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(Adnkronos) – “La prima azione da fare è incrementare la cultura della donazione, un gesto fondamentale e un atto d’amore verso il prossimo. Tuttavia, non possiamo lasciare tutto alla volontà individuale: bisogna mettere in campo attività istituzionali che evidenzino l’importanza della donazione, il suo valore per il Servizio sanitario nazionale e per la salute dei pazienti”. Così Tonino Aceti, presidente Salutequità, partecipando oggi al digital talk dedicato alla questione della disponibilità di plasma in Italia, promosso da Adnkronos. E’ infatti solo dal plasma donato su base volontaria che si possono ottenere farmaci – immunoglobuline – essenziali per pazienti affetti da malattie rare come l’emofilia, o immunodeficienze.  

“Abbiamo un grande vuoto nel sistema di misurazione delle performance regionali – osserva Aceti – Tra gli indicatori dei Lea, livelli essenziali di assistenza, non c’è alcun riferimento alle azioni delle Regioni per incentivare la cultura della donazione. Dobbiamo misurare ufficialmente ciò che le Regioni fanno per promuovere informazione e formazione, soprattutto tra i giovani, perché questo diventi un banco di prova per la valutazione delle performance regionali”. L’Italia, è stato ricordato nel corso dell’incontro, fa fronte al 70% del fabbisogno. “Per raggiungere l’autosufficienza – sottolinea il presidente di Salutequità – bisogna rendere il Ssn attrattivo per le imprese che lavorano il plasma proveniente dall’estero. Inoltre – aggiunge – il payback sui plasmaderivati importati deve essere valutato attentamente, con dati concreti sull’impatto economico, perché non possiamo permetterci vuoti di approvvigionamento”. 

Per Aceti “ci sono molte aree su cui lavorare: promuovere la cultura della donazione; accelerare l’approvazione del Piano nazionale per l’autosufficienza del sangue, monitorare i sistemi di controllo delle Regioni e gestire correttamente il payback. Questo, nato come misura temporanea di bilancio, oggi può disincentivare il sistema e renderlo più fragile – avverte – Anche per questo è necessario creare un’alleanza tra tutti gli stakeholder per garantire la certezza delle cure, la continuità, l’autosufficienza del Paese e l’equità di accesso. Credo che ci sia un terreno comune su cui tutti devono lavorare insieme, e che la legge di Bilancio sia il primo banco di prova, sul tema”. 

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Redazione

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