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Amori elusivi di Fabio Zuffanti, racconti d’amore e di dissoluzione

12 Giu 2020 | Nessun Commento | 346 Visite
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Amori elusivi di Fabio Zuffanti è una raccolta di racconti narrati da un autore che un giorno si è guardato intorno a ha notato le macerie in cui si sono disgregate le sue storie d’amore e quelle dei suoi amici; macerie che rimangono sempre accanto a noi, a perpetuo memento dei nostri fallimenti. In venticinque storie ironiche e surreali si racconta d’amore e della sua dissoluzione, di tante cadute vertiginose e di poche e ardue risalite. Si racconta dell’esistenza che non è mai perfetta, e che il più delle volte è parca dispensatrice di gioie, soprattutto quando due persone decidono di percorrere un pezzo di strada insieme. C’è un proverbio che recita: “Quando l’uomo fa progetti Dio ride”, e in questi racconti sembra proprio che qualcuno, che sia una divinità o il destino, ci goda a mettere lo zampino e a scombinare le vite dei protagonisti. E già dal primo racconto si comprende il tono dell’opera: “Specchio riflesso” parla di tradimento, di quello compiuto quando l’amore è ancora forte e viscerale; in un paradossale gioco di ruoli in cui c’è una reiterazione della sofferenza, si riflette sulla fine di una storia, sul fatto che la colpa non sia mai da una parte sola, e che si è artefici consapevoli del nostro dolore. Una scrittura visiva ed emozionale caratterizza le storie di Amori elusivi, anche quando i racconti sembrano schizzare fuori da una penna impazzita e delirante. Come in “Lo strano caso di Juan Carlos Álvarez”: una bizzarra legge del contrappasso condanna uno sciupafemmine incallito, e ora pentito, a subire le ire della moglie preda di un disturbo multiplo della personalità. In altre occasioni invece l’autore tiene a bada i voli pindarici, e racconta storie talmente realistiche e drammatiche da toccare le corde del cuore nel profondo: nel racconto “Clic” assistiamo alla lotta della protagonista contro il “nucleo pulsante di dolente consapevolezza” di una infelicità che non credeva di provare. Quando la quotidianità soffoca, anche se non ci sono mani a stringere, è tempo di cambiare, è tempo di distruggere. La solitudine e l’incomunicabilità sono temi costanti dell’opera; ne “La donna sola” e ne “La donna che parla da sola” è analizzata al microscopio la sostanza della solitudine che è vischiosa e oscura, che sommerge e incatena: “Perché quello è lo sguardo di chi si trova in equilibrio precario sulla buca di un pozzo dalle pareti smaltate di bianco, lisce come la porcellana, un baratro dal quale è impossibile riemergere”.

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