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         Direttore responsabile: Michele Traversa
Alitalia, il “no” responsabile dei lavoratori

19 Set 2008 | Nessun Commento | 2.057 Visite
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alitaliaAlitalia, 18 settembre 2008, i lavoratori dicono “no” e la trattativa salta. Hanno preferito il licenziamento piuttosto che accettare l’offerta della Cai, hanno esultato all’ipotesi del fallimento dimostrando che in questo tempo di continue violazioni dei diritti dei lavoratori e nonostante la progressiva perdita di potere contrattuale, c’è ancora la possibilità di ribaltare la tendenza e mettere in campo il proprio coraggio per evitare di arretrare ulteriormente. Ora li si accusa di comportamento irresponsabile, ma quello dei dipendenti Alitalia (in special modo i piloti) è all’opposto un comportamento responsabilissimo, l’unico utile per frenare l’avanzata di quell’insensata, avara, ingorda parte di umanità, che dagli anni ’80 (periodo di avvio del neo-liberismo tatcheriano) ha ridotto la classe lavoratrice a mero strumento di guadagno, riducendone il potere sindacale, il potere d’acquisto, i diritti, imponendo forme sempre più fantasiose di contratto (ricordiamo ad esempio l’estinto co.co.co) con la continua minaccia di una crisi o di un fallimento. Il piano reazionario neo-liberista, ha avuto in Italia terreno piuttosto fertile quanto originale: dalle banche, dagli imprenditori (persino i piccoli illusi di poter fare i grandi), dalle caste economiche dei grandi professionisti, dalle istituzioni l’assalto è stato continuo, profondo ed efficace. Ricordiamo quello che avviene nel mondo delle imprese che pur avendo goduto di vari incentivi, sgravi, finanziamenti statali ecc… non sono riuscite a portare l’impresa italiana al dì là del pantano ove si è cacciata. In questi anni gli stipendi di operai ed impiegati sono stati ridotti di percentuali confrontabili con le riduzioni dell’epoca fascista (ove gli stipendi furono ridotti ad un terzo) mentre i guadagni dei manager e degli imprenditori sono aumentati a dismisura. La speculazione finanziaria ha poi preso il sopravvento sulla produzione con il risultato che l’innovazione made in Italy si è bloccata praticamente agli ottanta. E tali guadagni, questi enormi capitali non sono reinvestiti se all’investitore non si offre almeno la possibilità di tripicarli a danno del libero mercato (visto che i guadagni enormi si fanno solo in regime di monopolio), delle piccole e medie imprese (offrendo commissioni al minor costo possibile), dei lavoratori che avendo perduto potere di acquisto hanno ridotto di botto i loro consumi. Gli alti guadagni dei grandi ha infine minato un sistema che se non perfetto è l’unico veramente possibile.
E la storia stava per ripetersi anche con Alitalia. Fallita la trattativa con Air France, a causa di intenti anche propagandistici dell’attuale comandante in capo, il governo si è tanto prodotto a che si formasse una cordata capace di far fronte all’oneroso impegno, la Cai. Una cordata al punto favorita che il miliardo e mezzo di debiti (cifra irrisoria se confrontata a quella dei debiti della Lemhan) li ha pagati lo stesso governo con i soldi dei contribuenti (cioè noi). In pratica, per “due lire”, la Cai (costituita dai soliti noti) avrebbe potuto ottenere una azienda dotata di grandi mezzi e potenzialità, ormai risanata! Ma per la logica sopra esposta del maggior guadagno possibile o impossibile, gli investitori hanno preteso di più e quel di più volevano succhiarlo ancora una volta dai lavoratori, offrendo stipendi inferiori del 30%, nonché ingenti tagli al personale (maggiori di quelli previsti nel piano Air France). Tutto ciò con la minaccia del fallimento, in pratica: “o così o tutti a casa”!
Contavano di riuscirci naturalmente dando modo al premier di farci la sua bella figura come a Napoli per i rifiuti, e secondo la logica il colpo sarebbe dovuto riuscire, visto che nessuno tiene a perdere il proprio posto di lavoro, specie di questi tempi. Ma non è andata così e per la prima volta qualcuno ha provato ad opporsi, qualcuno ha dato una speranza (anche se flebile) alla classe dei lavoratori e non solo, visto che è a beneficio di tutto il sistema una più uniforme distribuzione dei redditi. Questo rifiuto dimostra anche che l’illusione del benessere inizia a scomparire dalle nostre menti, illusione che è servita prima ad abbattere il comunismo e, una volta fallita appunto l’idea di un economia socialista, a togliere via via reddito e diritti alle classi subalterne ormai prive anche dell’idea di un sistema economico alternativo. La gente si sveglia, capisce che la logica “o così o tutti a casa” non è più accettabile, non è più sostenibile e a dimostrarlo vi sono anche i clamorosi fallimenti delle banche americane: se la gente non accetta o non può più pagare allora il sistema trema.
Noi siamo certi che il sistema saprà capire e rispondere, già in molti neo-con (vedi Tremonti) cominciano a pentirsi e chiedono regole, regole che pongano freno a questo al dominio di arraffatori sul sistema. Noi siamo certi che la Cai si farà di nuovo avanti, magari con un’offerta migliore e alla fine una soluzione verrà trovata, del resto Berlusconi l’ha promesso, ridarà l’Alitalia agli italiani.

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