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A Ruvo l’arte diventa una forma di espiazione con tredici artisti in mostra

7 Mar 2012 | Nessun Commento | 3.938 Visite
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StupefacenteEspiare, ossia rimuovere una colpa per tornare allo stato di grazia precedente, che per qualche ragione è andato smarrito. È questo il tema su cui hanno riflettuto i tredici artisti coinvolti nell’omonima collettiva, curata da Roberto Lacarbonara e Alexander Larrarte ed allestita nell’ex convento dei Padri Domenicani di Ruvo.
In occasione del vernissage, sessanta comparse locali hanno invitato il folto pubblico a visitare la mostra in estremo silenzio, per costringere il visitatore a una meditazione ormai inusuale nella nostra vita quotidiana.
Tutte le opere esposte sono state realizzate per l’evento, ma l’approccio degli artisti è stato assai differente. In alcuni casi c’è stata una seria riflessione sul tema religioso, in altri un approccio più ironico e dissacrante come per Dario Agrimi, che ha presentato un’opera alla Cattelan intitolata Stupefacente. Si tratta del biglietto di un Gratta e Vinci, conservato integro in una teca di cristallo.
«Stupefacente è il valore potenziale del biglietto: cinque milioni di euro» spiega Lacarbonara «ma stupefacente è anche la droga, il denaro è una droga. E la colpa solitamente è determinata proprio dal denaro. Associazioni mentali come questa hanno ispirato i nostri artisti.»
Oscar Turco ha realizzato invece un lavoro dal sapore esoterico. Quattro specchi, protetti da una tenda, su cui è possibile leggere solo grazie alla tremula luce delle candele.
Nonostante l’avanzare della secolarizzazione, la cultura italiana è ancora impregnata dal senso di colpa di matrice cristiana, che proprio per questo può divenire fonte di molteplici ispirazioni. Un esempio è Natascia Abbattista, che ha realizzato un lavoro fotografico semplice eppure dall’impatto molto forte. Una provocazione sull’ambiguità della sessualità, così spesso associata al peccato.
Pierluca Cetera, uno dei pittori più bravi d’Italia e sicuramente della Puglia, ha realizzato un lavoro che prende spunto dalla polemica di Ratzinger contro lo yoga, tacciato di essere una perversione della spiritualità. Cetera ha infatti dipinto uomini e donne alle prese con le classiche posizioni yoga ma completamente nudi, a significare che il filtro culturale può far intravedere il peccato ovunque.
Giovanni Albore ha invece realizzato novantanove fotografie di una ragazza che si taglia progressivamente i capelli. Il concetto è la donna che si priva del simbolo stesso della femminilità, quasi a voler rimuovere la propria identità.
Una delle opere più forti è sicuramente Totale 20 di Loredana Savino, un audio di otto minuti e mezzo che il visitatore può ascoltare in cuffia. L’artista, atea e sbattezzata, si è recata in un confessionale, dichiarando di aver abortito a seguito della relazione con un uomo sposato. Al termine della confessione il prete le ha prescritto di recitare venti Ave Maria, da cui il titolo.
StupefacenteTra le tante performance segnaliamo quella di due bambini non battezzati, che hanno realizzato per due ore sempre lo stesso disegno. Una ciclicità che secondo i due curatori sottintende il vano tentativo di rimuovere una colpa inesistente.
Magnifico poi l’Anamorphosis di Gregorio Sgarra, un olio su tela lungo quasi quattro metri, che rappresenta un moribondo o forse un cadavere affetto dal rigor mortis, con una prospettiva e un chiaroscuro molto accentuati, che rimandano al Cristo morto del Mantegna.
«Anna Maria Battista è un’artista di grandissima sensibilità e raffinatezza» continua Roberto Lacarbonara. «Lei ha semplicemente inglobato un fazzoletto bianco all’interno di una massa di cera, materiale solido ma non troppo, cercando così di ingabbiare un elemento del suo vissuto, un ricordo della nonna. Lavoro che è speculare a un’altra opera, un tessuto candido con una piccola macchia nera – a significare che nessuna purezza è immacolata.»
Complessivamente gli artisti coinvolti sono Natascia Abbattista, Giovanni Albore, Anna Maria Battista, Dario Agrimi, Pierluca Cetera, Clitorosso, Oronzo Liuzzi, Margherita Ragno, Teresa Romano, Adele Samarelli, Loredana Savino, Gregorio Sgarra e Oscar Turco.
Espiare si configura come un’opera d’arte totale, in cui ogni lavoro è interconnesso agli altri da un gioco circolare di richiami, così come circolare era la marcia delle comparse, simili ai penitenti del Purgatorio dantesco.
A giudicare dagli ottimi risultati, l’espiazione si è rivelata molto feconda per l’arte.

Questa è una mostra da non perdere assolutamente, c’è tempo fino al 25 marzo (mer-dom, 18.00-21.00). Info: info@entropiearte.it, tel. 349.6141159.

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