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Il romanzo Di fuga in fuga di Claudio Calabrese, edito da Edizioni Praxis Verlag, affronta con coraggio e sensibilità uno dei temi più complessi e spesso trascurati del dibattito pubblico contemporaneo: il diritto alla cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione. Attraverso una narrazione che coniuga denuncia sociale e introspezione narrativa, l’autore porta il lettore a riflettere sulle conseguenze profonde che la mancanza di riconoscimento giuridico può avere sull’identità personale e collettiva.
Il protagonista, Rayan, arriva in Italia dal Marocco all’età di quattro anni insieme alla madre. Cresciuto e formato nel nostro Paese, frequenta le scuole italiane, adotta abitudini e stile di vita locali e costruisce legami affettivi solidi, tanto da sentirsi parte integrante della comunità. Tuttavia, il mancato ottenimento della cittadinanza lo pone in una condizione di sospensione, come se fosse estraneo alla terra che considera casa. All’interno del suo nucleo familiare – composto dalla madre, dal compagno italiano di lei e dalla sorellina Anastasia – egli rimane l’unico a non avere uno status giuridico riconosciuto, circostanza che alimenta in lui un senso di esclusione e precarietà.
Calabrese segue il percorso esistenziale di Rayan dall’infanzia all’età adulta, mostrando come il conflitto interiore generato dalla mancanza di appartenenza legale si traduca in difficoltà relazionali, diffidenza verso gli altri e talvolta atteggiamenti intolleranti. Il romanzo non si limita a raccontare la vicenda personale del protagonista, ma intende offrire una chiave di lettura universale, spingendo il lettore a interrogarsi su ciò che significa “essere italiani” e su come le barriere burocratiche possano ostacolare un’integrazione reale e sentita.
La forza dell’opera sta nella capacità di avvicinare il lettore a una condizione che molti cittadini italiani non conoscono direttamente: quella di chi vive da sempre in un Paese, lo ama, lo sente proprio, ma non viene riconosciuto come parte di esso. Calabrese invita a un esercizio di empatia e immaginazione, facendo emergere la contraddizione tra una vita quotidiana pienamente radicata in Italia e un’identità giuridica costantemente negata.
Il percorso di Rayan culmina nella presa di coscienza della necessità di un impegno attivo: la sua storia individuale si intreccia con quella collettiva di tanti giovani nella sua stessa condizione. La decisione di combattere per il diritto alla cittadinanza diventa così un atto politico e morale, una scelta che trasforma la rabbia e la frustrazione in energia per un cambiamento possibile.
Di fuga in fuga si rivela dunque un romanzo di denuncia che utilizza la forma narrativa per dare voce a un problema sociale concreto, offrendo al tempo stesso una riflessione universale sulla ricerca di identità, appartenenza e riconoscimento.






