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“Aznavour… mon amour!”: l’atto (unico) d’amore di Giuliano Ciliberti debutta al Teatro Purgatorio di Bari

19 Nov 2016 | Nessun Commento | 2.150 Visite
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a2Parte dallo storico Teatro Purgatorio di Bari di Nicola Pignataro la nuova sfida di Giuliano Ciliberti che il 30 novembre e il 1° dicembre porterà sul palco del politeama il recital “Azanvour… mon amour!”.

Un punto da cui ripartire con una scommessa audace: Ciliberti, con alle spalle vent’anni di carriera nelle arti performative, sceglie il “nuovo” Teatro Purgatorio, da poco riaperto e restaurato, per il doppio debutto del suo ultimo spettacolo che – da quanto ci ha raccontato – appare a tutti gli effetti un atto (unico) d’amore. L’amore nutrito da un artista per un “mostro sacro” quale Aznavour, lo chansonnier – pupillo della Piaf – che ha restituito, attraverso le sue canzoni, la più lucida fotografia di un’epoca, toccando temi che tutt’oggi non mancano di attualità. L’amore e la passione da anni investiti da Ciliberti nella sua carriera che dai primi spettacoli in Calabria lo riportano oggi a Bari per misurarsi con uno spettacolo complesso e che per lui sarà un ulteriore banco di prova su cui misurarsi. “Aznavour… mon amour!” è una produzione tutta sua: autore, regista e performer principale del recital. E come un buon padre farebbe nei confronti di un figlio, Ciliberti cova lo stesso desiderio di veder crescere forte e in forma smagliante la sua creatura, partendo da Bari per poi, chissà, toccare nuove mete.

Al suo fianco collaboratori che da sempre lo seguono nei suoi progetti: Marco Tamma che ne ha curato la direzione musicale e lo accompagnerà al piano, i danzatori Mirko Guglielmi e Giuliana Squeo e Peppe Pignataro come fonico. Ciliberti ha curato con lo scalpellino il suo “one man show”, in cui nulla sarà tralasciato: un’ora e mezza circa per ripercorrere i capolavori del “Frank Sinatra d’Europa” in uno spettacolo teatrale che fonderà insieme musica, parole e danza sino al grande omaggio finale dedicato alle signore, di cui però il performer non ha voluto svelare troppo. Abbiamo incontrato l’autore e regista davanti ad un caffè per scoprire qualcosa in più sul suo nuovo progetto teatrale. Ecco cosa ci ha raccontato.

Giuliano, da dove nasce l’idea di dedicare uno spettacolo ad Aznavour?

Innanzitutto parliamo di un artista vivente di 92 anni che, tra l’altro, ha appena finito una3 tour all’Arena di Verona. Non cosa da poco, insomma. Il tutto nasce perché ho avuto una folgorazione per Aznavour tantissimi anni fa, attraverso i pezzi che anche Mina aveva cantato. Nel 2009, quando Aznavour è venuto a Bari, ho avuto l’onore di conoscerlo, sono stato uno dei pochi privilegiati ad avere questa possibilità. È sempre stato nelle mie corde, ho sempre amato il francese come lingua anche perché la mia “r” moscia me lo ha un po’ imposto (scherza, ndr). Quindi, ho iniziato a lavorare in questa direzione. Era una cosa che volevo fare da tanto tempo anche perché, diciamoci la verità, giù la maschera: non stiamo parlando di Vasco Rossi, Renato Zero, Mina, Modugno… cantanti di grande presa. Aznavour è un artista poco conosciuto, in Italia è arrivato se hai quei 25-30 anni e un minimo di cultura musicale, perché altrimenti non è notissimo. Il bello di Aznavour però è che ha scritto, quello che io dico sempre, i “pezzi del DNA”, cioè i pezzi che, se non sai che sono di Aznavour, comunque li conosci. Tutti conoscono, ad esempio, brani immortali come “Lei (She)”. È questo che fa dello spettacolo la presa principale. Mi auguro che il pubblico sappia apprezzare quello che andrò a portare in scena: un vero e proprio recital teatrale.

Chi ci sarà al tuo fianco sul palcoscenico del Purgatorio?

Innanzitutto la presenza del maestro Marco Tamma, amico e collega col quale lavoro ormai da vent’anni. Quindi: le sue mani sulle tastiere e lui alla direzione musicale perché il recital non sarà solo pianoforte e voce ma ci saranno anche basi orchestrate con l’accompagnamento del piano. In più ci sarà, ovviamente, la presenza sul palco di Mirko Guglielmi e Giuliana Squeo, i ballerini che ormai mi seguono dai tempi di “Varaity”.

Mancano pochi giorni alla prima: con quale atteggiamento ti avvicini alla data?

Il 30 novembre e il primo dicembre sarà un doppio debutto. Inizio questa avventura che spero avrà più repliche possibile ma, soprattutto, spero che possa essere un “work in progress”, ovvero uno spettacolo che possa crescere e ampliarsi nel tempo con l’arricchimento di altri musicisti perché inizialmente prevedevo anche la presenza di violino, fisarmonica… . Insomma mi piacerebbe portare questo spettacolo in tutta Italia ma con una piccola orchestra. Quindi, parto dal Teatro Purgatorio per poi chissà…

“Aznavour… mon amour!”, un titolo efficace e che sottolinea la tua stima nei confronti dell’interprete. Se ti chiedessi di individuare 3 definizioni, in particolare, che ben si adeguino all’artista francese e che metterai in luce nel tuo spettacolo, a quali penseresti?

a5Sicuramente geniale. Un’altra definizione che mi piace quando penso ad Aznavour, oltre alla genialità, è anche la grande capacità interpretativa e attoriale. Però tre sono troppe, perché ce ne vuole soltanto una di definizione: moderno, come nessuno è stato mai. Aznavour negli anni ’60/’70 ha cantato pezzi come “Morir d’amore” che parlava di una professoressa che si era suicidata perché innamorata di un suo studente. Una storia vera che racconterò sul palco leggendo Le Monde: era impensabile allora che una donna matura, per di più una professoressa, potesse avere un grande amore con un ragazzo. La professoressa fu arrestata. Dopodiché le fu chiesto di andare via e che sarebbe stata scarcerata se il ragazzo non l’avesse più vista. Così non fu e lei, pur di salvarlo, decise di uccidersi. Ecco perché “Morir d’amore”. Ma questo è niente. Penso anche al brano “Comme ils disent”, “Quello che si dice”, in cui Aznavour nel ’72 si cala nei panni di un travestito e parla dell’omosessualità in maniera estremamente naturale dicendo: “che colpa posso avere se la natura fa di me un uomo o quel che si dice”. Calarsi in questa maniera nella vicenda, per un eterosessuale negli anni ’70, è qualcosa che va al di là di un David Bowie o Renato Zero. È la modernità di Aznavour la vera chiave di volta di questo spettacolo.

Aznavour canta in sette lingue. Che repertorio porterai in scena?

Il repertorio spazierà su tutta la discografia di Aznavour. Lo spettacolo è metà in francese e metà in italiano, principalmente, con degli accenni in inglese e in spagnolo. La “Boheme”, ad esempio, la canterò in francese, spagnolo e italiano. Ci saranno i pezzi più importanti di Aznavour ma anche incursioni su altri artisti.

Ti riferisci alla Piaf?

Sì, ma anche a Mia Martini. Ci saranno riferimenti ad entrambe. Aznavour nasce e ha le prime occasioni al fianco di Edith Piaf con la Compagnons de la chanson. Riproporrò “La vie en rose” che non tutti sanno che è scritta, musica e parole, dalla stessa Edith Piaf. E poi ci sarà un ulteriore omaggio dedicato a lei con “Non, je ne regrette rien” che è il suo capolavoro. Per quanto riguarda Mia Martini, invece, Mimì è stata la cantante scelta da Aznavour, nel ’77, per affiancarlo nei suoi spettacoli al Sistina e poi all’Olympia di Parigi con “Hallo Charles”. Aznavour disse nei suoi riguardi: “Possibile che avete una4 cavallo di razza così in Italia e lo dobbiamo scoprire noi francesi?”. Al Sistina cantavano “Dopo l’amore” insieme e, invece, nello show  “Hello Charles” questo pezzo stupendo che è “Je ne connais que toi”, che io canterò nello spettacolo.

Giuliano, quindi: perché non lasciarsi sfuggire l’occasione per assistere al tuo “Aznavour… mon amour!”?

Perché ho fatto un grande lavoro su questo spettacolo, devo riconoscermelo. E non soltanto a livello mnemonico ma anche di passione e di grande rispetto. Non è uno spettacolo fatto per dimostrare di essere un grande artista ma per dimostrare che c’è un grande artista che ancora, a 92 anni, continua a regalare successi ed emozioni, cosa che in Italia non sempre succede se non con un paio di nomi che continuano ad avere successo oltre gli ottant’anni. Il mio spettacolo è, secondo me, quello che può sembrare un omaggio, ma che poi un omaggio in realtà non è, perché è semplicemente un voler esprimere, attraverso le note di Aznavour, quello che la vita può regalare attraverso le emozioni. Quindi: se avete voglia di emozionarvi, se avete voglia di regalarvi una serata all’insegna della buona musica, come in realtà oggi non se ne fa più, venite a vedere questo spettacolo! Soddisfatti o rimborsati, lo dico sempre.

 

a1“Aznavour… mon amour!” debutterà il 30 novembre e 1 dicembre alle ore 21:00 presso il Teatro Purgatorio di Bari (via Salvatore Pietrocola, 19). Sarà in replica, nella stessa sede, il 29 e 30 dicembre.

Biglietti: in vendita al botteghino del Teatro Purgatorio

Infotel: 334 777 6111 | 080 579 6577

Link utili: www.facebook.com/events/1136537256442359

 

 

 

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