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Aida Bellagha, la “fata” del piccolo villaggio tunisino di Takrouna

14 Gen 2010 | Nessun Commento | 3.037 Visite
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Takrouna - Aida BellaghaTakrouna è un piccolo villaggio berbero del Sahel, sperduto nell’interno della Tunisia su uno sperone di roccia. Parla di popolazioni e costumi ancestrali e bisogna volerlo raggiungere, oppure sperdersi e incontrarlo. Ma è una esperienza unica e di grande intensità spirituale, ed è facile restare alcune ore tra le poche case senza accorgersi del trascorrere del tempo e non solo per la vista eccezionale, che spazia sul mare del golfo di Hammamet o sui monti di Zaghouan o verso la città sacra di Kairouan. Il senso della visita è l’incontro con Aida Gmach Bellagha, la regina, o <la Fée, la fata> come dicono i suoi tanti amici e ammiratori su Internet, di Takrouna.
Artista, pittrice, ceramista, artigiana, creatrice e decoratrice di gioielli e di oggetti d’arredo, Aida è rimasta legata a questo luogo, alle sue radici ancestrali e ha deciso di investire su Takrouna, ormai quasi disabitata, creando uno spazio culturale e turistico di grande fascino, animato dalla sua presenza vigile, affettuosa ma discreta, tutta modulata sui toni più sommessi della vera grande ospitalità.
Le Rocher Bleu” è qualcosa di più di un Café e di un luogo di accoglienza per i turisti, che sfidano la salita al villaggio.

Da dove ha tratto il nome di questo luogo un po’ magico?

E’ un omaggio a Mr. Tahar Guiga, grande scrittore, originario di Takrouna. Invece il nome dell’Ecomuseo, che affianca le Rocher, porta il nome “Dar Gmach”, il nome della famiglia dei miei antenati, che (Gomez) sono originari dell’Andalusia”.
L’Ecomuseo raccoglie una delle collezioni private più ricche e varie di oggetti di arti e mestieri, nel nucleo principale appartenuta al grande pittore e collezionista Ali Bellagha, zio del marito di Aida.

Quali ambizioni hanno animato il progetto di creare un museo in un luogo lontano dai centri culturali cittadini?

Il desiderio di trasmettere ai visitatori di questo spazio la sapienza manuale dei nostri artigiani, i nostri costumi, i nostri valori e la nostra arte di vivere. Nel museo niente è sotto vetro: questi oggetti antichi e preziosi della nostra arte manuale hanno un’anima. Io li voglio pensare liberi, a continuare in un certo senso la loro vita a portata di mano dei visitatori. In questi anni nessun oggetto è sparito e io continuo la mia ricerca per completare questa collezione. Questo progetto riflette la mia personalità, ripropone il mio percorso, le cose che più ho amato fare nella mia vita. L’accoglienza che riservo ai visitatori – Aida fa 200km ogni giorno per essere a Takrouna e accogliere i suoi ospiti- è il mio tocco personale: amo la gente, gli incontri inattesi, e amo dialogare”.

Aida Gmach BellaghaA le Rocher trovano spazio le mille sfaccettature della personalità artistica di Aida, i bijoux da lei confezionati su modelli e con materiali della tradizione, i suoi quadri.

Ho iniziato a creare i miei bijoux circa due anni fa: avevo messo in esposizione dei gioielli acquistati e piacevano; ma, artigiana come sono, volevo crearli da sola, fare dei bijoux personalizzati, miei nella scelta dei materiali e dei modelli; sono piaciuti molto, sono stata presa nel giro, ed è diventata una specie di malattia per me, visto che è creazione… e che piace a molte donne: ormai realizzo qualche oggetto ogni giorno, e il giorno che per qualche motivo non riesco, sento che mi manca qualcosa.

Aida è anche pittrice e a “Le rocher bleu” sono esposte alcune tavole che riproducono costumi tradizionali.

Quanto alla pittura, è l’esempio di Ali Bellagha, lo zio paterno di mio marito, che mi ha guidato nell’apprendistato. Mi ha insegnato anche a modellare la terracotta e la ceramica … ma soprattutto mi ha sollecitato a guardare in altro modo le cose che ci circondano. Mi diceva sempre: – Aida per fare della <creazione> guarda attorno a te, è da quello che noi abbiamo che noi possiamo creare. – Lui ha educato il mio occhio, e io lo ringrazio per questo, è stato per me davvero un maestro e mi ha insegnato moltissimo; la mia riuscita di oggi la devo a lui: io mi sento ricca nel cuore, perché senza cultura e senza la percezione della ricchezza del nostro patrimonio ancestrale cosa sarei mai stata? Senza questa cultura artistica e artigianale non sarei stata niente del tutto, sarebbe stata un po’ la mia morte; e invece amo apprendere e conoscere e non sento di aver ancora finito, a 52 anni.

Ed è l’amore che ispira questa donna tenace ed eccezionale a lasciare la sua traccia nei visitatori di Takrouna, a riportarli in questo luogo attraverso il blog e il mondo virtuale di Internet, per riassaporare la pace e la serenità di Le Rocher Bleu. (http://takrouna.blogs-de-voyage.fr) .

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