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Fu proprio Socrate a sostenere che il valore della vita si acquista riconoscendo la morte. La contemplazione della morte come un esercizio necessario per vivere una vita più autentica e mirata. In altri termini la morte come opportunità di riflessione sul tempo sia importante e che la vita è un dono consegnatoci per guardare meglio le cose essenziali. La morte del trentacinquenne lucano di Chiaromonte, Antonello De Santo mi ha solleticato tanti interrogativi: Quanto ha scosso la vita di noi lucani e quelli stessi di Chiaromonte? Quanti veramente si sono seduti a riflettere per capire che non si può più scappare andando verso cosa? Quanti di noi hanno pensato veramente a recuperare il proprio tempo tenendolo stretto nelle proprie mani e nel proprio animo? Quanti noi lucani, in particolare chiaromontesi si sono chiesti che non si può continuare ad essere numeri pensando solo a mettere in tasca soldi più che umanità? Quanti hanno fatto visita all’amico chiuso nella bara, al consigliere, al ragazzo di cuore, all’animo gentile per poi, uscendo e togliendosi il “fazzoletto della testa” hanno ricominciato le corse ai campanilismi, alle gelosie e alle invidie, a lotte l’uno contro l’altro mentre la clessidra butta giù sabbia del tempo che scorre? Un ragazzo di grande umanità, raccontano tutti non solo sui social ma anche attraverso telefonate fatte dalla nostra redazione, perso in un attimo, in un minuto, in una notte dopo un intervento chirurgico andato a buon fine nella città eterna. Una sorella che vede il proprio fratello allontanarsi dalla vita terrena che meritava ancora solo per aver fatto della propria vita un respiro gentile. Una persona impegnata nel sociale, consigliere comunale, Presidente della Pro Loco le Torri di Chiaromonte, nella dirigenza della squadra locale perché anche il calcio come momento di aggregazione e condivisione può essere un spunto di vita autentica. Forse proprio pochi in verità si sono chiesti: Perché?. Perché, probabilmente, la morte è rimasta l’unico autentico sentimento che con forza sveglia gli animi, addolcisce il cuore costringe la ragione a scendere dal piedistallo e confrontarsi con i minuti e le ore che passano inesorabilmente. Non vale più il concetto: Ci pensiamo domani. Domani, qualsiasi sia l’età, potrebbe non esserci. Per questo l’Oggi è il momento giusto per raccogliersi per porre fine al conflitto che abbiamo nei nostri cuori verso tutti o quelli che alcuni hanno imposto di avere nei confronti degli altri. Vivere la vita con consapevolezza, autenticamente legata a valori liberi ed essenziali in maniera piena e con un tempo lento necessario per dare spazio al pensiero. Pensiamo poco perché andiamo di corsa, non c’è spazio per la memoria perché correndo non riusciamo ad immagazzinare una bella giornata di sole e un cielo azzurro, il migliore che c’è. Siamo affetti da ansia prolungata per la corsa, dalle visualizzazioni di attimi negativi, l’informazione che ci fa vedere il cinghiale morto sulla Sinnica mai un bel palazzo o una chiesa medievale ristrutturata o che ci racconta di un bel libro e tanto più un esempio di persone che hanno realizzato cose di pregio per il proprio territorio. Siamo immersi nelle critiche: Quello che fanno gli altri è sempre il peggio. Parliamo poco di coraggio, di fede, di fedeltà tentiamo sempre distruggere non conoscendo più il valore del ricostruire. Forse siamo morti che camminano ma non lo sappiamo. La morte è dunque una grande opportunità, un sentimento, un mistero vivo che può essere inteso come lo strumento concreto per porre fine alle nostre ansie, le paure, le nascoste sofferenze, da prolungate indecisioni, dando forza e luce a pochi pensieri quelli legati ad una vita normale, una vita che ci permette di distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è, concentrandoci sulle relazioni significative e sulle attività che ci portano gioia e soddisfazione vera. Antonello questo ci continua a dire bisogna solo saperlo ascoltare. Riusciremo nell’impresa? Aspettiamo “domani” e vediamo.
Oreste Roberto Lanza







Bellissimo articolo.