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“Accidentally Asked Questions”. Vito Arpino ci racconta il suo concept album

29 Nov 2012 | Nessun Commento | 3.715 Visite
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Accidentally Asked Questions
E’ uscito da poco più di un mese il primo concept album da solista del compositore barese Vito Arpino.
Accidentally Asked Questions”, prodotto da Wunderkammer Recordings, l’etichetta londinese da tempo impegnata nella promozione di artisti di livello internazionale, che con il sostegno di Puglia Sounds, inizia con una domanda, anzi con una serie di domande poste per caso, legate alla difficile sopravvivenza quotidiana dell’uomo contemporaneo, a cui ciascuna delle tracce raccolte nell’album vuol essere una risposta.
Vito Arpino, musicista e dj eclettico e curioso, classe ’71, a cavallo tra gli anni 1990 e 1995 intraprende esplorazioni che spaziano dal jazz all’hip hop, al reggae alla techno, grazie all’opportunita’ offertagli dall’associazione culturale FEZ, diretta da Nicola Conte che, riunendo in un movimento gli artisti provenienti da mondi musicali apparentemente lontani, ha costituito il presupposto per la nascita di musicisti eclettici che intendono la contaminazione di stili e generi, cosi apparentemente diversi tra loro, come un tutto omogeneo. Da qui alla successiva esperienza dell’ensemble Crystal Psiche, fondata insieme al chitarrista Antonello Maggi, all’album “Meno 3” autoprodotto con il compositore Fabrizio Ippolito, ai lavori da solista autoprodotti “Boicot” del 2005 e “Untitled Promo” del 2009, fino ad “Accidentally Asked Questions’, il passo e’ breve.
Le composizioni di “Accidentally Asked Questions”, portano in se’ tutta la lunga ed eclettica esperienza dell’autore e si inseriscono nel miglior filone dell’elettronica pugliese. Cosi, su melodie armoniche e ben strutturate, si innestano ritmiche ispirate alle prime esperienze techno di Detroit, in un lavoro di ampio respiro, di intensita’ espressiva, di riuscito metissage, in cui l’anima techno si mescola con lo stile melodico di Morricone. E l’amalgama rappresenta un indubbio salto di qualita’, all’interno del vasto panorama della composizione elettronica contemporanea, conferendo al lavoro del musicista barese un’aura senza tempo e definendo Arpino, per la padronanza con cui combina il sampling con l’analogico, le sonorita’ acustiche con quelle elettroniche, il suono digitale con le ritmiche melodiche, un musicista tout court.
Per le composizioni dell’album, del quale vanno ricordate le collaborazioni con Gaetano Partipilo, importante esponente della scena jazz italiana e della giovane attrice e cantautrice Anna Mila Stella, Arpino si e’ avvalso di apparati d’epoca: soluzione strumentale oggi in gran voga, ma naturale per un musicista di esperienza piu’ che ventennale, capaci di realizzare con macchine digitali suoni caldi e avvolgenti. Anche la libreria dei suoni che l’artista impiega nelle composizioni e’ figlia della sua lunghissima esperienza da musicista elettronico: Arpino rifugge dal ricorso a kit di campionature preconfezionate e facilmente reperibili, utilizzando al contrario le molte migliaia di suoni accumulati in venticinque anni di carriera musicale, molti dei quali autoprodotti, o registrati attraverso strumenti ‘poveri’, come registratori a cassette o microregistratori digitali, successivamente processati con software campionatori.
Un rapporto e un uso spesso inesplorato a causa di pregiudizi culturali il suo, ma che nulla tolgono alla creativita’, all’arte e alla sua fruizione. Perche’ l’arte, la musica restano sempre espressione di eventualita’, di estemporaneita’ e, come nel caso di “Accidentally Asked Questions”, di improvvisazione.
Nell’intervista che segue, Vito Arpino a noi di LSDmagazine ci rivela il percorso che lo ha portato ad “Accidentally Asked Questions”.

Accidentally Asked QuestionsDj e musicista eclettico, Vito Arpino esplora da oltre vent’anni la scena musicale italiana alternando la musica techno, al jazz, all’hip hop, al reggae. In quale misura tutto il percorso fatto determina il musicista maturo che ascoltiamo in “Accidentally Asked Questions”?

Il percorso musicale che mi ha portato a comporre Accidentally Asked Questions, non è imbevuto nei generi musicali che nel tempo ho attraversato, ma è una delle transizioni della vita, che poggia le solide fondamenta sulle collaborazioni; rapporti umani, esperienze di vita e fattori musicali vissuti nel tempo.

“Accidentally Asked Questions” e’ il tuo primo concept album. Come nasce?

All’inizio dell’anno, Saverio Lattanzio, un caro amico e label manager della Wunderkammer Recordings, mi ha proposto di collaborare con la sua etichetta e quindi di produrre un album. La proposta è arrivata mentre affrontavo il lutto per la perdita di mio padre e questa mi ha dato la possibilità di tradurre in musica elettronica tutte le esperienze e le emozioni che avevo vissuto nei mesi precedenti. Comporre musica elettronica mi da’ la possibilità di tradurre in suoni le immagini cinematografiche che affollano i miei pensieri. In Accidentally Asked Questions vi sono diversi brani di ispirazione cinematografica: “Immobile il tempo scorre” è ispirata da “L’invenzione di Morel” un film di fantascienza del 1974 di Emidio Greco, “Frequently Unasked Questions” è ispirata da “Strane Storie – Racconti di fine secolo” film drammatico di Sandro Baldoni, “4,5 Cose che non so di lei” è una parodia del film di Godard “2 3 cose che so di lei”.

Protagonista della scena barese sin dai tempi del Fez, questo tuo ultimo lavoro e’ un disco dalla straordinaria intensita’ espressiva. Come si sposa la techno con lo stile melodico di Morricone?

E’ la cosa più semplice che possa avvenire, almeno per quel che mi riguarda; la techno di Detroit affonda le sue radici nella soul music nera, molto melodica e molto ritmica, elementi che molto spesso si ritrovano nella cultura musicale italiana, che ritengo altamente raffinata, come nella tradizione dei cantautori alla Piero Ciampi o Luigi Tenco, quella dei Compositori come Ennio Morricone o Angelo Badalamenti. Come ha dichiarato il mio caro amico dj/produttore Fabrizio Ippolito aka Doraemon “dal punto di vista stilistico sono due differenti modi di dipingere la stessa tela”

“Frequently, unasked questions” e’ il titolo del singolo il cui video e’ diretto da Mario Bucci. Ma quali sono le ‘domande’ che Vito Arpino si pone? E, soprattutto, sono domande senza risposta?

Di sicuro vi sono le domande indotte dal vivere quotidiano ripetitivo e asfissiante che mi pongo e che chiunque si pone. Ci sono le Fequently Unesked Questions, che rappresentano le domande di libertà dai bisogni primari di sussistenza, come l’affitto di casa, le bollette, le rate e tutto il resto. La vita ci porta a rispondere sempre nello stesso modo alle stesse domande, mentre noi in realtà dovremmo rispondere alle domande reali che gli imprevisti della vita, nel bene e nel male, ci impongono. Accidentally Asked Questions vuole essere un invito a tutti a rispondere a quelle domande, a non lasciarle chiuse nei cassetti della memoria ma di liberarle.
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