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(Adnkronos) – “Negli ultimi anni grazie alla ricerca sono stati fatti numerosi passi in avanti nella diagnosi e nella gestione delle patologie respiratorie. Quello che probabilmente ancora rappresenta un importante unmet need è arrivare a un livello che vada oltre il controllo ottimale di malattia”. Lo ha detto Matteo Bonini, professore ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio, Sapienza università di Roma, ieri a Roma in occasione dell’evento Investigator’s Meeting, su varie aree della ricerca clinica che AstraZeneca conduce in Italia, che ha visto il coinvolgimento di oltre 160 clinici.  

“L’oncologia, la reumatologia e altri settori – ha spiegato Bonini – ci hanno insegnato come si possa ambire alla cura della patologia, ‘on treatment’ o ‘off treatment’, e avere questo tipo di ambizione, alla luce della possibilità di diagnosi endo-tipiche e di strategie di terapia telorizzate e individualizzate sul singolo paziente, credo sia un obbligo per tutti i professionisti del Sistema sanitario. Oltre all’ambizione della cura, al momento noi siamo abituati a trattare le patologie in base allo stato con cui si presentano, con una valutazione che è prevalentemente di tipo trasversale, andando a vedere il rischio retroattivamente di riacutizzazioni e la sintomatologia attuale riferita al paziente. Avere invece un approccio che miri al rischio futuro, e che miri a identificare le traiettorie di patologia per quanto prima fare un’azione precoce predicendone la prognosi, sicuramente può rappresentare un ulteriore passo avanti”.  

“Almeno a livello italiano – ha evidenziato l’esperto – c’è la necessità di avere un livello di formazione decisamente più elevato per tutti gli interpreti della ricerca clinica, medici, infermieri e tutte le altre figure che partecipano attivamente alla conduzione di un trial randomizzato controllato. Avere un’appropriata formazione del personale va di pari passo con avere anche un’appropriata formazione delle strutture e dare la possibilità di prevedere in anticipo quelle che possono essere le necessità della conduzione dello studio, prevedendo quelle che saranno le necessità di arruolamento e anticipando così qualsiasi possibile imprevisto”.  

E su come la ricerca e la partnership tra pubblico e privato possano accelerare l’accesso a terapie innovative in un campo come quello delle patologie respiratorie in cui c’è bisogno di una medicina sempre più personalizzata, Bonini non ha dubbi: “Penso che, anche alla luce delle esperienze precedentemente fatte in Inghilterra e negli Stati Uniti, la partnership tra pubblico e privato, in particolar modo fra accademia e industria, sia fondamentale. Da un confronto di interpreti che provengono da mondi diversi e ragionano in diverso modo, credo ne esca sempre un risultato migliorato e migliorativo. Lo scambio di idee, il confronto, la messa in discussione sono fondamentali – ha concluso – Esiste un know-how attualmente dell’industria che non è disponibile nell’accademia, e viceversa. Quindi questo tipo di collaborazione stretta e finalizzata al raggiungimento di un obiettivo comune sicuramente può portare a dei risultati ancora più di soddisfazione rispetto a quello che stiamo facendo al momento attuale”. 

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Redazione

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