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A Pietro Masturzo il “World Press Photo 2009”

15 Feb 2010 | Un Commento | 2.281 Visite
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World Press Photo 2009 - Pietro Masturzo
«Ho scattato quella foto la prima notte in cui siamo saliti sui tetti di Teheran per raccontare la protesta. È stata un’emozione grandissima»: Pietro Masturzo ricorda così lo scatto che gli è valso il prestigioso premio «World Press Photo 2009». La foto raffigura tre donne che urlano da un tetto di Teheran durante le proteste di piazza seguite alle elezioni del 12 giugno in Iran.

I canti notturni sono diventati un simbolo del movimento verde: il grido «Allah o Akbar» (Dio è grande) e «Morte al dittatore», è lo stesso intonato nel corso della rivoluzione del 1979. Per tutta la prima fase della protesta, quasi ogni sera a partire dalle 22.00, uomini, donne e bambini salivano sui tetti per gridare gli slogan, tanto da costringere le milizie basiji a raid notturni nelle case per impedirli.

«Ricordo bene quella notte – il 24 giugno – eravamo saliti sui tetti per la prima volta. Volevo raccontare l’atmosfera di quelle ore – racconta Pietro, 29 anni di Napoli -. Anche per questo non ho mai ripreso nessuno in volto: non solo per ragioni di sicurezza, perchè i soggetti non fossero riconoscibili, ma proprio perchè mi interessava il contesto, non una faccia piuttosto di un’altra. Per questo ho utilizzato tempi lunghi, d’intesa con coloro che volevo immortalare».
Ci è pienamente riuscito secondo la giuria del premio: la foto «dà prospettiva all’informazione e colpisce sia dal punto di vista visivo che emotivo», ha detto il presidente Ayperi Karabuda Ecer. «La foto rende in maniera potente l’atmosfera, la tensione, la paura, ma anche la tranquillità e la calma», ha sottolineato la giurata Kate Edwards.
Pietro era arrivato a Teheran ai primi di giugno per raccontare il Paese a 30 anni dalla rivoluzione e seguire le elezioni presidenziali. È rimasto a Teheran fino al primo luglio, ospitato da studenti iraniani, poi il suo visto turistico è scaduto: «Non ho neppure provato a richiederlo successivamente, sapevo che il governo di Teheran aveva deciso un giro di vite sui visti».

Quei ragazzi li sente ancora: «Molti sono tornati in Europa, dove studiano. Vorrebbero rientrare in Iran, nonostante i pericoli, e sono sempre più arrabbiati. Io penso che non vogliano fare chissà quale rivoluzione. Penso che vogliano un governo moderato e maggiore libertà».

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