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(Adnkronos) –
La guerra tra Russia e Ucraina si avvia a tagliare il traguardo dei 4 anni. In un quadro che appare quasi cristallizzato, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky guidano due paesi che, per motivi diversi, sono alle prese con problemi sempre meno gestibili. Ad accendere i riflettori sul conflitto e sulle sue ramificazioni, per l’Adnkronos, è il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e attuale presidente della Fondazione Icsa. 

“Non credo ci sia alcuno in grado di elaborare valutazioni accurate sulla situazione al fronte russo ucraino e tantomeno sulle prospettive militari a breve termine -afferma-. Il polso della situazione può essere tastato solo stando in teatro, le fonti aperte, quelle pubbliche, sono più diversificate ma forse per questo più insidiose e spesso veicoli di disinformazione e propaganda. Stesso discorso per i social”.  

 

“Ciò premesso – prosegue – non si sbaglia se si valutano i fondamentali della guerra in corso, che vedono ambedue i contendenti in palese e crescente difficoltà. Ambedue a corto di uomini, la cui vita continua ad interessare poco, seppure a differenti gradi di umana malvagità. Certamente più bieco Putin, il quale può anche contare su contingenti significativamente più estesi da reclutare. Sistemi d’arma carenti per gli ucraini, imprecisi e vulnerabili per i russi. Colpire in maniera indiscriminata non è solo una scelta barbara ma rivela l’indisponibilità, nelle quantità e nella tipologia, di armi efficaci”. 

“Zelensky poi resta fondamentalmente impossibilitato a colpire in profondità obiettivi decisivi per la capacità militare russa, sia per la resistenza americana a fornire i missili Tomahawk sia per quella europea e di altri donatori a dare i propri missili da crociera, con i quali Kiev potrebbe comunque penetrare maggiormente e con maggiore efficacia le retrovie russe. Inoltre ambedue si debbono far carico di problemi di altro tipo, Zelensky della sua ‘mani pulite’ che Putin proverà ad amplificare quale fattore di debolezza ucraino, mentre per Putin le sanzioni in atto e quelle che verosimilmente verranno cominceranno a mordere in maniera più fastidiosa ed efficace”.  

In definitiva – conclude il generale – non è da escludere che ci troviamo ancora di fronte ad una fase tattica altalenante, vissuta già altre volte, con contenuti progressi sul campo, un tiro alla fune in cui nessuno cede ma arretra di poco o cerca di guadagnare terreno. Con sullo sfondo uno scenario in progressivo logoramento per ambedue. L’auspicio è che prima o poi le crescenti difficoltà di ambedue divengano meno convenienti di un accordo pur ritenuto iniquo”. 

 

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Redazione

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