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Amalia Grè al Teatro Forma da “brividi” tra performace musicale ed informali chiacchere

23 Mar 2015 | Nessun Commento | 1.268 Visite
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greQuando, nei primi anni del 2000, grazie alle trasmissioni in modulazione di frequenza del sempre ottimo mentore Alessio Bertallot, i nostri padiglioni auricolari furono raggiunti da ambrosia allo stato puro irradiata da una voce a dir poco celestiale che narrava di vite notturne d’artista, un brivido ci pervase fin nel profondo, cosicché, attratti dal richiamo – più suadente di quello delle Sirene – dello splendido primo album edito dall’artista in questione, ci spingemmo come novelli Ulisse in un paese limitrofo per ascoltarne il concerto, restandone affascinati se non finanche ipnotizzati. Lo stesso brivido ci invase qualche anno più tardi quando dal palco del Festival di Sanremo giunsero sino a noi le vibrazioni delle medesime sublimi corde vocali, stavolta in coppia con la conturbante ugola di Mario Biondi, che si destreggiavano in una preghiera pagana con cui si richiedeva amore eterno.

Ebbene, nell’umida sera barese di domenica abbiamo avuto la prova – qualora ve ne fosse stato bisogno – che quel brivido non ci ha mai abbandonato; lo abbiamo ritrovato intatto, immutato, anzi forse addirittura più forte in quanto più consapevole, quando, sul palcoscenico di un Teatro Forma gremito in ogni ordine di posto, quella stessa voce si è materializzata davanti ai nostri occhi nelle forme della nostra Amalia Grè, ospite del cartellone della rassegna “Domenica con …” che fonde pregevolmente una intima performance musicale con una informale chiacchierata, così da farci scoprire un po’ di più della Signora Grevio (è il suo cognome all’anagrafe), dal diploma all’Accademia delle Belle Arti di Perugia agli anni vissuti a New York ed alla sua amicizia con l’immensa Betty Carter. Stimolata dalle domande di Enrica Simonetti, impagabile nel ruolo di padrona di casa anche quando replica i quesiti posti dal pubblico, e supportata dall’eccellente pianoforte di Luciano Zanoni, Amalia ha offerto una prova davvero unica, dando fondo a tutte le sue inesauribili risorse espressive ed alle sue impareggiabili doti canore dalla prima all’ultima nota di un set magnifico in cui erano le cover a farla da padrone, dalla iniziale “You are so beautiful” di Billy Preston ma portata al successo dal mai abbastanza compianto Joe Cocker, per poi continuare, tra le altre, con “You’ve got a friend”, che tutti credono sia di James Taylor mentre è stata creata da Carole King, “I’ll write a song for you”, una delle perle più splendenti degli Earth, Wind & Fire, “I belong to you” di Lenny Kravitz, e la magnifica “Sogno”, cover italiana di “Sonhos” di Peninha che fu affidata alla divina Mina, omaggiata da Amalia, che afferma di ritenere la Tigre di Cremona pari a Dio, con una sublime versione a cappella che ci procura una sensazione tra l’apnea e l’infarto. Ma sono i brani originali della Grè che mandano in visibilio il pubblico, circostanza che ci fa ben sperare che l’artista leccese (miggianese per la precisione) si convinca a dare alle stampe il tanto agognato terzo lavoro dopo quei due diamanti del 2003 e 2007 che rispondono rispettivamente al nome di “Amalia Grè”, da cui trae “Sogno” (strano caso di omonimia con il brano di Mina), e “Per te”, soprattutto quando Amalia intona la sanremese “Amami per sempre” e la ineguagliabile “Io cammino di notte da sola”, talmente applaudite da costringerla a riproporle durante i bis, che, se fosse dipeso da noi, si sarebbero estesi all’infinito, anzi … per sempre.

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