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A Melpignano una 17/a edizione della Notte della Taranta da record quella appena conclusa

25 Ago 2014 | Nessun Commento | 989 Visite
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ndt1Il sole sta tramontando quando i viali di Melpignano cominciano a brulicare dei primi indiavolati che arrivano per scatenarsi alla 17/a edizione della Notte della Taranta, dove in più di 150mila hanno danzato fino alle prime ore di ieri sul ritmo ipnotico dei tamburelli.

Del resto, il maestro concertatore dell’Orchestra popolare, Giovanni Sollima, lo aveva promesso alla vigilia dell’evento: “Saremo tutti travolti dalla pizzica”. Una previsione che trova presto conferma quando la piazza dell’ex convento degli Agostiniani contiene a stento il fiume umano che le forze dell’ordine faticano a quantificare: “Nel paese non si riesce a muovere un passo – dice il questore – quest’anno sono sicuramente molti di più dell’anno scorso quando erano in 130mila”. Secondo gli organizzatori il numero dei presenti è anche superiore, “considerando le zone circostanti la piazza” effettivamente traboccanti di persone che danzano e suonano, per uno spettacolo parallelo a quello in scena sul palco.

L’interesse per la Taranta cresce e il motivo lo spiegano gli artisti: “E’ una musica più che mai attuale – dicono nel back stage – che oggi torna per risvegliare la coscienza sociale e sostenerne le ragioni”.

Se l’opinione comune è che la tradizione popolare salentina interpreti i disagi delle nuove generazioni, c’è chi ritiene occorra “farla incontrare con mondi nuovi, contaminarla”. Ne è convinto il percussionista partenopeo Tony Esposito, per il quale la Taranta andrebbe “modernizzata seguendo il percorso che ha fatto il reggae, anche per aprirla di più al mercato”. Non la pensa così il professore Roberto Vecchioni: “Va benissimo com’è, anche perché è molto più moderna del festival di Sanremo”. E’ proprio lui a tenere una piccola lezione al pubblico, prima di cantare: “Dietro al ‘tattarata” della pizzica – spiega il prof. – ci sono le lotte per il lavoro e i diritti, c’è un grande spessore sociale e politico”, come nel brano ‘La Tabaccarà che interpreta poco dopo. Sulla stessa lunghezza d’onda è il Jimy Hendrix del deserto, il nigeriano Bombino: “Taranta significa difesa del territorio e della propria identità”, valori che anche il suo popolo, dice sul palco, “sente molto vicini e che possiamo proteggere grazie a questa musica”.

Un invito a “godere” di questi ritmi “andando oltre”, arriva anche dal cantautore Alessandro Mannarino che vuol “scrivere una nuova musica popolare dei giorni nostri, quella che canteranno fra trent’anni con le nostre battaglie e le nostre lotte: questa musica popolare è piena di religione – dice prima di esibirsi in ‘Santu Paulù – ma oggi i Santi non ci bastano più, servono altre idee e dobbiamo trovarle noi”.

Promette di dare il proprio sostegno la 22enne prima ballerina della Scala, Nicoletta Manni, originaria del Salento: “Inviterò la gente a interessarsi di più a questo tipo di danza il cui fascino sta proprio nel suo essere nata spontaneamente, nel non avere regole a differenza della danza classica. E’ una passione che mi lega alla mia terra e la coltiverò”. Tra le performance che hanno contraddistinto questa edizione, dedicata al nobel Gabriel Garcia Marquez, c’è stato proprio il ballo con le cinque suite curate dal coreografo spagnolo Miguel Berna, tra cui la suggestiva danza ‘dei coltellì. Sono stati “felici di aver incontrato la forza di questa musica” gli ospiti internazionali, tra cui la statunitense Lori Cotler che ha scandito con le sue performance vocali il battere dei tamburi del virtuoso Glen Velez nell’Orchestra popolare con il mandolinista israeliano Avi Avital. Mentre Antonella Ruggiero commenta emozionata: “E’ stata un’esperienza incredibile: questo posto è magico e mi ha dato emozioni che non dimenticherò”.

Foto di Antonella Arcuti

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