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Andy Warhol Music Show, il pregevole libro di Bianca Martinelli

11 Gen 2012 | Un Commento | 2.544 Visite
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Andy Warhol Music ShowDalla storica banana del celeberrimo Lp dei Velvet Underground all’artwork dedicato ai Rolling Stones di “Love You Live”, passando per immagini meno note come quelle create per Loredana Bertè e Miguel Bosè: “Andy Warhol Music Show” (Castelvecchi, 16 euro) ripropone la sterminata produzione “musicale” firmata dal genio della Pop Art.

Warhol firmò copertine memorabili, facendo la storia di questo genere. Come la mela rossa trafitta da una freccia usata nel 1953 per la cover del disco dell’Ouverture del Guglielmo Tell musicata da Gioacchino Rossini e diretta da Arturo Toscanini. O le copertine dei dischi di Count Basie o dei Notturni di Chopin suonati dal pianista polacco Jan Smeterlin. Per non parlare di “Hard Day’s Night”, terzo album dei Beatles. Pubblicato dalla Parlophone nel 1964 come colonna sonora dell’omonimo film, è passato alla storia come l’unico in cui tutti i brani sono firmati dalla coppia Lennon-McCartney. Anche se il concept non apparteneva a Warhol, i fotogrammi ripetuti dei Fab Four erano stati estrapolati dai rulli di Screen Tests fatti da Warhol ai tempi della Silver Factory.

E ancora: dopo la banana adesiva delle cover dei Velvet Underground, ecco il jeans in primo piano dotato di una vera lampo (che tirata giù mostrava un paio di mutande) per la cover di “Sticky Fingers” dei Rolling Stones (1971). Un’immagine fortemente connotata in senso sessuale, che caratterizzerà anche altre cover della band inglese come Love You Live (’77), il cui disegno era basato su una sessione di 24 Polaroid in cui gli Stones cercano di divorarsi a vicenda.

Dagli anni Ottanta, il lavoro di Warhol viene caratterizzato dalle contrapposizioni cromatiche, una tendenza anticipata già nel ’76 nella cover di “The Painter” di Paul Anka. Ma tra le tante collaborazioni degli anni Ottanta, ci sono anche quelle con Loredana Bertè: l’artista firmò la copertina di “Made in Italy”, del 1981 (e girò anche il videoclip del brano Movie) e di Jazz del 1983. E con Miguel Bosè: come era già successo con “Silk Electric” di Diana Ross, il concept delle due cover di Warhol, “Made in Spain” e “Milano/Madrid”, entrambe del 1983, sono basate sui volti reiterati. L’ennesima manifestazione di quell’arte seriale di cui Warhol è stato il più celebre portabandiera.

La progettazione di copertine musicali abbraccia tutta la sua vita: la prima cover risale al 1949, quando a 21 anni, agli inizi della carriera, realizza un artwork destinato a una produzione della Columbia. L’ultima, Mtv High Priority, è del 1987, anno della sua prematura scomparsa. Warhol inizialmente faceva una seduta fotografica durante la quale scattava al soggetto una sessantina di Polaroid. Di queste ne sceglieva quattro che sarebbero poi state stampate su un foglio in acetato di formato 8×10 cm. Lo scatto prescelto veniva poi tagliato e modificato per rendere il soggetto più attraente possibile: Warhol allungava i colli, rimpiccioliva i nasi, gonfiava le labbra e schiariva la carnagione. In tutto veniva ingrandito e riprodotto su un supporto in acetato da cui veniva stampata la serigrafia. L’immagine poi veniva riportata sulla tela tinta. A serigrafia ultimata, venivano aggiunte le parti colorate e i dettagli della fotografia.

In 40 anni di attività i sodalizi con le star del pop e del rock contribuirono non solo alla definitiva affermazione di Warhol come artista, ma anche a quella delle rockstar come icone di stile cui attenersi. Riuscendo così a trasformare personaggi e comuni immagini in icone senza tempo.

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