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Acqueforti, il nuovo album di Nik Comoglio. Con la “benedizione” di Dario Fo

30 Set 2009 | Nessun Commento | 4.114 Visite
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Nick Comoglio
Il suo album precedente, “Anima di legno” ispirato dal racconto di Carlo Collodi Le avventure di Pinocchio, è datato 2007. A distanza di due anni Nik Comoglio, torinese doc, torna sulla scena con il suo nuovo lavoro discografico “Acqueforti”, ed un brano basato sul testo del “Mistero Buffo” di Dario Fo.

Partiamo dal titolo: che cos’è Acqueforti?
La scelta del titolo parte dal presupposto di legare idealmente i brani dell’opera all’ispirazione di altrettante immagini evocative impresse attraverso la tecnica dell’incisione (appunto l’acquaforte), che è l’arte grafica che più amo. “Acqueforti” è un po’ il punto di arrivo della mia maturazione artistica ma è anche il tentativo di approdare ad un linguaggio musicale più personale; linguaggio che vuole fondere insieme classicità e modernità attraverso una forma di scrittura orchestrale rispettosa della tradizione, ma che tenga conto di quella “freschezza” tipica dei generi musicali più aggressivi e spontanei come il jazz, il pop e, in parte, il rock/progressive, di cui sono stato fautore in tempi passati.

Il primo brano Cedrus Libani è da te definito una “veduta aerea del grande albero mediorientale”
Si intitola “Cedrus Libani” perché è ispirato alla forma del grande albero mediorientale ed è anche ideologicamente divisibile in quattro parti che ne  individuano le radici, il tronco, i rami e la chioma. Durante tutto il brano sono presenti continui rallentati e ripartenze a cadenza che vogliono dare al tutto un respiro generale particolare, come il vento che attraversa un albero scuotendolo dolcemente. E’ la prima acquaforte del lavoro!

Raccontaci come è nata l’ispirazione per “Maria alla croce”, brano del Mistero Buffo di Dario Fo, e come il Maestro ha reagito ascoltando la tua realizzazione
Lo scorso anno per caso vidi in televisione una giovanissima Franca Rame recitare un brano dal “Mistero Buffo” di Dario Fo, “Maria alla Croce”. Il testo del “Mistero Buffo” non mi era sconosciuto, anzi, ne avevo in casa due edizioni, così mi rilessi “Maria alla Croce”. Fu come una rivelazione! Questo testo mi colpì così profondamente e mi entrò così dentro che non riuscii più a pensare ad altro che a quello per diversi giorni. Realizzai che quel testo non aveva ancora  musica, che era uno Stabat Mater anomalo e nuovo e che era di una forza e di una drammaticità inaudita! Per ovvie esigenze di durata, insieme al Maestro Claudio Ottavi Fabbrianesi abbiamo dovuto eseguire dei tagli, necessari a ridurre l’originale intero che era troppo lungo e variegato per una semplice operazione discografica; così scrissi al Maestro chiedendo il permesso di utilizzare alcune parti di “Maria alla Croce” perché avevo intenzione di musicare in parte l’opera. Con mia felice sorpresa il Maestro acconsentì e mi fece sapere di gradire la cosa esprimendo il desiderio di ascoltare poi il prodotto finale prima dell’eventuale masterizzazione definitiva. La scrittura mi impegnò per qualche mese perché volevo creare qualcosa di nuovo. Il risultato andò oltre le mie aspettative e piacque al Maestro che ci inviò anche una mail in cui faceva i complimenti al gruppo di lavoro. Inutile dirlo… fu una grande soddisfazione per me!

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