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Praga, una storia privata. Ancora pochi giorni per visitare la mostra di fotografica di Enzo Lattanzio a Bari

22 Set 2009 | Nessun Commento | 2.764 Visite
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PragaIl 20 agosto 2009, a 41 anni di distanza dalla terribile estate dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia, l’Istituto italiano di cultura di Praga ha ospitato una mostra di fotografie, presentate al pubblico per la prima volta, sui giorni dell’arrivo dei carri armati sovietici.

Scattate per un caso fortuito dall’allora studente universitario Enzo Lattanzio, in vacanza nella capitale ceca. La mostra, che dopo Praga è stata presentata nell’Università Tor Vergata di Roma, è visitabile a Bari ancora per pochi giorni, fino al 25 settembre, nell’Ateneo.

“Nell’ambito degli scambi culturali tra le varie università- ricorda Enzo Lattanzio – nel ’68, all’inizio dell’estate, giunse a Bari un gruppo di studenti cechi e fu affidato a me il compito di accoglierli. In un mese circa si inserirono nella nostra vita quotidiana e si amalgamarono nel nostro gruppo di amici sottolineando sempre, con la consapevolezza di chi sa che non è del tutto vero, ma con la sicurezza di chi si augura che invece sia così, che tra la nostra libertà e la loro, dopo la primavera, non c’era poi molta differenza. Alla fine del soggiorno barese – ricorda Lattanzio – fui invitato a andare a trovarli a Praga e arrivai nella capitale ceca il 16 agosto.”

“Nulla faceva sospettare nulla. La sera del 19, durante una spaghettata fatta in casa, sentimmo gli aerei sovietici che sorvolavano in modo insolito Praga ma facemmo finta di nulla: la mattina dopo fummo svegliati dai carri armati. Io avevo cominciato ad occuparmi di fotografie l’anno prima – continua – ma all’epoca mi piaceva fare ritratti. Mi occupavo di moda, però viaggiavo con la macchina fotografica e cominciai a scattare.”

“Le prime immagine sono sfocate, non messe a fuoco per la paura, le mie esperienze di armi erano legate ai film del dopoguerra, ed ero sconvolto dal rumore, ben più drammatico, dei cingoli per strada. Mi ci vollero due giorni per essere pienamente consapevole di quello che stava accadendo”.

E così, in parte dalle finestre dell’abitazione dove viveva, nelle vicinanze di piazza San Venceslao, in parte per strada, ma sempre di nascosto Enzo Lattanzio scatta rullini su rullini, immortalando volti attoniti per l’incredulità, carri armati da cui spuntano soldati imberbi altrettanto stupiti, fori causati nei muri e negli automezzi dai proiettili. Tra le altre una foto è particolarmente drammatica: presenta solo gambe di soldati che calzano stivali.

“Ero sdraiato per terra tra la gente – ricorda Lattanzio – e vedendo solo quegli stivali ebbi l’impressione che non c’era più nulla da fare, i cecoslovacchi erano davvero schiacciati”.

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