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Una donna di cinquant’anni che scopre un nodulo al seno aspetta sette mesi per una mammografia. Sette mesi durante i quali ogni giorno è un pensiero che corrode. Sette mesi che possono fare la differenza tra guarigione e metastasi. Questo è il Sistema Sanitario Nazionale di oggi. Nata con la legge 833 del 1978 in attuazione degli articoli 2, 3, e 32 dell’Accordo Costituzionale (la chiamano Carta).
In Basilicata si dice che la Sanita vada bene. Ma va tutto bene? Arriviamo a Gallicchio in provincia di Potenza, bel oltre 750 abitanti uno stemma comunale dove campeggia un gallo che impugna con la zampa destra una freccia nell’atto di lanciarla. Vicino il primo cittadino Francesco Guglielmo Pandolfo, persona di grande disponibilità, e riconosciute competenze amministrative ci accoglie nella casa comunale per parlare di sanità.
Sindaco, La sanità in Basilicata non vive una buona stagione. I dati evidenziano diverse criticità. Ma nei territori, nei Comuni il dato sembra diverso. Il suo comune può raccontare cose diverse?
“Purtroppo, devo essere chiaro: Gallicchio non solo non racconta una storia diversa, ma subisce gli effetti della crisi sanitaria in maniera più acuta e tangibile rispetto ai centri urbani più popolosi. La nostra realtà smentisce l’idea che i territori siano immuni dalla crisi. Tanto per citarle un esempio concreto lo scorso 18 novembre 2025, l’ASP ha emesso una Disposizione di Servizio in cui si legge, in modo esplicito, che la riorganizzazione della Continuità Assistenziale (C.A.) è stata decisa “In riferimento alla nota carenza di risorse Mediche” e per rispettare i limiti di orario previsti dall’ACN. Questa carenza non è un dato statistico astratto; è una criticità operativa che si traduce per Gallicchio (un comune di 907 abitanti) in un taglio del servizio di prossimità: La disposizione stabilisce che gli abitanti di Gallicchio devono rivolgersi alla postazione di
Sant’Arcangelo, un centro che conta 5.874 abitanti. Questa “razionalizzazione dei Servizi” si manifesta come una progressiva dismissione indiretta del presidio sanitario locale, costringendo i cittadini a spostamenti, aggravando la condizione di isolamento geografico che già affligge i piccoli centri montani. Non è una differenza positiva, ma la manifestazione di una crisi: l’obbligo di chiudere i servizi di guardia
medica a causa della mancanza di personale”.
Come tutti i comuni lucani la percentuale di popolazione anziana è sempre alta e sempre da attenzionare. Cosa nel suo comune, si sta facendo oppure si è fatto o cosa sarebbe utile fare?.
“Il Comune di Gallicchio è profondamente consapevole dell’alta percentuale di popolazione anziana e vulnerabile. Stiamo attivando e abbiamo in programma iniziative specifiche a servizio e a supporto delle
fasce più deboli della popolazione (Come ad esempio: Viaggi alle Terme, apertura di uno sportello psicologico, palestra della mente per gli over 65 e in previsione l’apertura di un centro per gli anziani a misura d’uomo immerso in un centro abitato ombelico del parco Nazionale della Vald’Agri). Tuttavia, queste iniziative comunali, pur essendo fondamentali, “nulla possono difronte alla necessità di piccoli centri di avere sul proprio territorio un presidio a difesa della salute pubblica”. Quando l’ASP decide la riorganizzazione, tiene conto della “specifica differenza demografica delle
popolazioni di riferimento”. Gallicchio, con i suoi 907 abitanti, si ritrova a subire l’effetto della centralizzazione: i servizi vengono concentrati dove la popolazione è maggiore (Sant’Arcangelo, 5.874 ab.). Per un anziano o una persona fragile, questa riorganizzazione significa che l’accesso alla Continuità Assistenziale (C.A.) – un servizio notturno o festivo – richiede lo spostamento forzato verso un altro comune. In un territorio affetto da limiti delle infrastrutture e delle vie di comunicazione, l’allontanamento del servizio sanitario essenziale equivale a negare l’assistenza in tempi utili, intensificando la percezione di un vero e proprio abbandono istituzionale. Sarebbe utile, in primis, invertire la tendenza alla razionalizzazione e continuare a garantire un presidio sanitario minimo sul territorio, data la vulnerabilità demografica e geografica”
Si dice che mancano i medici postazioni di guardia medica ma non è che alla fine manca un piano concreto di unire i territori secondo le esigenze che si manifestano nei suoi comuni?
“La sua domanda è estremamente pertinente e tocca il cuore del problema. È vero che “mancano i medici postazioni di guardia medica,” come confermato dalla stessa ASP, che ha redatto la Disposizione di Servizio che ho citato in precedenza in riferimento alla “nota carenza di risorse Mediche”. In realtà, un “piano concreto di unire i territori” esiste, ma non sembra nascere da una visione di
sviluppo territoriale o di potenziamento, bensì come meccanismo di gestione della crisi. La Disposizione di Servizio potrebbe essere lo svelamento di quel piano: infatti è stata redatta “nell’ottica di una razionalizzazione dei Servizi” e stabilisce esattamente come i territori debbano essere uniti forzatamente per coprire i turni minimi. A quanto appare all’orizzonte, questo non è un piano per soddisfare le esigenze dei comuni, ma un piano per tamponare la carenza di personale. L’unificazione dei territori in questo modo rende la vita sempre più difficile ai cittadini, perché si creano le condizioni per cui i piccoli centri sono sempre più a rischio di isolamento, una “chiusura indiretta dei piccoli centri” che, di fatto, rende inospitali i territori montani e dell’entroterra lucano. Il piano pare esserci, ma di ritirata dei servizi essenziali”. Fatti e non parole. La sanità è una cosa seria almeno in Basilicata .
Oreste Roberto Lanza







