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La 36ª edizione delle Journées Cinématographiques de Carthage (JCC) ha offerto quest’anno un momento di intensa emozione e memoria con una serata speciale dedicata alla leggenda del cinema internazionale, Claudia Cardinale. È stata una celebrazione che ha unito passato e presente, cultura e cinema, radici e memoria, nel nome di una donna nel cuore dell’arte filmica mondiale.

L’omaggio a Claudia Cardinale, scomparsa di recente, è stato uno dei momenti più significativi dell’intero festival. La serata, presentata dal direttore artistico Tarek Ben Chaabane, ha animato la sala con proiezioni, testimonianze e film che restituiscono una visione profonda dell’attaccamento dell’attrice al suo paese natale.

Lotfi Bahri  con la nostra inviata a Tunisi Aya Aouichaoui

Il programma ha incluso tre film:

  • Les Anneaux d’or (1956), la prima apparizione cinematografica di Claudia, girata in Tunisia;
  • Claudia Cardinale: La plus belle Italienne de Tunis (1994), che racconta la sua storia di origini e carriera;
  • e il nuovo documentario Claudia Cardinale… Tunisie, splendeur et beauté (2025), diretto da Lotfi Bahri e presentato in anteprima ai JCC.

Questo ultimo lavoro, della durata di 46 minuti, è un viaggio cinematografico nelle radici tunisine dell’attrice, sottolineando quanto profondamente la sua personalità e carriera siano state plasmate dall’eredità culturale e affettiva del suo paese natale.

Nel corso della serata ho avuto l’opportunità di confrontarmi con il regista Lotfi Bahri, la cui relazione con Claudia Cardinale non è solo professionale, ma profondamente personale. Bahri mi ha raccontato di aver conosciuto Claudia nel 1975 sul set di Gesù di Nazareth, diretto da Franco Zeffirelli a Monastir. «Da quel primo incontro è nata una amicizia che dura da oltre cinquanta anni», mi ha confidato», racconta Bahri. Era solo sedicenne quando si trovò per la prima volta sul set, osservando il making of del film, un’esperienza che segnò l’inizio di un viaggio umano e professionale condiviso.

L’idea del documentario, come mi ha spiegato, non nasceva da un progetto celebrativo tradizionale, ma dalla volontà di raccontare Claudia Cardinale come persona, al di là della sua immensa fama. «Avevo raccolto venticinque interviste in oltre quaranta anni, ma per questo film ho scelto di concentrarmi su un’unica conversazione – quella che rivela davvero chi era Claudia, non solo come icona, ma come donna di cuore», ha detto. Questo elemento personale distingue il documentario da altri tributi: non è solo memoria cinematografica, ma un racconto di umanità.

Claudia Cardinale nasce a La Goulette, nel 1938, in una famiglia di origini siciliane ma immersa nella cultura tunisina. Qui trascorre la sua infanzia e adolescenza, parlando arabo, francese e siciliano prima ancora dell’italiano, e partecipando allora a piccoli ruoli cinematografici locali, come nel cortometraggio Les Anneaux d’or girato in Tunisia.

La sua ascesa internazionale comincia quando, da giovane, vince un concorso di bellezza a Tunisi e ottiene il titolo di “la più bella italiana di Tunisi”, un riconoscimento che la lancia verso Venezia, Roma e infine Hollywood. Nonostante la sua carriera la porti nei grandi cinema del mondo lavorando con registi come Visconti, Fellini e Leone —Claudia mantiene sempre un legame profondo con la sua terra natale.

Questo rapporto speciale è al centro del film di Bahri così come della serata di omaggio: la Tunisia non appare solo come un luogo geografico, ma come una componente essenziale dell’identità dell’attrice. «Claudia non ha mai dimenticato Tunis, né i suoi ricordi di La Goulette e Sidi Bou Saïd, né il sentimento di casa che questa terra le ha insegnato», si legge nelle descrizioni del festival.

Nel corso della mia intervista, Bahri ha sottolineato un punto che mi ha colpito: la unicità di questo omaggio rispetto ad altri ricevuti nel mondo. Pur avendo partecipato a riconoscimenti internazionali  dal tributo al Festival di Cannes al Cairo Film Festival nessuno era mai stato così profondo, sentito e personale come quello organizzato in Tunisia, sua patria di cuore. La scelta di dedicare una serata intera alla sua memoria non è casuale: è un gesto di riconoscenza, di orgoglio e di amore collettivo verso colei che, pur con cittadinanza straniera, ha sempre dichiarato di appartenere alla Tunisia prima di ogni altra cosa, mi ha detto Bahri.

Un aneddoto significativo riportato durante la serata è quello che racconta di un rifiuto di Claudia ad evitare di parlare della Tunisia in un’intervista richiesta da un programma americano, semplicemente perché non voleva separare la sua identità da quella paese che amava così profondamente — un gesto che racconta più di mille parole sul suo legame con la terra natale.

L’omaggio di Carthage non chiude il capitolo della storia cinematografica di Claudia Cardinale, ma lo rilancia con nuove prospettive. Con la proiezione del documentario di Bahri e la riscoperta delle sue prime opere, il pubblico tunisino e internazionale è invitato a riflettere non solo sulla sua carriera artistica, ma sul significato di appartenenza culturale e identitaria.

La Tunisia, paese di radici mediterranee e di intersezioni culturali, ha detto addio a una delle sue figlie più illustri, ma lo ha fatto con una celebrazione che riflette la sua essenza più profonda: non dimenticare chi ha contribuito a farla brillare nel mondo.

 

Aya Aouichaoui