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Ambrose Akinmusire al Teatro Forma di Bari: il futuro del jazz non potrebbe essere più promettente

6 Mag 2015 | Nessun Commento | 849 Visite
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ak1C’è una ristretta, anzi ristrettissima, cerchia di artisti che ha un talento rarissimo, una particolarissima luce che potremmo addirittura definire, mutuando il concetto dalla magnifica coppia King / Kubrick, “luccicanza” per l’innegabile capacità, ricevuta in dono dal Dio della Musica, di riuscire a guardare nel futuro pur non trascurando la grande lezione del passato, di creare nuovi fantastici mondi pur non distruggendo le favolose architetture che ancora oggi ci deliziano.

Ambrose Akinmusire appartiene senza dubbio a tale genia e, qualora ve ne fosse stata ancora la necessità, lo ha dimostrato nella sublime performance che ha tenuto sabato scorso nell’ambito dell’ottima stagione musicale del Teatro Forma di Bari; il suo jazz ha davvero un passo diverso rispetto ai suoi colleghi contemporanei e se solo si pensa alla sua ancora giovanissima età (ha compiuto trentatré anni il giorno prima del concerto barese) tremano i polsi a supporre dove potrà arrivare nel pieno della sua maturità. La musica di Ambrose suona inedita ai nostri orecchi, pur – come già detto – potendovi riconoscere tutto lo sterminato background da cui proviene; sembra quasi che il trombettista ak2statunitense guardi le note, da sempre ferme sul freddo pentagramma, in modo diverso, con una visione finanche impressionistica, riuscendo a dar loro una nuova vita, un nuovo moto, uno scatto diverso, una pericolosa quanto adrenalica accelerata nelle curve della memoria. Credeteci: è difficile da spiegare. Il suo è un linguaggio completamente innovativo, audace ed affascinante, fatto di suoni freschi perfettamente miscelati a saggi intervalli, che non è mai, nemmeno per un attimo, dimentico della tradizione; e tutto questo – miracolo dei miracoli – non suona mai sconnesso, slegato, incoerente, ma, al contrario, traccia una linea chiara ed univoca che cattura l’ascoltatore, il quale non può fare a meno di avventurarsi in un viaggio avvincente che lo porterà a vivere un’esperienza indimenticabile.

Tutto quello che sortisce dalla tromba di Ambrose, come fu per il divino Miles Davis, ha qualcosa di arcano e magico, come del resto assolutamente prodigiosa ed inesplicabile appare la più che perfetta sinergia tra il leader e la sua band, qui a Bari nella formazione base con il pianista Sam Harris, il batterista Justin Brown e Harish Raghavan al contrabbasso, un gruppo formato da quattro magnifiche teste pensanti che si trasforma ak3davanti ai nostri occhi e, soprattutto, nelle nostre orecchie, in una vorticosa e caleidoscopica molteplicità di sonorità, dal bebop più sfrenato alla melodia più intrigante. In tale contesto, Akinmusire gioca spesso a mettersi da parte per poi sfociare in una serie di impressionanti assoli della sua tromba, intrecciandosi impeccabilmente coi suoi musicisti e creando un compiuto controcanto soprattutto con il piano di Harris, spesso lasciato solo sul palco assieme al band leader, come nei fantastici bis che si concludono con una memorabile versione di “In a sentimental mood”. Ebbene, forse proprio nella riproposizione di uno standard di tali proporzioni c’è tutto l’Akinmusire pensiero: trovare anche in brani così abusati delle crepe da cui far entrare nuova luce e, soprattutto, aria pulita, in virtù di una innata forza propulsiva che possa rompere gli schemi cui ci siamo pigramente abituati; ecco perchè oggi possiamo affermare, senza tema di smentita, di aver dato una inebriante sbirciatina al futuro del jazz.

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