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Al Festival di Roma, la sorpresa di Micha Wald con “Simon Koniansky”

12 Ott 2009 | Nessun Commento | 1.157 Visite
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Simon KonianskyTra le perle rare disseminate nel programma della sezione Extra del festival di Roma, il lungometraggio d’esordio del belga Micha Wald ‘Simon Koniansky‘ promette di essere ricordato come una delle sorprese più esilaranti e curiose. Doti che gli hanno già garantito una bella carriera in patria e una distribuzione italiana (uscirà sugli schermi grazie a Fandango). Nel presentare il film, il curatore della sezione Extra, Mario Sesti parla di «uno humour ebraico di nobili ascendenti che piacerebbe di sicuro a Woody Allen e ne riporta alla mente gags e manie che sono ormai cifra stilistica». Conviene a distanza lo stesso regista che afferma: «Pur essendo opera di fantasia, il mio film attinge a tantissimi ricordi personali; inoltre, proprio come il grande Woody, sono anch’io paranoico rispetto alle malattie, ho mille fobie e ossessioni, ricorro alla cultura Yiddish come a un mantra personale». Ironia e divertimento sono garantiti sullo schermo da una storia che fa venire in mente anche altri nobili ascendenti da ‘Little Miss Sunshine a In viaggio con la zia ma che è ben lungi da un semplice ricalco di formule collaudate. Immaginate di aver passato i 30 anni senza nessuna voglia di crescere, di essere stati appena lasciati dalla vostra donna, di essere costretti a riparare sotto il tetto paterno e sarete pronti a fare la conoscenza con Simo Koniansky e la sua strampalata famiglia.

Un padre ossessionato dal ricordo della deportazione ad Auschwitz, uno zio un po’ squinternato, una zia oppressiva e decisionista, una comunità ebraica ortodossa retta con sano pragmatismo da un rabbino parigino fanno da coro greco all’infelice vita del povero Simon finchè il padre (lo straordinario mimo e attore francese Popek) non passa a miglior vita senza preavviso. Peccato che il brav’uomo non si sia mai preoccupato di raccontare al figlio che il suo cuore è rimasto nel villaggetto dell’Europa orientale dove è cresciuto, che laggiù sia rimasto l’amore della sua vita e che voglia ad ogni costo essere sepolto accanto a lei. Il modo più economico per seguirne le volontà è però un trasporto semi-clandestino della salma a bordo dell’auto di Simon che si metterà in viaggio con il figlio e gli zii andando incontro a una miriade di imprevisti che danno sale e divertimento al racconto. Finchè, nella quiete silenziosa del campo di concentramento, spetterà a Simon spiegare al figlio quale fu la vita del nonno e quale orrore abbia attraversato l’Europa in tempi non così lontani . Girato come un vero on the road, arricchito da una serie di bozzetti ebraici, percorso da una vena irriverente che ha però, nei confronti della cultura ebraica, la stessa affettuosa complicità dei film di Radu Mihaileanu, ‘Simon Koniansky‘ si propone come un vero film europeo. I suoi protagonisti attraversano infatti mezzo continente passando attraverso avventure picaresche che mettono a nudo le contraddizioni e le diffidenze delle nostre diverse culture. E solo dinanzi alla memoria dell’Olocausto tutte le diversità sembrano improvvisamente appiattirsi e tacitarsi.

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