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Al Teatro Greco di Siracusa debutta un meraviglioso adattamento dell'”Edipo re”

13 Mag 2013 | Nessun Commento | 3.660 Visite
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Edipo re
Una monumentale testa senza sguardo campeggia nello smisurato palcoscenico del Teatro Greco di Siracusa. Qui, in questi giorni, si rinnova il rito degli spettacoli classici organizzati dall’Inda. Ha debuttato «Edipo re» di Sofocle, protagonista Daniele Pecci. Questa sera è la volta di «Antigone»; lunedì sera si attende una nuova versione di «Le donne al Parlamento» di Aristofane. Poi i tre titoli, come ogni anno, si alterneranno sera dopo sera fino al 27 giugno. Così Siracusa tiene fede alla sua missione di custode della tradizione degli spettacoli classici, ai quali accorre un pubblico da stadio di giovani e meno giovani, di italiani e di stranieri, che subiscono il fascino millenario di questo splendido e ben conservato teatro di pietra bianca.

«Edipo», che ha debuttato sabato, è un classico dei classici, che da 25 secoli lancia allo spettatore i suoi molteplici messaggi esistenziali, filosofici, letterari. Ogni regista cerca di privilegiare e rendere chiari alcuni elementi, uno più dei suoi enigmatici punti interrogativi. La storia è complessa e semplice allo stesso tempo. La vicenda si inserisce nel ciclo degli atridi, ossia la mitologia della città di Tebe. Il carismatico re Edipo, nel breve volgere di un solo giorno, viene a conoscere l’orrenda verità sul suo passato: senza saperlo, ha ucciso il proprio padre, per poi generare figli con la propria madre. Sconvolto da queste rivelazioni che fanno di lui un uomo maledetto dagli Dei, Edipo reagisce accecandosi, perde il titolo di re di Tebe e chiede di andare in esilio.

Un destino che solo gli Dei possono capire e che allude a tenti elementi diversi: la fragilità dell’esperienza umana, la volontà divina e la responsabilità individuale, e ancora la tragicità del conoscere ed altro ancora. Edipo è addirittura il primo romanzo giallo, dove l’investigatore, lo stesso Edipo, scopre di essere lui l’assassino.

Di tutto questo il regista Daniele Salvo, già molto noto sul palcoscenico di Siracusa, tenta di tenere conto e di dare una misurata versione chiara e comprensibile allo spettatore moderno. Quella gigantesca testa di pietra tuttavia è una prepotente indicazione di regia. Indica che si vuole considerare soprattutto l’aspetto psicoanalitico della vicenda, ovvero il rapporto conflittuale fra Edipo, suo padre e sua madre; un elemento molto complesso, che indirizza il lavoro degli attori. Edipo è Daniele Pecci, volto noto al pubblico televisivo della fiction, qui ad una sua prova determinante della carriera, forte ed eroico nei panni del re, meno disposto alla disperazione nella seconda parte dello spettacolo. Laura Marinoni, è una Giocasta autorevole, regina e madre disperata. Ma l’applauso più caldo e convinto, mentre il sole tramonta sul Teatro Greco, è quello tributato al maturo Ugo Pagliai, nei panni dell’indovino Tiresia.

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