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(Adnkronos) – “Negli anni Sessanta bastavano 100 metri di profondità per far pensare a una condizione di piena sicurezza. Oggi non è più così”. Lo ha affermato Giuseppe Berutti Bergotto, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, nel suo intervento al panel dedicato alla sicurezza della dimensione subacquea, nell’ambito della conferenza Space&Underwater – Space Economy, Submarine Cables & Cybersecurity, ospitata nei Saloni di Rappresentanza della Caserma dei Carabinieri ‘Salvo D’Acquisto’, a Roma. Berutti Bergotto ha spiegato come l’evoluzione tecnologica abbia reso vulnerabili infrastrutture un tempo considerate protette.  

“Abbiamo collocato nei fondali marini le nostre dorsali di comunicazione, le reti energetiche e perfino i data center progettati per ridurre i costi di raffreddamento”, ha aggiunto. Berutti Bergotto ha ricordato che attività apparentemente ordinarie, come pesca e ancoraggi, rappresentano la principale causa di danneggiamento dei cavi sottomarini, “ma in queste statistiche c’è già un 10% di casi che non si sa bene come interpretare e che potrebbero indicare episodi di sabotaggio”. Da qui la necessità di una capacità operativa integrata che unisca sensori, mezzi subacquei e centri di comando in un’unica rete informativa: “La priorità è interconnettere tutti i sistemi, militari e civili, che operano nel mondo subacqueo”.  

Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare ha illustrato anche l’operazione ‘Fondali Sicuri’, definendola “l’elemento abilitante della nostra strategia”, perché coordina assetti militari, operatori istituzionali e attori commerciali in una rete di sorveglianza avanzata. Centrale anche il ruolo del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea: “In due anni ha emesso oltre 20 bandi, coinvolgendo più di 250 realtà, tra grandi industrie, PMI, università e centri di ricerca”. Tra le attività più innovative, Berutti Bergotto ha citato i progetti per sfruttare i cavi sottomarini come sensori: “I cavi per telecomunicazioni possono diventare strumenti di monitoraggio, capaci di segnalare anomalie, tracciare movimenti o perfino fornire preavvisi di tsunami”. 

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Redazione

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