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“Au Bout De L’Oeil”:la forza comunicativa del linguaggio del corpo nello spettacolo di Ezio Schiavulli

14 Mag 2015 | Nessun Commento | 1.036 Visite
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e1L’inafferrabilità di una creatura risucchiata da un vortice,  la sottile soglia tra la luce e le tenebre, il dibattersi tra esplosione e implosione, lo spazio limite tra l’edonismo solipsistico del rito performativo e il superamento dello stesso.

Au Bout De L’Oeil (alla punta dell’occhio)” è lo spettacolo del coreografo pugliese Ezio Schiavulli, andato in scena il 9 e il 10 maggio negli spazi di DanceHaus a Milano, fucina  della danza e della contaminazione tra coreutica e altri generi artistici, residenza per artisti e luogo di formazione accademica, artistica e culturale.

La performance coreografica con l’interpretazione della danzatrice Tiziana Vitto, ha aperto la seconda edizione di DANCEHAUSpiù SHOWCASE # 2, la rassegna primaverile dedicata alla giovane coreografia e che pone al centro il dialogo tra i linguaggi del corpo e le altre arti, il confronto tra il pubblico e gli artefici del processo creativo.

La moltiplicazione occhiuta di un marchingegno voyeuristico che dalla macchina teatrale si traspone nei meccanismi della visione dello spettatore (alla punta dell’occhio appunto), tesse una trama di energie invisibili ma indelebili tra la danzatrice e lo spazio circostante. L’oscurità avvolge la scena, intervallata da luci intermittenti che scandiscono il ritmo della performance insieme a un sound martellante e ossessivo in perfetta linea con lo schema coreografico.

La perfezione di un corpo (Tiziana Vitto) che da integro si frammenta in segmenti di e2movimento puliti e pungenti si staglia su un tappeto di petali neri. Note cromatiche cupe si impongono come dominanti, come vincoli visivi per l’occhio di chi guarda: l’abito scuro della danzatrice non crea quasi mai contrasto con i colori delle luci e della scena; l’oscurità penetra nell’oscurità, l’attenzione della profondità dello sguardo richiesta diventa una “trappola” percettiva per l’occhio. Lo smarrimento della fruizione è generato anche dalla rapidità degli spostamenti e dalla relazione di attrazione-repulsione tra la danzatrice-performer e gli oggetti di scena.

La proiezione delle turbe psichiche scaraventate con forza nella fisicità più materica del corpo nudo e crudo, nella dinamicità stratificata e complessa di amplessi di movimento convulso, nella concretezza del gesto e nel contatto con la realtà.

Lo spettacolo “Ou bout de l’oeil” è una lenta presa di coscienza, istintiva e sofferta. La sapienza, la grinta e la raffinatezza del corpo “poliedrico” e sfaccettato della danzatrice Tiziana Vitto si uniscono alle coreografie riflessive e allo stesso tempo materiche di Ezio Schiavulli con il risultato di un percorso nei meandri più nascosti dell’arte della danza e dell’esistenza.

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