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(Adnkronos) – ”Viviamo in un tempo di epidemia delle transizioni di genere tra i minori, con migliaia di ragazzi spinti a cambiare sesso e istituzioni Ue spesso complici di questo dramma”. È l’allarme lanciato nella conferenza stampa ‘Ideologia gender e salute dei minori in Ue’ che Pro Vita & Famiglia onlus ha tenuto oggi a Bruxelles, al Parlamento Europeo, ospite dell’eurodeputato Roberto Vannacci e del gruppo Patriots for Europe, con la testimonianza del giovane detransitioner ceco, Daniel Black, cioè un ragazzo che, dopo aver intrapreso la transizione di genere, è tornato al proprio sesso reale.  

”La transizione di genere non è un fenomeno spontaneo, ma frutto della propaganda dell’ideologia gender che nega il sesso biologico e lo sostituisce con l’identità fluida”, ha spiegato il presidente di Pro Vita & Famiglia, Antonio Brandi. ”I dati esteri sono allarmanti: uno studio americano di un’organizzazione transgender, su 64.000 persone, rivela che il 9% si dichiara detransitioner e nel Regno Unito la Cass Review ha demolito il cosiddetto ‘approccio affermativo’, secondo cui ogni minimo disagio del minore deve trasformarsi subito in un percorso medico di cambio di sesso. Ma dietro questi numeri – ha aggiunto – ci sono ragazzi a cui è stata promessa la felicità e che si ritrovano con un corpo ferito, mutilato, medicalizzato a vita. Su queste sofferenze pesa la linea pro-gender dell’Europa che, con la strategia Lgbt della Commissione, va in direzione opposta rispetto a Paesi un tempo pionieri dell’approccio affermativo ma che oggi tornano indietro per il bene di bambini e ragazzi, come Regno Unito, Svezia, Nuova Zelanda e altri molti altri Stati. Siamo qui – ha concluso – per denunciare la vergogna di un’Unione Europea che non difende le persone ma un’ideologia aberrante, secondo cui non esistono solo maschio e femmina, ma infiniti generi fluidi”. 

Durante la conferenza stampa Daniel Black ha raccontato: ”A 16 anni ero fragile e confuso e invece di una cura reale mi è stato detto che ero nato nel corpo sbagliato e che solo ormoni e chirurgia mi avrebbero salvato. In una visita di soli 30 minuti ho ricevuto una sentenza, non una diagnosi. Il risultato? Interventi chirurgici irreversibili, compresa la castrazione a 18 anni, complicazioni per tutta la vita e anni intrappolato in un’identità che non è mai stata la mia. Chiedo all’Unione europea di fermare la medicalizzazione affrettata dei minori, vietare bloccanti della pubertà e ormoni cross-sex, proteggere i nostri bambini da questi abusi. I loro corpi non sono un errore. Basta esperimenti sui bambini!”. 

L’eurodeputato Roberto Vannacci ha ricordato che ”dietro il dibattito sull’ideologia di genere ci sono persone reali, con sofferenza, disperazione e scelte sbagliate che condizionano la vita. L’Europa – ha aggiunto – non può seguire una posizione dogmatica e deve assicurare che ogni decisione sui minori sia fondata su prudenza ed evidenze scientifiche. Non si nasce in un corpo sbagliato: è illogico pensare che la natura abbia errato nell’assegnare un corpo rispetto a quello che qualcuno, arbitrariamente, si vorrebbe attribuire ed è quindi nostro dovere approfondire questi temi e dare spazio a tutte le voci nel confronto pubblico”. Presente alla conferenza anche l’attivista francese Ludovine de La Rochère, presidente de Le Syndicat de la Famille. 

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Redazione

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