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A Crans Montana successo per la mostra “La Résidence: sguardi sulla montagna” fino al 13 marzo

10 Mar 2020 | Nessun Commento | 358 Visite
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Riflessione sul futuro delle nostre montagne
Venerdì scorso, nell’ambito dell’inaugurazione della mostra “La Résidence: sguardi sulla montagna”, diversi esperti della questione ambientale si sono ritrovati alla Fondation Opale, in occasione una tavola rotonda aperta al pubblico, per avviare una riflessione sul futuro delle nostre montagne. Non poteva esserci luogo più adatto della Fondation Opale, per organizzare questa mostra, poiché l’arte aborigena è intimamente legata all’idea di territorio e all’amore delle comunità locali per la loro terra e il loro ambiente.

Moderata dall’ex-giornalista Hubert Gay-Couttet, egli stesso alpinista e appassionato di fotografia, questa serata ha consentito alle circa 100 persone presenti di capire meglio quale sia la posta in gioco nel nostro ambiente alpino.

L’arte come vettore di sensibilizzazione
Questa serata, che fondeva conoscenza e arte, è stata anche l’occasione per ammirare varie opere fotografiche e un video reportage. Nell’ambito della terza edizione del progetto “La Résidence,” Crans-Montana Tourisme & Congrès ha infatti invitato sei giovani fotografi e un video-maker a immortalare questo ambiente straordinario, con l’obiettivo di dimostrare al contempo tutta la bellezza, ma anche la fragilità, dell’ambiente alpino.

La Résidence
Con l’obiettivo di far conoscere giovani fotografi e video-maker, nel 2017 Crans-Montana Tourisme & Congrès ha creato “La Résidence”, un incubatore di talenti nel cuore delle Alpi del Vallese.
I partecipanti all’edizione 2019/2020 hanno vissuto un’avventura fuori dal comune, guidati da appassionati e professionisti della montagna, una full-immersion nella natura, con un unico obiettivo: coglierne la bellezza, ma anche la fragilità. Così, La Résidence ha permesso loro di essere davvero testimoni del cambiamento climatico e del suo impatto sull’ambiente alpino e le sue attività.

Sguardi tutti diversi
Esplorare le viscere della Plaine Morte in compagnia di speleologi, scoprire l’autenticità della vita dei pastori o fare scappata in cerca della fauna di alta montagna: i fotografi hanno potuto proporre ciascuno il proprio punto di vista su questo ambiente da cui siamo profondamente dipendenti.
Opinioni diverse, ma un’unica constatazione: la montagna di domani non sarà quella di oggi.
I vari partecipanti alla tavola rotonda hanno saputo, ciascuno a suo modo, sollevare la problematica e portare scampoli di risposte, dimostrando così che è tutt’altro che semplice mettersi d’accordo su un’unica soluzione. Claude Bernhard, geochimico, speleologo e fotografo, Eric Nanchen, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile delle Regioni di Montagna, Pierre Mathey, segretario generale dell’Associazione Svizzera delle Guide di montagna, o anche Yvan Aymon, specializzato in marketing territoriale: ognuno di loro ha saputo mettere in risalto alcune precise conseguenze di questo cambiamento climatico, ormai inevitabile, che avrà necessariamente un impatto su noi tutti. Ma allora, quale futuro avrà la montagna di domani? Se, come è ovvio, la serata non ha potuto dare una risposta chiara e precisa a questa domanda, essa ha quanto meno avuto il merito di sollevare la questione e definire quale sia la posta in gioco.

La ricchezza del nostro territorio e dei nostri artigiani messa in luce
Un’agape a chilometri zero, realizzata con prodotti rigorosamente locali, ha poi concluso la serata in un’atmosfera allegra in cui i partecipanti, i fotografi e il pubblico hanno potuto proseguire la discussione. Formaggio d’alpeggio, vini di un vinificatore locale e carne fredda della regione: la serata ha così permesso anche di mostrare tutta la ricchezza del nostro patrimonio e del nostro territorio. L’idea era, anche, di ricordare che nel nostro piccolo possiamo agire a favore dell’ambiente consumando “locale”.

È ancora possibile scoprire questa mostra alla Fondation Opale, fino al prossimo 13 marzo.

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