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A Barcellona fino al 6 gennaio in mostra “World Press Photo 2012”

4 Dic 2012 | Nessun Commento | 1.303 Visite
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World Press Photo 2012
La mostra del concorso fotografico indetto ogni anno dalla World Press Photo, fondazione no profit olandese che promuove il fotogiornalismo, ha appena aperto i battenti a Barcellona, presso il Centre de Cultura Contemporània (CCCB) con l’esposizione delle fotografie vincitrici delle varie categorie e di una personale dal titolo “després de la primavera” del catalano trentatreenne Samuel Aranda, vincitore assoluto di questa edizione. Scelta tra più di 100.000 scatti di fotografi di 127 nazionalità diverse (tra gli italiani, F . Zizola, P. Paolini, E. Larizza) la foto, scattata durante le rivolte in Yemen del 2011, è stata scelta perchè “si relaziona bene con tutti gli spettatori, a qualunque contesto appartengano” – dicono gli organizzatori.
La filosofia che soggiace all’approdo Barcellonese, organizzato dalla Photographic Social Vision, si esplica nello slogan material sensible (materiale sensibile), che da un lato si riferisce al materiale di supporto della fotografia, dall’altro allo spettatore, che impressionato dall’immagine, diventa a sua volta materiale sensibile, cioè capace di catturarne il significato piú intimo. Grazie al linguaggio universale proprio della fotografia e quindi del fotogiornalismo, si riconosce a questa particolare forma di informazione un alto valore sociale e civile, perchè capace di agire in maniera immediata e diretta sull’opinione pubblica.

L’inaugurazione è stata un’occasione per riflettere sul ruolo del fotogiornalismo in un momento storico caratterizzato dalla sovrabbondanza di informazioni veicolate dai mass media e dal fenomeno dei social network. Se, come dice uno degli organizzatori, si conosce quello che si vede, non quello che non si vede (“we know what we see, not what we don’t”), possiamo dire che le foto dicono il vero, in linea con l’istanza ultima dell’informazione, e che quindi noi conosciamo il vero? La risposta non è scontata. Lo stesso Aranda, interrogato su come si prepara a un reportage, ammette che, per esempio, appena arrivato in Yemen praticamente non ne sapeva nulla, e che temeva di essere rapito in ogni istante, suggestionato da un certo tipo di immagini stereotipiche. Il fotografo dunque ci mette in guardia circa il fatto che esiste una potente industria del miedo, industria della paura, che trasformando in stereotipo la verità di alcune foto minaccia di farci andare fuori strada. Aranda afferma che le foto rivelano sicuramente qualcosa di immediatamente tangibile, ma non totale. I fotogrammi, insomma, sono una parte di verità senza filtri ma parziale, che deve essere integrata da un’indagine oltre la superficie. La stessa parola “scatto” suggerisce qualcosa che si coglie velocemente, ma deve servire da aggancio per il racconto di una storia verso una conoscenza più profonda.

World Press Photo 2012La foto di Aranda ritrae una donna mentre sorregge tra le braccia un ragazzo sofferente, il cui torso nudo e sporco stride con il velo scuro che copre interamente la donna lasciando scoperte solo le mani avvolte in sottili guanti di plastica. A prima vista, si penserebbe a un’infermiera e a un paziente ma lo sguardo che idugia un attimo in più coglie un tacito dialogo in questo abbraccio così avvolgente e tenero, simile alla Pietà di Michelangelo. Infatti, Fatima al-Qaws sorregge suo figlio Zayed di 18 anni intossicato dai gas lacrimogeni durante una manifestazione a Sanaa contro l’ex presidente Saleh. Lo scatto, così composto, è colto invece nel bel mezzo di una rivolta.
La primavera araba si è distinta per essere stata organizzata e diffusa soprattutto grazie ai social network, che sono ormai una realtà molto presente nel sistema informativo. L’apporto di informazioni da parte di non professionisti rende possibile la diffusione rapida, libera e capillare di quanto succede nel mondo. Tuttavia, viene sottolineato come questo tipo di informazione affianchi, senza poterlo sostituire, il lavoro degli operatori professionisti, la cui azione spesso avviene in situazioni esplosive. Viene ricordato il giornalista francese Remi Ochlik, tra i vincitori della scorsa edizione, morto a 27 anni in Siria durante un bombardamento.

Tra i vincitori della sezione Naturaleza, lo spagnolo Joan Costa con la foto di una leggiadra heteropoda (zooplancton). Lo scatto è stato realizzato durante la “Expedición Malaspina”, una navigazione transoceanica in seno al progetto scientifico per il monitoraggio del clima, che prende il nome dalla spedizione del navigatore Alessandro Malaspina, quasi sconosciuto in Italia. La chiamata etica per un cambiamento in meglio del mondo riposa solo un momento nella contemplazione della bellezza della natura: la minuscola heteropoda, un capolavoro in miniatura somigliante a un quadro di Klimt, ci avverte di come gli equilibri della stessa Terra siano in ogni momento minacciati dai comportamenti scellerati dell’uomo.

Attraverso il meglio del fotogiornalismo mondiale, la mostra fotografa dunque la situazione attuale nella sua totalità, da diverse angolature e con una frastagliata scelta di tecniche, colori, inquadrature, da cui traspaiono le differenti sensibilità dei fotografi, una testimonianza di altissimo livello all’insegna dell’obiettivo principale che anima questo evento: to inspire understanding the world, ispirare a capire il mondo.

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