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(Adnkronos) –
“Non esiste un piano B” per la Striscia di Gaza, quello elaborato dal presidente americano Donald Trump “è il piano migliore”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa Marco Rubio durante la sua visita alla base dell’esercito americano a Kiryat Gat. Washington, ha spiegato, sta “costruendo una forza di stabilizzazione che includa tutti i Paesi che offrono forze e risorse. Stiamo elaborando il mandato appropriato, sia attraverso le Nazioni Unite che tramite un’altra entità”. Rubio ha poi aggiunto che l’obiettivo è quello di “garantire il mantenimento del cessate il fuoco e che la popolazione riceva aiuti senza saccheggi”. Vanno quindi ”create le condizioni per l’ingresso della forza di stabilizzazione, così da poter procedere con la ricostruzione”, ha sottolineato. 

Rubio ha spiegato che Hamas violerebbe l’accordo per il cessate il fuoco a Gaza se rifiutasse il disarmo. Ma anche la ripresa dei combattimenti da parte degli israeliani nell’enclave palestinese ”significherebbe che l’accordo è saltato”. Rubio ha quindi detto di augurarsi di ”creare le condizioni affinché Hamas non abbia alcun controllo sulla popolazione, cosa che non accadrà la prossima settimana. Ma vogliamo creare le condizioni affinché la gente non abbia paura di Hamas”. 

Durante la sua visita alla base dell’esercito americano a Kiryat Gat, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha anche parlato del voto alla Knesset su un disegno di legge per annettere parti della Cisgiordania: ”L’annessione della Cisgiordania” a Israele ”minaccerebbe l’intero processo a Gaza perché molti Paesi coinvolti non vorranno più esserlo”.  

Rubio ha poi minimizzato il voto alla Knesset, definendo il tema dell’annessione della Cisgiordania una trovata politica per mettere in imbarazzo il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il vice presidente americano JD Vance in visita in Israele. ”È sufficiente dire che non pensiamo che ciò accadrà”, ha detto Rubio ai giornalisti. 

Hamas ha ribadito in un comunicato il proprio “pieno impegno nel rispettare i dettagli dell’accordo di cessate il fuoco”, sottolineando la propria determinazione a “garantirne il successo e l’attuazione concreta sul campo”. Il movimento ha dichiarato di aver “completato la prima fase dell’accordo” con la consegna degli ostaggi vivi e di alcuni corpi dei deceduti e che sta “attualmente lavorando per finalizzare la consegna di quelli rimanenti”. Hamas sostiene che la seconda fase dell’accordo “richiede ulteriori discussioni e intese con i mediatori, a causa delle complesse problematicità che comporta”. Allo stesso tempo, il movimento ha sottolineato il proprio impegno per raggiungere “un consenso nazionale palestinese volto a risolvere tutte le questioni pendenti, in particolare quelle relative alla forma di governo a Gaza” dopo la guerra. 

Hamas ha esortato i mediatori ad “esercitare pressioni” su Israele affinché rispetti i suoi obblighi, “in primis la cessazione delle ostilità, la revoca dell’assedio sulla Striscia di Gaza e l’urgente facilitazione dell’ingresso di aiuti umanitari”. Ha inoltre messo in guardia contro il rischio che “lo Stato occupante possa utilizzare la questione umanitaria come strumento di ricatto politico”. 

Il movimento ha rivelato di aver ricevuto garanzie chiare da Egitto, Qatar e Turchia, oltre a conferme dirette dagli Stati Uniti, secondo cui la guerra “è effettivamente finita”. Hamas ha infine annunciato l’intenzione di avviare un dialogo nazionale palestinese inclusivo, invitando a “sostenere lo stato di consenso nazionale che si sta consolidando a Gaza”, al fine di garantire l’unità della posizione palestinese nella prossima fase. 

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Redazione

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