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BAM FESTIVAL. Buona la prima del concerto di Wayne Escoffery allo Showville

6 Mar 2015 | Nessun Commento | 884 Visite
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WayneEscofferyQuando, qualche anno fa, fummo fortunati spettatori di un concerto del quintetto di Tom Harrell, restammo folgorati innanzitutto dal band leader e dalla sua sublime tromba, trovandolo ancora assolutamente all’altezza della sua leggendaria fama in spregio alla visibile impietosa malattia, ma anche dal gruppo che lo accompagnava, in cui spiccava un sassofonista che, a dispetto della evidente ancor giovane età, mostrava una totale padronanza di mezzi ed un talento raro se non unico. Ebbene oggi quell’impressione è divenuta ferma certezza, grazie alla strabiliante performance del quartetto che ha in quel sassofonista il proprio incontrastato leader, inserita quale anteprima di lusso nel cartellone del primo BAM Festival (l’acronimo sta per Black American Music), neonata rassegna barese che si concentrerà nel mezzo del prossimo aprile e di cui si farà un grandissimo parlare se solo – e siamo certi che accadrà – si manterrà ai medesimi altissimi livelli toccati da Wayne Escoffery e dal suo Quartet. Londinese di nascita ma americano d’adozione, Escoffery ha già otto album all’attivo ed uno stile personalissimo, originale, modernissimo ma, allo stesso tempo, con le radici ben piantate nella tradizione, infarcito delle lezioni dei grandi del sassofono jazz, Coltrane su tutti; la sua padronanza dello strumento – il sax tenore sopra tutti – è impressionante, velocissimo eppure incapace di saltare una nota che sia una, con un suono robusto ed imperioso ma anche dolce e riflessivo. Ma quel che colpisce oggi è anche la sua maestria di leader, quel saper gestire tempi e modalità di intervento di ogni suo compagno d’avventura; del resto, non si può aspirare a meno della perfezione quando si ha a propria disposizione un trio delle meraviglie che annovera il contrabbasso di Darryl Hall (l’omonimia con il cantante pop del duo Hall & Oates è assolutamente fuorviante), il pianoforte di Dave Kikoski e la batteria di Ralph Peterson, con soprattutto gli ultimi due che rubavano la scena a Wayne in moltissimi momenti. Complice la sempre perfetta acustica della sala dello Showville (che ospiterà l’intera rassegna), il gruppo ha proposto un set che non tarderemo a definire sublime, all’insegna di un repertorio in cui composizioni originali si alternavano a classici della tradizione afroamericana, in un tourbillon di atmosfere contrastanti e complesse ma dalla forza ipnotica, con melodie chiare e luminose che si mescolavano ad un groove potente e deciso, dalla forza inaudita, momenti molto accesi ed intensi alternati ad oasi pacifiche quasi nu-soul, lunghi assolo legati al tema o anche del tutto staccati dal contesto, con gli arrangiamenti che mettevano in risalto i diversi caratteri dei brani e delle sezioni ma soprattutto le enormi potenzialità di una band compatta, dal perfetto interplay. In tale accecante luminosità, si stagliavano gli interventi di Kikoski al Fender Rhodes e della folle quanto eccelsa batteria di Peterson, mentre Hall si dedicava soprattutto ad un ottimo tappeto sonoro (e peccato che il suo unico solo sia stato funestato da problemi dell’impianto), ed Escoffery sembrava godersela come pochi, cosciente di aver creato un giocattolo perfetto che chissà quanto potrà ancora dare al jazz negli anni a venire. Noi, intanto, ce lo siamo goduti nel presente, così come ci godremo il prosieguo del BAM Festival, perché se il buongiorno si vede dal mattino ci sarà grande musica a breve in quel di Bari.

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