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Una “Medea” rivisitata quella di Eleonora Abbagnato al Petruzzelli

2 Set 2011 | Nessun Commento | 2.158 Visite
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MedeaE’ un angelo sulle punte Eleonora Abbagnato anche quando non danza, anche quando si muove sinuosa e leggera nel foyer del teatro. Come è noto ormai da alcuni giorni, è incinta, di quattro mesi e la sua grazia non cessa di accrescersi anche quando tra grand jeté terrestri si accomoda ed attende il suo turno di parola nella conferenza stampa di presentazione della Medea che la vede protagonista al Teatro Petruzzelli di Bari con la coreografia di Davide Bombana. A presentare il cast tecnico e artistico è un altro maestro di stile il sovrintendente Giandomenico Vaccari che espone brevemente la copiosità degli sforzi affrontati dall’intera organizzazione per giungere al compimento di questa prima mondiale.
Il sovrintendente precisa come, seguendo gli intenti prefissati alla vigilia della riapertura del Teatro Petruzzelli ormai quasi tre anni fa, la fondazione intende mantenere un profilo attento all’innovazione e alla ricerca culturale e artistica, non basandosi sulla sterile riproposizione di spettacoli vetusti nella forma e nello stile, oltre che nelle tematiche.
A prendere la parola e spiegare le modalità di attuazione del progetto è Davide Bombana. Il coreografo, di cui il nostro giornale ha proposto in anteprima, e per intero, le note di regia, (nell’articolo “Eleonora Abbagnato in prima mondiale danza “Medea” al Teatro Petruzzelli” del 01/09/2011) è tornato a ribadire gli intenti principali della sua operazione, che intende riscoprire l’aspetto sociale e quello amoroso della tradizione intorno a Medea. La contemporaneità è stata, infatti, chiave di lettura con cui Bombana ha posato il suo sguardo su Medea, e per questo ha scelto il filone più prossimo, a suo parere, alla nostra realtà sociale, quello rappresentato dal testo euripideo. Il grande tragediografo greco, infatti, compiva – è questo in sintesi il parere del coreografo – una sintesi perfetta tra tradizione del mito, a lui lungamente preesistente, e la sua contemporaneità fatta di intolleranza, di passioni viscerali falsamente ritenute arcaiche, di approvazione nei confronti di chi tenta la scalata sociale. Allo stesso tempo, tragedia autentica è l’amore di Medea per Giasone, carnale e ineffabile, che si consuma, e consuma i protagonisti, come la veste offerta da Medea a Creusa. Bombana precisa, inoltre, le motivazioni con cui è pervenuto alla scelta delle musiche, in perfetto accordo con il direttore d’orchestra Giuseppe La Malfa. I temi centrali dell’opera fino alla pazzia di Medea sono dettati dal genio di Arvo Pärt, straordinario compositore estone che più volte ha onorato con la sua presenza la città di Bari. La follia della protagonista è scandita dalle emozioni elettroniche del compianto Fausto Romitelli, atte a condurre lo spettatore nella condizione di lucido furore di Medea stessa. Ringraziando tutti i reparti tecnici coinvolti nell’allestimento per la loro professionalità Bombana è passato poi a fare da traduttore a Dorin Gal curatore delle scene, dei costumi e del disegno luci. Gal parla prima di tutto delle scene e fa cenno al cambio di rapporto tra Medea e il potere, simboleggiato dalla Torre, casa di Medea nella Còlchide (erroneamente indicata all’inglese con il maschile Colchìde) , luogo del primo amplesso fra i giovani amanti, poi Torre del Potere di Medea. Parla di panneggi e colori, Gal, di stoffe e tessuti. Panneggi leggeri e colori arcaici non rigidi per i costumi dei connazionali di Medea, e poi duri sia nei colori che nelle stoffe per i Corinzi, il cui perbenismo malevolo e borghese scatenerà la follia di Medea. Anche i colori cambiano radicalmente il giallo del Vello d’Oro simboleggia i Colchidi che del manufatto sono legittimi proprietari, mentre il rosso e il nero identificano i vari momenti di ciò che con Carmelo Bene potremmo chiamare, non a caso, “Sospensione del Tragico”.
A concludere la conferenza stampa è il direttore d’orchestra Giuseppe La Malfa che appare molto emozionato, ma al contempo fiducioso negli ottimi risultati già raggiunti dalla compagine barese. L’onore di dirigere musiche di Arvo Pärt traluce nelle sue parole di elogio all’intera equipe e di ringraziamento al sovrintendente Vaccari.
Da non dimenticare, infine, è la realizzazione dei costumi affidati alla sartoria barese Artelier, diretta da Luigi Spezzacatene. 3 sarte, 3 decoratori e tutto lo staff di Artelier ha trascorso il rovente agosto barese a realizzare 34 costumi e 29 tute in tessuto tecnico elasticizzato, utilizzando oltre 7 metri quadrati di tessuti decorati con foglia d’oro applicata a mano e 1100 borchie ed occhielli scenografati anche essi a mano e inseriti su circa 35 metri di ecopelle.

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