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25 aprile senza memoria

29 Apr 2008 | Nessun Commento | 1.607 Visite
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 25 aprile 2008. Qualcuno non ha voluto si suonasse “Bella ciao”, qualcun altro ha invitato a colloquio l’amico del fascio, un altra non è scesa in strada a celebrare. Molti, quelli più normali che trovi di solito seduti in poltrona abbagliati dalle luci della televisione, non ricordano il perché venerdì scorso sono stati a casa anziché lavorare.
Si tratta forse della cieca ritorsione di una parte del nostro essere italiani che, dopo tanti anni di buio, scopre all’impovviso di avere una larga maggiornanza di consensi? Si tratta di uno scontro tra culture, quella appunto della conservazione dello status quo, della divisione sociale, che profittando del momento favorevole tenta di cancellare le idee dell’altra cultura, quella democratica del progresso, quella nata in quel 25 aprile 1945? Possiamo interpretare tutto come un momento di stanca di quella democrazia figlia di quegli ideali? O forse stiamo semplicemente dimenticando…?
La memoria storica di un popolo definisce l’identità del popolo stesso, il suo modo di essere, le ragioni delle sue istituzioni, delle pratiche sociali, del suo essere unito e solidale.

La memoria storica è il capitale più importante da cui attingere per qualsiasi investimento sul futuro. L’Italia invece, stretta nella morsa della crisi economica, della crescente paura per il diverso l’altro l’immigrato, si permette il lusso di non ricordare, di marchiare come obsolete quelle vicende che l’hanno portata qui, all’ingresso di questo millennio ancora libera, ancora, malgrado tutto, democratica.
L’Italia che guarda al futuro è quella che aspetta fiduciosa la prossima serie del grande fratello; l’Italia che ama la libertà è quella che invoca la “libertà” dalle tasse; l’Italia solidale unita fraterna, è quell’Italia chiusa nei suoi egoismi, che chiude la porta al suo vicino, che per strada non ti guarda in faccia e che ha timore della tua diversità o della tua indipendenza; l’Italia dei grandi ideali è quell’Italia che si assiepa per vedere il corpo di un santo disposta per questo ad ogni sacrificio. A quest’Italia sarebbe meglio non chiedere dov’è la nostra memoria storica. Non potrà certo rispondervi che Essa è custodita all’interno di un testo magistrale, scritto dalle tante mani e dalle tante idee dei padri fondatori: la Costituzione Italiana.
E’ inutile tessere gli elogi di questo testo (giudicato da tanti costituzionalisti come il migliore del suo genere), basta ricordarne una piccola parte: …La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Ciò si è dimenticato: il popolo non è sovrano, al popolo appartiene la sovranità! -il che è differente- E’ nei limiti in cui il popolo esercità la sua sovranita che vi è il vero nucleo della democrazia, quei limiti che salvaguardano il buon uso di questa sovranità. Tuttavia, in quest’ultimi tempi, sembra essere passata l’altra visione, ovvero che il popolo è sovrano, il che vuol dire che i suoi rappresentanti (i politici eletti) divengono naturalmente sovrani e sovrani assoluti perché la loro voce è “vox populi”. Perciò possono fare ciò che a loro pare, possono dimenticare e far dimenticare le origini della nostra libertà, possono non far cantare “Bella ciao”, possono ricevere i fascisti a colloquio, possono permettersi di snobbare le celebrazioni di quel 25 aprile, possono ignorare il rifiuto, espresso quel giorno, di ogni forma di totalitarismo, di dittatura, di razzismo e populismo.
Perché quei valori della resistenza -che non appartengono ad una sola parte- non sono altro che quel rifiuto, non sono altro che l’affermazione della nostra libertà, una libertà consapevole e matura, una libertà civile e solidale, una libertà difficile, certo, ma che non dimentica, una libertà che non sottomette gli altri al volere di una maggioranza che dimentica o vuol far dimenticare.

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