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Bari, storia di una città. Buon compleanno Margherita, 100 anni e li dimostra

13 Set 2010 | Nessun Commento | 5.515 Visite
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Buon compleanno teatro Margherita
Continua il viaggio dedicato alla storia di Bari, descritta dall’appassionato di storia e cultura barese Nicola Mascellaro che da più di trent’anni fotografa questa città e la racconta. Al suo attivo ha diverse pubblicazioni. 

Buon compleanno Margherita… cent’anni, e li dimostra. Era nato il 5 settembre 1910 sotto una cattiva stella.
Già prima di vedere la luce il ‘Varietà Margherita’ è oggetto di contestazione. Il battagliero poeta e giornalista Armando Perotti avuta notizia che sul suolo dei giardini Margherita e del Belvedere a mare sarebbe sorto un nuovo teatro interamente in legno, veste gli abiti del ‘capopopolo’ – come faceva spesso per difendere tradizioni e cultura popolare – e alla testa di un manipolo di pescatori inscena una manifestazione di protesta sotto le mura del Municipio e al grido: il mare non si tocca, il teatro non lo vogliamo, chiede di conferire con il Sindaco.

Non è il mare che si vuole togliere, sostiene il sindaco Domenico Mandragora, ma quell’odore nauseabondo che d’estate e nei giorni di scirocco ammorba l’intera città. In ogni modo è al Demanio che dovete rivolgere le vostre lagnanze.

Protestano anche i fratelli Petruzzelli che avevano avuto dal Comune l’assicurazione che la città non avrebbe costruito nuovi teatri. Solo che i Petruzzelli intendevano ‘teatri’ in senso ampio, il Municipio intendeva teatro lirico.

Ma dall’inizio del nuovo secolo al 1910 l’afflusso di nuovi residenti a Bari è quasi triplicato. La città è diventata una ‘metropoli’ di 103mila abitanti con esigenze sociali e culturali notevolmente maggiori che in passato e, di pari passo, è aumentata la richiesta di nuovi e diversi luoghi d’intrattenimento. Sorgono così nuovi teatri di spettacoli vari che includono la città nei circuiti delle grandi compagnie di prosa, dei grandi interpreti del varietà e, naturalmente, dell’immancabile commedia dell’arte napoletana.

E’ la Bari del Caffè Stoppani e del Gran caffè Risorgimento, del chiosco dell’acqua del Serino – un chiosco sul corso Vittorio Emanuele abbattuto negli anni Cinquanta – che nelle sere d’estate dissetava i passanti con due bicchieri a un soldo. E’ la Bari delle gite a San Cataldo e delle serate nelle ville sulla via per Carbonara, dove le famiglie benestanti, i ricchi commercianti, passano l’estate sacrificando cosciotti d’agnello. E’ la Bari dei ‘taralle e’zzucr’, dei chioschi di gelati e dei gelatai ambulanti con le granite di limone e la ‘grattamarianna’, dello struscio domenicale al Corso, della cassarmonica sotto la Prefettura dove banda cittadina diretta dal Maestro Annoscia si esibisce suonando note aree di melodramma.

La città continua a crescere e ad ammodernarsi. E’ arrivata la luce elettrica, sono state inaugurate le prime linee tranviarie urbane; oltre la cinta ferroviaria proliferano depositi di prodotti alimentari e piccoli opifici: molini, pastifici, conservifici e superati gli effetti dell’ennesima guerra doganale, questa volta con la Spagna, riprende il commercio e l’esportazioni di vini, oli e frutta con il Nord dell’Italia e d’Europa dando inizio ad una nuova stagione di benessere. Bari, insomma, torna ad essere centro commerciale, economico e amministrativo della Puglia.

Certo, il divario fra il borghese – che frequenta il Piccinni e il Petruzzelli – e il proletario è sempre notevole. Ma il lavoro non manca e i locali d’intrattenimento proliferano. L’operaio, il manovale, il bracciante hanno scoperto il cinema, ancorché muto; i rampolli dei ricchi commercianti e produttori di vini e oli frequentano, invece, i numerosi locali notturni tra via Piccinni, via Melo e via Argiro. I cinematografi nascono come funghi. La nuova meravigliosa invenzione dei fratelli Lumiére è diventata così popolare che nel 1904 è riuscita a profanare perfino il teatro Piccinni.

In breve, il 5 settembre il ‘Varietà Margherita’ apre i battenti. La formula di spettacolo adottato dai gestori è un successo. Il locale è sempre pieno. In una serata si esibiscono diversi artisti italiani e stranieri: la diva fatale, le ballerine, il comico i cantanti, rigorosamente napoletani, il recital di musica lirica, il prestigiatore, le canzonettiste e perfino domatori. Ogni tanto è ingaggiato l’artista di grido, nomi celebri dello spettacolo nazionale. Ad ottobre si esibisce il grande Ettore Petrolini che entusiasta per l’accoglienza del pubblico barese promette di tornare insieme alla sua leggiadra consorte.

Buon compleanno teatro MargheritaVa tutto bene fino alla sera del 20 luglio 1911. E’ annunciato un grande spettacolo: l’esordio della ‘gran stella italiana’ Bianca Aurora, della cantante napoletana Fulvia Musette, la canzonettista Gemma Iuvas, la divetta Pervink Dinorah, gli Hermont Corazzieri e infine, un’attrazione di assoluto primissimo ordine, si legge nella locandina, la ‘Rooder Troup, le femmes incroyables’, direttamente da Parigi. Quattro ore di spettacolo vario che il pubblico sottolinea con scroscianti applausi.

All’una e trenta del mattino del 21 luglio, a spettacolo finito, gli artisti, come il solito, raggiungono i ristoranti per la cena. Molti vanno al Kursaal Posillipo un locale-cabaret, anch’esso in legno, situato sull’odierno molo San Nicola. Per ironia della sorte il Posillipo e il Margherita sono dirimpettai. Li separa il mare di ‘n’dèrra la lanza’.

Alle tre della stessa mattina gli artisti che stanno cenando al Posillipo si accorgono che lunghe lingue di fuoco arrossano il cielo. Escono dal locale e assistono attoniti al furioso incendio che distrugge totalmente il Margherita, i loro costumi di scena e gli strumenti di lavoro… da ieri notte, l’elegante teatro non c’è più. Al posto suo sul mare non rimane altro che una grande catasta di legname fumante. Un fulmineo, devastante incendio ha rapidamente distrutto tutto.

Le indagini e l’inchiesta successiva non approdano a nulla. I Vigili del fuoco hanno ipotizzato un corto circuito, ma non hanno escluso il dolo per ‘gelosia di mestiere’. Scatta la solidarietà dei baresi. La sera successiva, l’impresario del Petruzzelli, cavalier Quaranta, organizza uno spettacolo di beneficenza a favore degli artisti che sono rimasti ‘nudi’ e senza mezzi per tornare a casa. Lo spettacolo, benché privo di tutto l’armamentario scenico, è un successo. Il pubblico ha riempito il Petruzzelli fino al loggione.

Il successo del Varietà Margherita e della sua formula di spettacolo ha aperto una specie di corsa all’oro. Imprenditori e commercianti avveduti come i Petruzzelli hanno scoperto che i baresi hanno una gran voglia di divertirsi.

Infatti, nel corso del 1912, nell’enorme piazza Cavour, proprio accanto al Petruzzelli che nel frattempo ha aperto al teatro di prosa e al varietà, sorgono altri due teatri: il Politeama Olimpia e il Kursaal Italia divenuto, due anni dopo, Sala Italia. Sono teatri popolari che ospitano compagnie di teatro viaggiante. All’Olimpia gli artisti sono illusionisti, equilibristi, danzatori, contorsionisti, cani e orsi ‘comici’ ammaestrati. Immancabili, naturalmente, canzonettisti e macchiettisti napoletani. Al Kursaal Italia, invece, più grande e meglio attrezzato, si può assistere a spettacoli teatrali della grande tradizione napoletana, concerti di musica classica, recital lirici e perfino proiezioni cinematografiche.

Un successo dopo l’altro. Tanto che il Municipio, constatato l’affollamento ai botteghini dei numerosi cinematografi e teatri, mette in cantiere il restauro del teatro Piccinni.

Dopo quattro anni di discussioni e due di restauro, la sera dell’8 dicembre 1914 il teatro Municipale Piccinni riapre i battenti con il melodramma di Gaetano Donizetti, Lucia di Lammermour… il nostro Massimo ha riacquistato il suo antico splendore – si legge sui giornali – la luce elettrica, il luccichio delle decorazioni, i velluti e il perfezionato sistema acustico, hanno fatto il miracolo.

Quattro mesi prima, il 22 agosto, sulle ceneri del Varietà Margherita nasce il Kursaal Margherita, un pittoresco complesso in cemento armato agghindato di fronzoli e gugliette in stile Liberty, che pare uscire direttamente dal mare… sembra una chiatta che par si dondoli sull’alterno moto delle onde, scrive il poeta. Il mirabile complesso che scintilla sotto il sole dell’Adriatico – scrive il cronista – apre i battenti per offrire al pubblico pugliese i più bei spettacoli di varietà.

Il programma della ‘prima’ offre i migliori numeri del Café Chantant: la stella Emma Romanelli, la Bella del Rio, il trio danzante del tango e della furlana e il simpatico e fine dicitore della melodia napoletana Armando Gill che all’ultimo momento darà forfait per un’improvvisa influenza. La sala, gremita dal miglior pubblico della nostra città – scrive il Corriere delle Puglie – presentava un colpo d’occhio stupendo.

L’ultimo cinematografo nato a Bari prima della Grande Guerra è il cinema Cavour, inaugurato il 31 ottobre 1914. La nuova sala sorge nei grandi spazi vicino al Petruzzelli. Un’opera maestosa, mille posti a sedere, il più elegante cinema della provincia: la scalinata prima dell’ingresso, un ‘foyer’ arredato con divani e tende di velluto, alle pareti spiccano manifesti e disegni di film e di stelle cinematografiche alternate da grandi specchi in cornici intagliate, radiatori e perfino ventilatori a maggior confort degli spettatori. Al Cavour trionfa il cinema muto. Molte richieste le pellicole con Lina Cavalieri, più che mai fatalona; di Francesca Bestini, Za la Mort, Maciste e Lyda Borelli.

Sempre nelle vicinanze c’è un minuscolo teatro, il Modernissimo, dove trionfa il gran Varietà con Anna Fougez, Mimì Maggio e Les Cafiero, mamma Scarano ed Elvira Donnarumma. Sulle tavole del piccolo palcoscenico si esibisce anche Raffaele Viviani. Una sera, dopo aver soddisfatto numerosi bis, stanco e senza voce, si rivolge al pubblico con un sospiro: amici, abbiate pietà di me, che’sso pate e figlie’. Don Raffaele aveva appena saputo di essere diventato padre di Vittorio Viviani.

Poi, quando sembra che nulla possa fermare lo sviluppo economico e sociale di Bari, proprio nel 1914 e proprio sull’Adriatico, appaiono le prime nubi della Grande Guerra. I teatri cominciarono ad essere sempre meno frequentati. La guerra impone restrizioni di ogni tipo, le comunicazioni sono difficili e le grandi compagnie teatrali cominciano a disertare il Meridione. Resiste, per poco tempo, il Varietà che deve però fare i conti con il cinema sempre più diffuso che ha costi decisamente popolari. Per gli amanti del melodramma, invece, c’è sempre la cassarmonica sotto la Prefettura. Ma il maestro Enrico Annoscia dovrà fare spazio al collega, maestro Salvatore Rubino, direttore della banda del Presidio che alle marce militari alterna pezzi d’opera di Mascagni, Bellini e Verdi.

Come tutti i teatri, dopo il primo conflitto e durante il travagliato periodo del dopoguerra con il conseguente avvento del fascismo, anche il Kursaal Margherita non ha vita facile. Ma con il consolidamento del Regime, che dal 1927 al 1937 inaugura a Bari e in Puglia una serie imponente di opere pubbliche, la proprietà massonica e trasformista torna ad aprire i cordoni della borsa. Rifiorisce così l’industria, il commercio, l’artigianato e cinema, teatri, ristoranti e locali notturni tornano a riempirsi.

All’inizio degli anni Trenta il rinato Kursaal Margherita mette in scena opere liriche, prosa e commedie; diventa Cinema e Teatro Margherita ed è pronto ad ospitare il cinema sonoro. E’ la stagione dei grandi film hollywoodiani con stelle di prima grandezza ancora oggi indimenticate.

Buon compleanno teatro MargheritaPresto, però, anche troppo presto, il vino inebriante delle cantine di Mussolini, comincia ad inacidire. I fumi arrivano al cervello. Il Duce, e gli italiani con lui, vogliono l’Impero… e hanno la guerra.

Il secondo conflitto mondiale è naturalmente peggio del primo, se non altro perché gli uomini hanno migliorato gli strumenti di morte, ed è ancora una volta il Margherita ad avere la peggio.

Dopo l’8 settembre del 1943 il primo ritrovo ad essere requisito dagli inglesi è il Margherita. Gli alleati incantati dalla bellezza del teatro, decidono di adibirlo ad entertainment club per soldati e ufficiali. Ma avevano fatto i conti senza i tedeschi che il 2 dicembre del 1943 scaricano nel Porto di Bari ed in città una tale caterva di bombe da rendere il Margherita inutilizzabile per il cinema e spettacoli di varietà. Gli inglesi sloggiano. Si trasferiscono al Petruzzelli e lasciano al Margherita solo il bar. Il grande palcoscenico centrato in pieno da una bomba diventa deposito di materiali di ogni genere, comprese armi e munizioni. L’anno successivo, il 9 aprile 1944, lo scoppio di una nave alleata nel porto di Bari, completa l’opera di devastazione del Margherita: migliaia di schegge sforacchiano l’intero palazzo e mandano in frantumi le grandi vetrate rimaste intatte nel precedente bombardamento.

Quando finalmente, nel luglio del 1946, i proprietari ottengono l’immobile, il teatro è ridotto uno scempio: centinaia di sedie sradicate dal pavimento, palchi distrutti, tappezzeria strappata e palcoscenico sfondato in più parti.

Ci vogliono nove mesi per riportare il caratteristico complesso Liberty al suo antico splendore. Bisognava ricostruire in fretta. Dare una lavoro ai reduci, portare la serenità nelle famiglie, dimenticare il fascismo, gli orrori della guerra, le miserie umane e il cinema e la cinematografia nazionale daranno un contributo sociale e culturale non indifferente.

Il 7 marzo 1947 quello che un tempo è stato Varietà, Kursaal, Teatro e Cinema Margherita, è diventato semplicemente Cinema Margherita.

E la città del secondo dopoguerra si attrezza. Al Gran Caffè Savoia si esibisce l’orchestra di Mario Latilla, il cabarettista Pippo Volpe e il duo di artisti dialettali Colino e Marietta. Sono gli anni dei the danzanti al Grand’Hotel D’Oriente, delle serate alla tavernetta del Grand’Hotel Miramare; delle grandi compagnie di rivista della gentile seratante Wanda Osiris, del grande Totò e del piccolo Erminio Macario con le sue 12 ballerine 12 al Petruzzelli; di Elsa Merlini al Piccinni e ancora, di Natalino Otto con il bravo presentatore Mario Riva; dei grandi spettacoli di Navarrini con l’orchestra del maestro De Angelis nelle cui locandine si legge che… il treno domenicale sulla linea Bari-Toritto sarà ritardato di due ore per rendere possibile agli spettatori della provincia di assistere allo spettacolo diurno.

E’, insomma, la Bari effervescente, industriosa, confusionaria, contraddittoria e moderatamente ‘godereccia’: i più, dopo una settimana di lavoro, andavano al cinema dove spesso vedevano tutto il film… in piedi.

Per almeno due generazioni di pugliesi è difficile separare il ricordo di un grande film – Via col Vento, il Dottor Divago, West Side Story, il Gattopardo – dal Margherita. Il suo nome è indivisibile dalla storia dei cinematografi baresi e pugliesi.

L’idillio fra gli italiani e il cinema – e che cinema e che autori: Rossellini, De Sica, Visconti, Antonioni, Germi e Fellini tanto per citarne alcuni – dura poco più di vent’anni. Poi, la televisione a colori, l’aumento dell’offerta televisiva sia locale che nazionale, il Sessantotto e la liberazione sessuale danno inizio ad un lungo periodo di scarsa qualità della cinematografia nazionale e mondiale. Sono gli anni dell’incredibile proliferazione di pellicole pruriginose e la famiglia smette di andare al cinema.

I cinematografi cominciano a chiudere.

Il 20 febbraio 1980 il Cinema Margherita conclude mestamente la sua lunga vita di fabbrica dei sogni. L’ultimo film in cartellone ha un titolo che sintetizza la qualità della proposta cinematografica generale. E’: ‘Blue erotic movie’, con tanto di sottotitoli… sequestrato, dissequestrato, assolto.

Da allora la grande struttura è rimasta vuota, abbandonata. Inserita, poi, nell’elenco delle bellezze della Provincia di Bari da salvare, posta sotto il vincolo di Legge del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, l’antico Varietà, Kursaal, Cinema e Teatro Margherita è da 30 anni in attesa di essere salvato. Per ora le hanno fatto il belletto e un sostanzioso lifting, è stato scongiurato il pericolo che come una chiatta si stacchi dalla terra ferma per perdersi nell’Adriatico, ma è rimasto desolatamente vuoto.

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