire a Puccini l’ingresso in teatro. Appena il Maestro esce dall’albergo è accolto da un’ovazione che lo accompagna fin dentro il teatro e, varcatane la soglia, un interminabile applauso lo segue fino alla sua apparizione nel palco a lui riservato.
Un trionfo. Una serata memorabile, indimenticabile – si legge nella cronaca dei giornali di domenica – che lascia tutti coloro che ieri sera si trovarono al Piccinni, il desiderio vivissimo di godere ancora lo spettacolo magnifico, una vera festa dell’arte.
Puccini è stato chiamato alla ribalta 45 volte. L’opera, che fra una chiamata e l’altra solitamente non si prolunga per più di tre ore, la Manon di questa specialissima serata è cominciata alle 8,30 ed è finita all’una del mattino di domenica 24.
Alle 14 dello stesso giorno, il sindaco Re David e la Giunta municipale offrono un banchetto in onore del Maestro al ristorante del gran caffè Risorgimento dove sono invitati anche gli artisti e il gestore del Piccinni, insieme a pubblicisti locali, a numerosi colleghi napoletani e quanti sono sempre a seguito del grande compositore.
E domenica 24 il successo della serata precedente, le scene di entusiasmo per gli artisti, l’orchestra, il Direttore e Puccini, si ripetono… molti spettatori tornati anche ieri sera – scrive il cronista – credevano di non poter godere le emozioni della prima sera. Invece, essi avrebbero con lietezza constatato che il diapason dell’entusiasmo era salito a più alto grado. Puccini è stato acclamato da mille e mille bocche ad una voce sola anche più delle 45 volte di sabato sera… lasciando il Maestro visibilmente commosso.
Intanto il maestro Enrico Annoscia prepara una sorpresa al grande compositore toscano: ha trascritto e ridotto per la sua banda, da una semplice riduzione per pianoforte, lo splendido intermezzo sinfonico della Manon, a mezzogiorno di lunedì 25 febbraio, in un assoluto fuori programma, ha fatto salire la banda sulla cassarmonica e dopo aver eseguito la gaia melodia di Clausetti, ‘Africanella’, ha fatto attaccare l’intermezzo della Manon.
Puccini, dopo la lunga serata in teatro, si è appena svegliato quando sente filtrare dalle finestre della sua stanza le note della sua musica. Non osa affacciarsi, fa un freddo polare, ma si veste in fretta, scende in piazza Prefettura – dove quasi nessuno lo riconosce – e facendosi largo a gomitate arriva sotto la scaletta che porta alla cassarmonica e al podio proprio quando l’intermezzo è alle ultime note.
Puccini, che intanto è stato riconosciuto, è il primo fra il numeroso pubblico ad applaudire l’esecuzione di Annoscia. Poi, il Maestro sale lentamente la scaletta che porta al podio, si avvicina ad Annoscia e, come impacciato di fronte a quell’uomo che sembra un monumento, prima gli porge la mano e infine l’abbraccia con calore mandando in visibilio gli spettatori dell’intera Piazza: Puccini ha compiuto un gesto straordinario nei confronti di ‘Pupe de Zucchero’ e la sera di mercoledì 27 febbraio, una folla immensa, con lumi e fiaccole lo accompagna alla stazione Adriatica dove è già atteso dal Sindaco, dall’impresario Scarano con le maestranze e gli artisti del Piccinni, tutti i componenti della banda municipale con in testa l’inappuntabile Annoscia, da numerosissimi ammiratori… e da una folla straordinaria di popolo plaudente – registrano i cronisti – l’entusiasmo raggiunge il delirio… Puccini è addirittura portato in stazione in trionfo e lui, commosso fino alle lacrime, ripete spesso che non mai si cancellerà dal suo cuore il grato ricordo della nostra terra.

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