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(Adnkronos) – Il caso è stato riportato dalle cronache pochi giorni fa: un intervento di chirurgia senologica per patologia oncologica programmato lo scorso 22 settembre all’ospedale di Torrette di Ancona, rinviato per l’adesione allo sciopero generale per Gaza del personale medico-infermieristico dell’azienda, fra cui gli anestesisti. Ora la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) interviene con forza e chiede di non strumentalizzare la vicenda. “Comprendiamo profondamente lo sconforto della paziente e sappiamo quanto un rinvio possa essere destabilizzante in un percorso oncologico”, dichiara la presidente Elena Bignami. “Al tempo stesso non è accettabile trasformare l’anestesista in un capro espiatorio: lo sciopero è un diritto costituzionale e chi vi aderisce lo comunica a inizio turno, come previsto dalle regole. La vicenda deve semmai far riflettere la politica sul ruolo cruciale degli anestesisti-rianimatori: senza di loro non si opera”. 

Elisabetta Cerutti, direttore della Struttura complessa Anestesia e rianimazione dei trapianti e chirurgia maggiore dell’azienda ospedaliero Universitaria delle Marche ha espresso “vicinanza alla paziente e ne comprendo appieno lo sconforto”. Ma “proprio per questo, la signora è stata tutelata, dandole la possibilità di effettuare l’intervento in tempi brevissimi, senza alcun impatto sulla prognosi”. Cerutti sottolinea che la riorganizzazione delle attività operatorie in caso di sciopero coinvolge non soltanto i medici anestesisti, ma anche altre figure professionali e le direzioni sanitarie. “Come già sottolineato dal direttore sanitario della nostra azienda – spiega – in alcuni casi non è possibile garantire una risposta immediata in quanto viene data priorità agli interventi urgenti. Gli interventi di chirurgia elettiva non effettuati vengono comunque recuperati nell’arco di pochi giorni”. 

La riflessione riguarda anche il senso profondo dell’adesione a una giornata di protesta. “L’adesione a uno sciopero non è una scelta che viene effettuata in modo irresponsabile – precisa Cerutti – poiché si è consapevoli dei disservizi che questo provoca, in tutti gli ambiti e in particolare in quello medico. In questo caso, i medici e gli infermieri che hanno aderito, ai quali è stato decurtato lo stipendio per la giornata non lavorata, non lo hanno fatto per un interesse personale o di categoria, per rivendicare un diritto o un aumento salariale, ma con uno scopo umanitario molto più alto. Lo hanno fatto a difesa di un popolo che viene massacrato, dei medici uccisi e imprigionati, del personale sanitario e delle loro famiglie annientate, contro la sistematica distruzione degli ospedali e la morte per fame e per assenza di cure sanitarie di migliaia di persone”. 

Cerutti ricorda inoltre che “lo sciopero è sempre la conseguenza di una mancata risposta da parte delle istituzioni, è l’ultima forma di protesta a cui si ricorre quando non si viene ascoltati. E sulla catastrofica situazione della Striscia di Gaza gran parte del nostro Paese finora non è stato ascoltato”. 

Per la presidente Bignami “proprio perché conosciamo la fragilità e il peso emotivo di un percorso oncologico, non riteniamo utile strumentalizzare la disperazione di una paziente per delegittimare chi ha esercitato un diritto costituzionale. Proprio perché non si può scherzare con la salute delle persone, pensiamo che l’impegno delle istituzioni dovrebbe concentrarsi sulla tutela del lavoro e del benessere fisico e mentale degli anestesisti-rianimatori, e sul rendere nuovamente attrattiva una professione che percentualmente sempre meno giovani medici scelgono come specializzazione. Perché senza anestesisti non si opera”. 

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Redazione

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