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Bari, quando andavamo al cinema: l’epopea del ‘muto’ (parte terza)

19 Mag 2012 | Nessun Commento | 3.903 Visite
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cinema

Alla vigilia del primo conflitto mondiale cinema e teatri vantano ogni sera il tutto esaurito. Gli spettatori aumentano continuamente, l’Italia resta in ‘vigile attesa’ e… tutto va bene nonostante gran parte dell’Europa sia già in guerra.
L’ingresso dell’Italia nel conflitto, il 22 maggio 1915, è ‘come un fulmine a ciel sereno’. All’improvviso la guerra ridimensiona tutto. I cinematografi si svuotano. Mancano i films, come si diceva allora; spesso le pellicole annunciate non arrivano, le case produttrici italiane chiudono, le francesi Pathè e Gaumont, considerate le più grandi industrie cinematografiche del mondo, hanno difficoltà a fornire anche l’Italia, altrettanto spesso manca la luce e soprattutto mancano gli spettatori, gli uomini. Chi non è sotto le armi ha ben altro cui pensare.
Eppure, nel 1917, accanto alla Camera di Commercio, apre la Sala Trianon che tre anni dopo diventa teatro Modernissimo ed ospita la compagnia di Tecla Scarano; nel 1921, in via XXIV maggio, s’inaugura il Cinema Teatro Sociale, che all’inizio propone solo commedie, varietà napoletano e poco cinema. Molte volte le sale sono illuminate a gas acetilene. Durante il conflitto, anche il Petruzzelli ed il Margherita danno pochi spettacoli cinematografici e, finita la guerra, si ferma tutto.
La Puglia non ha subìto molti danni dal conflitto, ma i giovani sono accorsi sotto le armi a decine di migliaia e senza braccianti la poca terra coltivabile è rimasta incolta. Così, fra lutti, miseria, fame, il ritorno di migliaia di reduci lasciati allo sbando e, infine, la tristemente nota ‘Spagnola’ – una devastante pandemia esplosa proprio nel 1918 provocando milioni di vittime in tutto il mondo – finisce per completare l’opera di devastazione materiale e morale delle popolazioni. Il cuore, lo spirito, l’anima inaridisce come la sitibonda terra pugliese… e i cinematografi chiudono.cinema1
Fino al 1922 gli unici cinematografi aperti sono il Sociale e il Cavour. Poi, il 2 luglio dello stesso anno, anche il Cavour deve arrendersi: «il locale cessa definitivamente gli spettacoli dovendosi procedere alla demolizione» recita il comunicato del gestore.
Fra mille difficoltà – disoccupazione, scioperi dei braccianti, cariche di polizia, scontri fra opposte fazioni politiche, manganellate e olio di ricino – riprende la vita e il 28 ottobre 1922 Bari inaugura il nuovo Cinema Umberto nella piazza omonima.
«Stasera registriamo un’altra superba affermazione della nostra operosa cittadinanza» si legge nella Gazzetta di Puglia, il nuovo quotidiano nato da una ‘costola’ del vecchio Corriere. «In un punto destinato ad essere centralissimo in un prossimo futuro è sorto il nuovo Cinema Umberto un’opera che sorpassa in grandiosità e senso artistico ogni aspettativa».
Costruito su due superfici la volta della nuova struttura è alta 11 metri. La sala della platea è imponente. Lunga 35 metri e larga 25 contiene 1.600 poltroncine in ferro imbottite. L’anfiteatro, invece, cui si accede per mezzo di due scalinate in marmo, è capace di 400 posti fra poltroncine e palchi… «illuminato da sette lampadari al centro e da 20 lampade laterali: la platea offre un colpo d’occhio superbo» continua il cronista. L’intero edificio ha tre ingressi principali e cinque porte laterali; è arieggiato da 31 finestre laterali e da quattro aspiratori. La grande sala d’aspetto contiene la biglietteria e la buvette. «All’inaugurazione sono convenute uno stuolo di autorità accompagnati da elegantissime signore e signorine. Appena la scelta orchestra del maestro Siciliani ha intonato l’inno reale, l’immenso pubblico ha acclamato ripetutamente all’Italia e al Re».
Alle 20, finita la cerimonia inaugurale, si sono aperte le porte al pubblico in attesa all’esterno ed è iniziata la proiezione de «la grandiosa film ‘Il fango e le stelle’ un capolavoro moderno interpretato dalla bellissima attrice Italia Almirante Mancini. Una diva della scena muta».
Quella sera stessa, a Milano, la cinepresa della storia stava girando le ultime scene del drammatico documentario: ‘La marcia su Roma’: riprendeva Benito Mussolini che saliva sul vagone letto per raggiungere la Capitale dove l’attendevano migliaia di fascisti.
Non sono tempi per andare al cinema… «nonostante quel faro di grandezza e riconquistata dignità che s’irradia da Roma…» per molti la vita è grama; per la maggioranza dei giovani è anche peggio, è misera.
Pur con prezzi bassi, il richiamo della nuova, ricca produzione d’oltreoceano e le numerose iniziative per allettare il pubblico – spesso, quando i film sono lunghi, li proiettano in due, anche in tre serate di seguito per dare spazio al varietà e sperare che gli spettatori tornino la sera successiva – il cinematografo resta un lusso.
cinema2Con una lira, una lira e cinquanta gli impresari offrono film e spettacoli di varietà, sketch, attrazioni, illusionisti, marionette soprattutto artisti e cantanti napoletani, ma… «è un vero miracolo – scrive il cronista – vedere i teatri o i cinematografi discretamente affollati». Una lira, una lira e mezzo non sono alla portata di tutti. C’è gente che con quella somma mette insieme un pasto!
Così, fin dal 1923 il Cinema Umberto propone il film ‘Anna Bolena’ in sei parti; il Sociale ‘Eterna tentatrice’, con la grande Lina Cavalieri, e annuncia due nuovi film con Douglas Fairbanks; il Margherita s’inventa addirittura un Music Hall. Nella superba sala d’aspetto, elegantemente allestita, con la grande vetrata che affaccia direttamente n’derra la lanza’, propone… «un tradizionale concerto musicale con servizio completo di buvetteria e annesso spaccio di liquori, sigari e sigarette di prima qualità. Un piccolo mondo di brio e signorilità prima della proiezione della filma – come si diceva all’epoca – ‘Diana Karenne’ in cinque atti. Spettacolo unico».
Intanto, arrivano i primi film di cow-boy. Al Sociale e al Margherita impazza Tom Mix «il celebre attore americano che nel film ‘La legge del Nord’ raggiunge il più alto vertice dell’arte». Il successo di quest’attore è travolgente ed è merito suo se il western è il solo genere che abbraccia l’intero arco del cinema americano.
Ma chi è Tom Mix? È un uomo che nella vita reale, con il nome di Thomas Edwin, ha vissuto esattamente tutti i ruoli che ha interpretato sullo schermo. Nato nel 1880, è stato campione di rodeo, sceriffo, cercatore d’oro, cavallerizzo da circo, combattente a Cuba, in Cina contro i Boxer, in Sudafrica contro i Boeri e in Messico con i rivoluzionari. Nel 1910, lo sceriffo Edwin, dopo la cattura del bandito Shont e la sua banda, entra nel mondo del cinema e diventa Tom Mix. Non deve fare altro che interpretare se stesso. Predilige il ruolo di giustiziere senza macchia e ci riesce benissimo.
Nel settembre del 1924, in via Bovio, s’inaugura il teatro Garibaldi. Si paga una lira per la platea e una lira e cinquanta per il loggiato e ospita di tutto. Il circo, le marionette, le numerose compagnie d’arte varia della Campania e il cinematografo preferibilmente napoletano. Il cinema partenopeo offre un’ampia produzione di film comici, commedie e drammatici. Famosi ‘A santanotte’ e ‘Core furastiero’.
Ma ormai non c’è più spazio per i piccoli teatri e cinematografi. Soprattutto non ci sono abbastanza spettatori per il Garibaldi e il Modernissimo che chiudono i battenti. Riaprono entrambi l’anno successivo, ma il Modernissimo chiude definitivamente nel 1926 mentre il Garibaldi, dopo alterne vicende e diverse soste, nel 1929 diventa Politeama Barese e infine Supercinema. Anche il Cinema Sociale, in via XXIV Maggio, sembra scomparso. Invece, ha avuto un incidente di percorso. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, il 12 giugno 1924, gli è stato imposto di cambiare l’insegna… quel ‘Sociale’ ha un’assonanza stridente con il nuovo corso del Regime, «evoca vecchi sistemi, disoneste, ingiuste speranze» e riapre, il primo ottobre 1925, come Cinema-teatro ‘La Fenice’ che la Gazzetta di Puglia definisce: «un aristocratico ritrovo». Propone cinema e varietà dove il 3 novembre si esibisce «la celebre seratante Zamora che dal primo dicembre canterà alle Folies Berger e al Moulin Rouge.
Tre giorni dopo, il 6 novembre 1926, la città subisce la terza disastrosa alluvione della sua storia. Peggiore di quelle del 1905 e 1915, la più devastante con 20 morti e migliaia di senza tetto. Eppure, c’è un fermento, una molteplicità d’iniziative che la città non ha mai conosciuto prima. Sembra che pubblico e privato abbiano aperto una grande competizione in opere edili e, dal 1927 al 1935, i baresi realizzano l’augurio di re Gioacchino Murat che in visita a Bari, il 24 aprile 1813… consacrando con una gemma la prima pietra della casa oltre le mura del vecchio borgo, dà inizio alla costruzione del ‘nuovo borgo’. Poi, rivolto alle autorità e cittadini presenti, annuncia… «ne faremo una grande e bella città».
Leggende, metropolitane, naturalmente poiché non è mai stata trovata né la prima pietra né tanto meno la gemma. Ma che Bari, proprio in quegli anni, cominci a darsi il belletto di una regina, non vi sono dubbi.cinema3
Il primo tratto del lungomare, con i grandi palazzi fino alla rotonda sul mare, è inaugurato proprio il 1927; seguono in breve tempo i grandi viali che arrivano fino alla Fiera del Levante. A sud, invece, Bari si arricchisce di un lungomare che non a torto è definito ‘il più bello d’Italia’. Si spinge fino alla spiaggia dell’accorsato ‘Lido Marzulli’ che negli anni Sessanta cessa l’attività per le numerose colmate che lo allontanano dalla bella spiaggia e dall’allora mare cristallino.

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