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Alla ricerca delle tracce silenziose di Josef Koudelka in mostra a Torino

9 Mar 2012 | Nessun Commento | 756 Visite
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Josef_KoudelkaUn luogo può essere vissuto anche da chi, quel luogo, non lo ha mai conosciuto. Un’attenta e particolare descrizione di un possibile narratore permette al fruitore di immergersi in maniera reale e diretta in un viaggio irreale.
Da premettere che il narratore non deve necessariamente essere uno scrittore, giornalista o poeta ma, come nel caso specifico, è un fotografo il quale, attraverso un lavoro di ricerca essenziale, puntigliosa e provocatrice è in grado di far vivere realtà ed incoerenza attraverso un’unica immagine.
Per la prima volta in assoluto la Fondazione Merz e la Magnum Photos, prestigiosa agenzia fotografica, presentano Josef Koudelka in Traces. La mostra è costituita da una selezione di dodici lavori, facenti parte del progetto Piemonte, da tre video ripercorrenti la carriera dell’artista che raccontano i suoi grandi progetti (Invasion 1968, Gypsies 1975, e Chaos 1999) e infine una selezione dei più importanti libri pubblicati durante la sua carriera.
Le dodici foto, in grande formato e rigorosamente in bianco e nero, fanno parte del progetto Piemonte, lavoro commissionato dalla regione in occasione dei Giochi Olimpici invernali 2006, e raccontano di una terra ricca di cultura, storia, memoria, innovazione, ma soprattutto rivelano le grandi contraddizioni. Si narra attraverso l’immagine di luoghi, paesaggi in cui la presenza dell’uomo è stata rimossa, ma di cui sono visibili imperiosi i segni del suo passaggio e della sua esistenza.
Josef Koudelka arriva alla definizione recente del suo lavoro attraverso un’ampia indagine sul paesaggio europeo, sul suo cambiamento, che ha come protagonista la non presenza dell’uomo, in luoghi in cui tutto ne parla, vuoti colmi di presenze, tracce di un intenso vissuto più o meno attuale che ne diventa elemento essenziale, attestazione di un rigurgito reciproco e perpetuo.
Il tutto ha inizio con la rappresentazione di volti, di abitudini, scene di quotidiano che riempiono per intero set perfetti pregni di tradizione. Questo si sovrappone e si mischia al lavoro fotografico di una delle più sofferte vicende umane, politiche e sociali della storia del secondo Novecento, la Primavera di Praga. Era il 1968 e Koudelka. così come il resto di quelle persone private della dignità e della libertà, ostaggi di un progetto folle e ingiusto, inizia da questo limite di confine a raccontarsi e raccontare quei paesaggi che, come volti umani, portano su di essi le tracce del loro passato.
Così, dopo il bel tempo dei racconti, dei reportage , delle testimonianze di culture ataviche annotate con professionalità artistica, Josef Koudelka si orienta verso un lavoro fotografico non più atto a catturare, ma intento a denunciare a rendere visibili e tangibili le lacerazioni di paesaggi surreali, feriti, devastati e a volte interpretati dall’occhio attento, malinconico ed elegante di un grande fotografo.

Giungendo al lavoro sul Piemonte, invece , non ci sono segni evidenti di disperazioni, malinconia, povertà o ricchezza, ma è come se il racconto volesse volgere l’attenzione sullo stato delle cose, su ciò che è, sui paradossi estetici, formali, esistenziali. La natura è in contrasto con il degrado edilizio. La stratificazione cementizia in lotta forzata con la sinuosità orografica, ma soprattutto l’assuefazione dell’essere umano all’antiestetico, alla bruttezza, allo squallore inquinante che diventa proprio , equiparabile in egual modo al bello.
Nel lavoro di ricerca fotografica sul Piemonte realizzato da Koudelka c’è sicuramente la volontà di evidenziare ciò che non riusciamo più a vedere, ma c’è anche una visione del bello da non trascurare, sottovalutare, dimenticare.
Il racconto di un territorio di Josef Koudelka giunge mediante tracce silenziose di ciò che è stato, con la stessa forza di un viaggio vissuto in prima persona.
La mostra è visitabile fino all’08 aprile 2012, Fondazioen Merz, via Limone 24, Torino.

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