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Masta Ace e Marco Polo riscaldano i cuori degli appassionati di Hip Hop all’Officina degli Esordi

2 Feb 2020 | Nessun Commento | 520 Visite
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Se dovessimo classificare gli anni che stiamo vivendo, dovremmo necessariamente sottolinearne la velocità. Tutto intorno a noi sta viaggiando ad un andamento difficile da controllare, senza una vera direzione, un traguardo ambizioso e senza neppure il bisogno di correre. Solo l’irrefrenabile desiderio di ottenere tanto, non importa cosa, subito, a qualunque costo.

Questa nevrosi, nella musica mainstream e non solo, si è tradotta nella produzione di inutili intrugli insipidi da consumarsi preferibilmente entro e non oltre lo spazio di uno sbadiglio. Trovare qualcosa che rimanga, che possa fare attrito con la viscosità di un mercato fatto di immagini senza suoni e di suoni che non evocano emozioni, comporta una ricerca anacronisticamente estenuante.

Capita, però, che in tempi di assolutismi, si sviluppino sacche di resistenza dure a morire, che abbiano la forza di un’idea assurda e l’incoscienza delle creature primordiali. Queste, cospirano al sole di giornate meridionali, organizzando pensieri e azioni, calcolando i rischi a spanne e irrorando entusiasmo a getto continuo. È la sola maniera che hanno per far crescere la consapevolezza che, a volte, mordere il freno e riflettere, sia indispensabile per provare a rimandare lo schianto ineluttabile.

Da questa visione, portata avanti dagli organizzatori del festival pugliese “L’Acqua in testa” e dall’Associazione di Promozione Sociale “Hip Hopera Foundation” è nata una possibilità gigantesca, capace di far riaffiorare il senso di comunità che la musica dovrebbe incubare, ma che sta facendo posto all’isolamento virtuale del quale è diventata ancella.

Il 28 gennaio a Bari, all’interno degli spazi pregevolmente gestiti di ”Officina Degli Esordi” si è tenuta l’unica tappa al Sud Italia del tour europeo di due Artisti (la maiuscola è d’obbligo) che rappresentano un raro approdo per tutti gli estimatori della musica di qualità e dell’Hip Hop più colto: Masta Ace e Marco Polo.

Percorsi artistici, di vita e di esperienze, profondamente differenti che hanno trovato punti di contatto indissolubili grazie all’universalità del linguaggio musicale più caleidoscopico dell’ultimo cinquantennio e che si è tradotto nella pubblicazione di un album, “A Breukelen story”, che scatta istantanee perfettamente esposte, come regalo alle generazioni future, ma soprattutto a quelle presenti: dimenticare la propria storia vuol dire realizzare i desideri di chi vorrebbe nutrirsi della nostra energia e questo non possiamo più permettercelo.

Uno degli obiettivi di questo evento era il confronto costruttivo ed abbiamo ottenuto la possibilità di realizzare un’intervista in esclusiva per noi di LSDmagazine e per Radio RKO (Radio Kismet Opera) che riportiamo integralmente:

Dopo i convenevoli di rito, siamo entrati in argomento chiedendo a Masta Ace e Marco Polo come sta andando il tour europeo e come sono stati accolti nelle tappe italiane.

Masta Ace: L’Europa è fantastica ed esprime grande calore ed entusiasmo. È la prima volta che suono anche in città più piccole e che vengo al Sud Italia e devo dire che l’accoglienza è straordinaria.

Marco Polo: Io adoro l’Italia ed in particolare il meridione, essendo nato da genitori campani e calabresi, in particolare amo il cibo (ride ndr.) e tornare qui è un piacere personale, oltre che professionale. Ace ha anche una parola italiana preferita che è “allooooraaaa”! (Ridiamo ndr.)

Come è nata l’idea di un album insieme e come avete lavorato al progetto?

M.P. : Ho conosciuto Masta Ace qualche anno fa, quando lavoravo in uno studio nel quale lui stava registrando e gli passai alcuni beats che avevo realizzato, ma senza riuscire a concretizzarne nulla. Dopo qualche tempo mi ha chiamato per lavorare al progetto di un pezzo, “Nostalgia” che ha ottenuto grande riscontro di pubblico e critica e da qui abbiamo cominciato a lavorare su un concept.

Vorrei farvi una domanda un po’ cattiva: qual è la situazione dell’Hip Hop nel mondo, oggi? Voi siete tra gli ultimi baluardi di questa cultura, qual è lo stato dell’arte?

M.A. : Dal punto di vita musicale siamo in un periodo di grande entusiasmo, in tante parti del mondo ci sono artisti di livello e il pubblico apprezza ciò che facciamo. Qui c’è ancora interesse per il suono classico dell’Hip Hop e si possono creare occasioni importanti come questa.

M.P. : Per noi l’Europa è un mercato importantissimo, così come il Sud America, rispetto agli Stati Uniti, dove i media tendono a dare spazio quasi esclusivamente agli artisti più giovani. In altri continenti, invece, si riesce a creare sempre qualcosa di magico.

Una domanda rivolta a Masta Ace, che per noi è una guida morale, oltre che artistica: siamo parte di “Hip Hopera Foundation” e cerchiamo di lavorare con i più giovani per portare l’Hip Hop in contesti dove può rappresentare un valore aggiunto per le comunità. Quale consiglio puoi darci per continuare il nostro percorso e migliorarne i risultati?

M.A. : Ho sempre pensato che l’Hip Hop fosse la musica dei più giovani, delle nuove generazioni che cercano un modo per affermare la propria esistenza, per crescere, diventare grandi e più consapevoli. Dunque continuate a coinvolgere i ragazzi, canalizzando la loro energia ed utilizzando la vostra esperienza per dare loro dei punti di riferimento positivi. State insieme per lavorare e creare il presente.

Dopo i saluti rituali e i ringraziamenti dovuti, ci congediamo con la certezza assoluta che assisteremo ad uno spettacolo potente che cambierà la percezione di questo genere musicale nella nostra città.

Ed in effetti le aspettative non solo non vengono disattese, ma superate nettamente dall’energia travolgente che si accumula tra il palco ed il pubblico, creando un corto circuito fatto di rap che dà lezioni accademiche di tecnica ed eleganza, beats che costringono agli occhi lucidi e amici di tutte le età uniti da una passione che non può essere solo adolescenziale, ma che arriva dal battito ancestrale del cuore materno.

Abbiamo tutti bisogno di rallentare, di guardarci negli occhi e di capire cosa si muove intorno a noi ed in che modo. Non esistono rettilinei o rampe di lancio, ma tornanti in cui scorre sangue caldo e ricco di ossigeno, quello che fa girare la testa dall’emozione, quello che ci tiene in vita. Non siamo soli, non lo siamo neanche quando nasciamo, chiuderci come monadi autosufficienti che cercano solo la collisione, non genera energia, ma solo dispersione di calore.

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